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Milano. Mons. Delpini mette in guardia dalla banalità che «è fatta di desideri piccoli, capricci infantili»
Chiesa cattolica24 dicembre 2025

Milano. Mons. Delpini mette in guardia dalla banalità che «è fatta di desideri piccoli, capricci infantili»

Nel duomo di Milano la grande stella sopra l’altare, i canti della Cappella Musicale e l’«Esposizione» di Sant’Ambrogio accompagnano l’invito dell’Arcivescovo a “fare Natale” nella vita concreta.

Milano – Nella Notte santa tra il 24 e il 25 dicembre 2025, S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini, Arcivescovo di Milano, ha presieduto nel Duomo la Santa Messa della Notte della Solennità della Natività del Signore, culmine liturgico di una Veglia che, seguendo le peculiarità del rito ambrosiano, ha preparato l’assemblea ad accogliere il mistero dell’Incarnazione.

Il Duomo si è presentato come un grande “racconto” visivo e sonoro della fede cristiana: l’accensione della grande stella sospesa sopra l’altare maggiore, i canti solenni natalizi affidati alla Cappella Musicale del Duomo, e l’accompagnamento - in alcuni passaggi - di un ensemble di otto ottoni dell’Orchestra da camera “Canova” di Milano. Elementi che non fungono da semplice cornice: introducono alla centralità della Parola e orientano la partecipazione del popolo verso ciò che la Chiesa celebra nella notte di Natale, il Dio che entra nella storia e assume la carne dell’uomo.

All’interno della Veglia che precede la Messa, secondo la tradizione ambrosiana, è stata proclamata anche la splenida «Esposizione del Vangelo secondo Luca» di Sant’Ambrogio, un passaggio tipico che connette l’oggi della comunità milanese alle sue radici, lasciando che la voce del suo grande Padre illumini la narrazione evangelica della nascita di Gesù.


Nell’omelia, l’Arcivescovo Delpini ha proposto una chiave di lettura profonda del Natale: la necessità di “contemplare la gloria” del Verbo fatto carne dentro un tempo che rischia di essere avvolto dalla banalità, descritta come una nebbia capace di scolorire desideri, parole e relazioni. Da qui un itinerario spirituale costruito per tappe concrete: il silenzio che rende possibile ascoltare una Parola che si fa carne; la preghiera che dà voce ai desideri grandi; la gratitudine come accesso al mistero della grazia; la contemplazione come sguardo che si rialza verso la “luce vera”; la mitezza che spezza l’istinto della reazione e apre alla logica del perdono.

Il punto di arrivo, nelle parole dell’Arcivescovo, assume la forma di un’indicazione pastorale: “fare Natale” come pratica ecclesiale e quotidiana, nella carità, nella gioia, nella fiducia e nella riscoperta della vita come vocazione, “proprio qui, proprio oggi”. È la prospettiva con cui la liturgia della notte si sottrae al rischio di restare rito ripetuto e stantio, e diventa invece criterio per attraversare il presente senza lasciarsi addormentare dall’abitudine.

La celebrazione di questa sera, in questa splendida cornice del Duomo di Milano, con la forza simbolica dei segni e la densità della predicazione dell’Arcivescovo, ha così riproposto il cuore del Natale cristiano: la luce che entra nella storia e chiede di essere accolta, fino a trasformare lo sguardo con cui l’uomo interpreta se stesso e il mondo.

d.S.M.
Silere non possum


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