L'Aia - Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’incarico di Nunzio Apostolico nei Paesi Bassi presentata da S.E. Mons. Jean-Marie Speich, Arcivescovo titolare di Sulci, avvalendosi della possibilità offerta dall’art. 20, § 2, del Regolamento per le Rappresentanze Pontificie. La norma prevede, per i Nunzi, la facoltà di presentare le dimissioni al compimento dei 70 anni (e non dei 75), in linea con il pensionamento dei diplomatici. La decisione appare però improvvisa: Speich ha compiuto 70 anni nel giugno 2025, a pochi mesi dalla nomina ricevuta da Papa Francesco. Se avesse davvero pianificato di lasciare al raggiungimento dei 70, avrebbe potuto chiedere di restare in Slovenia fino a giugno 2025 e congedarsi allora. Non è accaduto: a nemmeno un anno dalla nomina a Nunzio nei Paesi Bassi, il nunzio Speich ha rassegnato le dimissioni. Era stato nominato il 12 aprile 2025: papa Francesco lo aveva designato nunzio apostolico nei Paesi Bassi.

Negli anni scorsi Speich era entrato nel turbinio dello scandalo Rupnik perché, quando Silere non possum portò alla luce le vicende del gesuita sloveno, fu Speich a doversi occupare di Rupnik quando chiese di essere accolto nella diocesi di Capodistria.

Il 13 giugno 2023, ben un mese prima di essere dimesso dalla Compagnia di Gesù, Rupnik inviò una lettera a S.E.R. Mons. Jurij Bizjak, al tempo vescovo di Capodistria, con il quale aveva ripreso i contatti da qualche tempo. Nella lettera Rupnik chiedeva di essere accolto ad experimentum nella sua diocesi di origine. Bizjak si confrontò con il nunzio Jean-Marie Speich. Speich disse al vescovo Bizjak: «È un’ottima soluzione l’incardinazione a Capodistria. Nessun problema perché tanto non ci sono condanne». Eppure, vi era la condanna per aver assolto la complice nel peccato contro il sesto comandamento, con tanto di scomunica, poi revocata da Bergoglio in persona; e stava imperversando anche lo scandalo di dimensioni mondiali per le accuse delle consacrate, che non potevano essere verificate in tribunale perché Francesco non voleva fare il processo. Jean-Marie Speich, peraltro, è stato il primo vescovo ordinato da papa Francesco.

È noto, però, che Speich fosse molto vicino a Marko Ivan Rupnik, il quale fece diventare vescovi diversi suoi “fedelissimi”, come l’attuale presidente della Conferenza Episcopale Slovena.

La sua storia

Jean-Marie Speich è nato a Strasburgo il 15 giugno 1955 da Xavier Speich e Marie Thérèse Goetz, ed è vissuto a Willgottheim. Il 9 ottobre 1982 è stato ordinato presbitero per l’arcidiocesi di Strasburgo.

Dal 1982 al 1984 ha prestato servizio come viceparroco presso la parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli nell’arcidiocesi di Strasburgo. Nel 1984 è entrato nella Pontificia accademia ecclesiastica. Ha conseguito il dottorato in diritto canonico e la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Il 1º luglio 1986 è entrato nel corpo diplomatico della Santa Sede e ha prestato servizio presso le rappresentanze pontificie ad Haiti, in Nigeria, in Bolivia, in Canada, in Germania, nel Regno Unito, in Egitto, in Spagna e a Cuba. Il 27 marzo 2008 è stato nominato capo della Sezione per gli Stati francofoni della Segreteria di Stato della Santa Sede.

Il 17 agosto 2013 papa Francesco lo ha nominato arcivescovo titolare di Sulci e nunzio apostolico in Ghana. Il 24 ottobre successivo ha ricevuto l’ordinazione episcopale da papa Francesco, co-consacranti Jean-Pierre Grallet, arcivescovo di Strasburgo, e Antonio Mattiazzo, arcivescovo-vescovo di Padova. Il 19 marzo 2019 papa Francesco lo ha nominato nunzio apostolico in Slovenia e delegato apostolico in Kosovo. Dopo tutto lo scandalo Rupnik, poche settimane prima di morire, il 12 aprile 2025, papa Francesco lo ha nominato nunzio apostolico nei Paesi Bassi. Il 21 febbraio 2026 ha presentato le dimissioni, a nemmeno un anno da quella nomina.

H.B.
Silere non possum