Giovedì
16 luglio 2026
Anno VI
QUOTIDIANO INTERNAZIONALE INDIPENDENTE
Giovedì, 16 luglio 2026 · Anno VI
Assisi. «La fedeltà che libera e le lacrime che salvano»: Mons. Boccardo richiama la Chiesa italiana a riconoscere la visita di Dio
Chiesa cattolica20 novembre 2025

Assisi. «La fedeltà che libera e le lacrime che salvano»: Mons. Boccardo richiama la Chiesa italiana a riconoscere la visita di Dio

Dall’81ª Assemblea Generale della CEI, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia indica «la fedeltà dei Maccabei e le lacrime di Gesù» come chiave per leggere il presente ecclesiale: «Dio non salva punendo ma visitando, chinandosi, piangendo».

Assisi - Giovedì 20 novembre, Mons. Renato Boccardo, Presidente della Conferenza Episcopale Umbra e Arcivescovo di Spoleto-Norcia, ha presieduto la Santa Messa conclusiva dell’81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ad Assisi dal 17 al 20 novembre. Con lui hanno concelebrato S.E.R. il Signor Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve e S.E.R. Mons. Erio Castellucci, Vicepresidente per l'Italia settentrionale della Conferenza Episcopale Italiana, Arcivescovo metropolita-abate di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi. La celebrazione ha chiuso quattro giorni di lavori segnati dal confronto sul presente della Chiesa italiana e sulle prospettive future richieste dal Cammino sinodale.

L’omelia: fedeltà, lacrime e visita di Dio

Nell’omelia, l’arcivescovo Boccardo ha messo al centro due immagini che la liturgia di oggi presenta come contrapposte e al tempo stesso complementari: «la fedeltà dei Maccabei e le lacrime di Gesù». Due scene, ha spiegato, nelle quali «si rivela il volto di Dio che parla e opera nella storia».

Richiamando l’episodio di Mattatia, Boccardo ha citato le sue parole di resistenza davanti alle pressioni del potere: «Io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell'alleanza dei nostri padri». In quella scelta, ha detto, «si concentra la dignità del credente: non un gesto di chiusura, ma di libertà». La fedeltà, infatti, «non è mai rigidità; è adesione amorosa ad un legame che salva», capace di resistere alle seduzioni del potere e alle “amicizie comode” che snaturano l’alleanza con Dio.

Il testo evangelico presentava invece l’immagine di Gesù che, giunto davanti a Gerusalemme, piange. Un pianto che non denuncia, ma si china: «Dio non salva punendo ma visitando, chinandosi, piangendo», ha ricordato Mons. Boccardo. Le lacrime del Signore sono il segno di un amore che non si arrende davanti al rifiuto dell’uomo: «Il potere delle lacrime di Cristo consiste proprio nella sua capacità di saper asciugare le lacrime altrui».

Da qui l’amara constatazione del Vangelo: «Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». La visita promessa era giunta, ma non accolta: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». Per Boccardo, Gerusalemme diventa così il simbolo di ogni comunità cristiana che rischia di non custodire la visita di Dio, distratta da tensioni, ferite e divisioni.

L’arcivescovo ha ricordato che questa visita ha preso anche la forma dell’incontro con Papa Leone XIV, che ha rivolto ai vescovi un ampio discorso delineando le linee pastorali e sinodali dei prossimi anni: «Con la sua parola Egli ci conferma nella fede, ci invita a scrutare la storia con sguardo spirituale e ci chiede di rinnovare la nostra sequela del Maestro». Al termine dell’omelia, Boccardo ha indicato tre grazie da implorare: «una salda e intelligente fedeltà all'alleanza»; «la capacità di riconoscere la visita del Signore nelle nostre Chiese e nella nostra storia personale»; «la partecipazione alle lacrime di Cristo per le nostre Gerusalemme: le ferite della Chiesa, il mondo in subbuglio, le famiglie provate, i giovani confusi, i migranti respinti». Non come lamento, ha precisato, ma come intercessione che diventa dono.

Le parole di Papa Leone XIV ai vescovi italiani

Prima della Santa Messa, l’assemblea ha ascoltato il discorso rivolto a loro da Papa Leone XIV. Il Pontefice ha aperto con un ringraziamento ai vescovi e con un richiamo alla centralità del Vangelo nella vita ecclesiale: «Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati». In un tempo segnato da frammentarietà, ha detto, è necessario «porre Gesù Cristo al centro» e aiutare il popolo di Dio a vivere una relazione personale con Lui, «per scoprire la gioia del Vangelo». Il Papa ha descritto un panorama culturale ferito: ostilità nel dibattito pubblico, solitudini crescenti, fragilità sociali, onnipotenza tecnologica che restringe la libertà. Di fronte a queste sfide, i cristiani sono chiamati a essere «artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche», diventando profezia di pace.

Sinodalità e riforma pastorale

Le parole più attese riguardavano le prospettive per il Cammino sinodale italiano. Leone XIV ha chiesto di consolidare «un volto di Chiesa collegiale», capace di affrontare i cambiamenti demografici e culturali senza nostalgie. In particolare, ha raccomandato di non frenare il processo relativo agli accorpamenti delle diocesi, invitando a discernere realisticamente sulla sorte delle più piccole e meno strutturate. Il Papa ha poi sottolineato la necessità di un maggiore coinvolgimento del popolo di Dio nella consultazione per la nomina dei nuovi vescovi, e ha richiamato la responsabilità degli Ordinari nell’accompagnare il proprio ministero fino alla conclusione, ricordando che «è bene che si rispetti la norma dei 75 anni».

Le sfide dell’umano e del digitale

Leone XIV ha invitato a non perdere la memoria del cammino ecclesiale post-conciliare e ha rilanciato il compito della Chiesa di promuovere un umanesimo integrale, attento alla dignità della vita e alle ferite sociali. Un passaggio rilevante ha riguardato l’universo digitale: la pastorale, ha detto, «non può limitarsi a “usare” i media», ma deve educare a “abitare” la rete come spazio libero, veritativo e fraterno.

Cura dei vulnerabili e prevenzione degli abusi

Il Pontefice ha ribadito che la Chiesa deve essere vicina «alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine» e che la cura dei poveri, già ampiamente praticata, resta una priorità. Ha insistito anche sulla «cultura della prevenzione» contro ogni forma di abuso, indicando nell’ascolto delle vittime il tratto autentico di una comunità che si converte. L’intero discorso si è concluso richiamando la fraternità francescana come modello di sinodalità viva, capace di fiducia reciproca e rinnovamento continuo.

M.P.
Silere non possum

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Se questo articolo è online, è anche grazie al tuo sostegno.

Silere non possum sceglie di rendere accessibili gratuitamente gran parte delle proprie inchieste e dei propri contenuti, perché il giornalismo indipendente deve poter raggiungere tutti.

Sostenere il nostro lavoro significa permetterci di continuare a verificare, raccontare e pubblicare ciò che altri preferirebbero restasse nascosto.

SOSTIENICIABBONATI
Articoli correlati
La Chiesa italiana davanti alla riforma fiscale: vantaggi, vincoli e rischi
Chiesa cattolica
La Chiesa italiana davanti alla riforma fiscale: vantaggi, vincoli e rischi
Privacy. Come la Chiesa Cattolica protegge i dati dei fedeli?
Chiesa cattolica
Privacy. Come la Chiesa Cattolica protegge i dati dei fedeli?
Chioggia, il Collegio dei Consultori elegge monsignor Simone Zocca amministratore diocesano
Chiesa cattolica
Chioggia, il Collegio dei Consultori elegge monsignor Simone Zocca amministratore diocesano