Città del Vaticano - Sua Santità Leone XIV ha nominato Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale la reverenda suor Alessandra Smerilli, F.M.A., finora Segretario del medesimo Dicastero. La religiosa salesiana assumerà l'incarico il 1° settembre 2026. Lo stesso giorno entreranno in carica gli altri due nomi che completano la riorganizzazione del vertice. Il Santo Padre ha nominato Pro-Prefetto, con incarico speciale per il Centro di Alta Formazione Laudato si', il cardinale Fabio Baggio, C.S., finora Sotto-Segretario dello stesso Dicastero. E ha nominato Segretario il reverendo monsignor Jozef Barlaš, il sacerdote slovacco amico di Smerilli che lei aveva fatto nominare Sotto-Segretario ed ora ha fatto promuovere come suo Segretario.
Leggere questa nomina alla luce di quanto abbiamo scritto ieri aiuta a comprendere come alcuni equilibri della Curia Romana restino intatti e, soprattutto, come vi sia chi non intende affatto metterli in discussione. Leone XIV, del resto, non può conoscere dall’interno il funzionamento di ogni Dicastero e di ciascuna realtà curiale. Così non entra nessuno dall’esterno, non si compie alcuna verifica e non si registra alcuna reale discontinuità: tutti salgono di un gradino sulla medesima scala.
Smerilli passa da Segretario a Prefetto. Baggio, da Sotto-Segretario, diventa Pro-Prefetto: come Artime, terrà la candela alla suora, avendo però già messo al sicuro il proprio ambito di interesse, il Borgo Laudato si’. Barlaš, uomo della Smerilli, passa invece da Sotto-Segretario a Segretario. Cambiano i titoli, si redistribuiscono le poltrone, ma il meccanismo resta esattamente lo stesso. La macchina si riproduce da sola, promuovendo se stessa, esattamente come avevamo raccontato. Di quel rendiconto serio su spese, personale, consulenze e risultati prodotti dal 2017 a oggi, naturalmente, nemmeno l'ombra.
Vale la pena soffermarsi su un punto che ieri ponevamo come questione di principio e che oggi trova una risposta assai eloquente. Ci domandavamo come fosse possibile collocare al vertice di un dicastero della Curia romana persone prive di potestà di giurisdizione, dal momento che il Codice è chiaro e che la capacità di governo nella Chiesa resta legata al sacramento dell'Ordine. Nessuna risposta è giunta in merito a questa questione che è dirimente.
Affiancare, poi, alla “Prefetta” un cardinale sembra essere la confessione che il problema canonico esiste e che lo si aggira invece di affrontarlo. Sarebbe il momento, lo ripetiamo, di celebrare un concistoro nel quale qualcuno spieghi una volta per tutte se la potestà di governo derivi dall'Ordine oppure no, anziché moltiplicare soluzioni di compromesso che ogni volta confermano la regola proprio nel tentativo di eluderla.
d.R.T.
Silere non possum