Nel film che ha superato i due miliardi di dollari d'incasso in appena tre settimane, il protagonista cammina per New York e nessuno lo riconosce. Un incantesimo lanciato dal Dottor Strange alla fine di No Way Home ha cancellato dalla memoria collettiva il legame tra Peter Parker e Spider-Man: non solo l'identità segreta, il ragazzo stesso, dimenticato dagli amici e dalla fidanzata. È la premessa di Spider-Man: Brand New Day, uscito il 29 luglio ed entrato in un club a cui appartengono appena altri sette film nella storia del box office globale.
Negli ultimi sei anni quattordici film hanno portato la sigla Marvel Studios nei cinema di tutto il mondo. Soltanto due, prima di questo, avevano superato il miliardo di dollari. La critica Jennifer Ouellette ha collegato buona parte del raffreddamento del franchise a trame che pretendono ormai la conoscenza di una dozzina di serie precedenti: lo spettatore occasionale, quello che va al cinema una manciata di volte l'anno, si sente escluso dal linguaggio interno della saga. Brand New Day resta dentro quell'architettura, con le comparsate di Hulk e Vedova Nera, ma la sposta sullo sfondo: la storia si segue senza avere visto nient'altro.
Nel novembre 2023 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha aperto una commissione dedicata alla solitudine, definendola una minaccia sanitaria di portata globale. Il rapporto conclusivo, pubblicato nel giugno 2025, calcola che circa una persona su sei nel mondo abbia sperimentato solitudine cronica nel decennio precedente: il dato sale a poco più di un quinto tra gli adolescenti, a circa uno su sei tra i giovani adulti fra i diciotto e i ventinove anni. Sono, grosso modo, gli stessi spettatori che nel 2017 videro Tom Holland debuttare nei panni di Spider-Man in Homecoming, ventenni quanto lui. Oggi si avvicinano ai trent'anni, l'età in cui, secondo le stesse ricerche, il tessuto di amicizie costruito a scuola comincia a sfilacciarsi.

Il film rende quella cancellazione fisica: Peter Parker cammina per la città, visibile a tutti, e nessuno lo saluta. I critici Matt Goldberg e David Chen hanno collegato questa scelta narrativa a un disagio che riconoscono nel pubblico contemporaneo, quello di restare connessi attraverso gli schermi e isolati nella vita reale: un paradosso che la pandemia ha reso più acuto proprio nell'età in cui si costruiscono le amicizie destinate a durare.
Il critico Jesse Hassenger, sul Guardian, ha osservato che la componente romantica non è mai stata un accessorio nella saga, nemmeno attraverso i riavvii e i cambi di interprete degli ultimi vent'anni: che l'innamorata si chiami Mary Jane o Gwen Stacy, quel rapporto resta centrale quanto gli scontri con i cattivi. È una delle ragioni per cui il pubblico femminile segue questi film con un'attenzione che raramente riserva al resto del franchise.
Il pubblico che ha seguito Peter Parker e MJ innamorarsi sullo schermo ha visto Tom Holland e Zendaya diventare una coppia nella vita reale. Si sono conosciuti sul set di Homecoming nel 2016, hanno reso pubblica la relazione nel 2021, si sono fidanzati nel gennaio 2025; lo scorso giugno Holland ha confermato alla rivista Esquire di essersi sposato in segreto. Chi ha visto il primo film in sala a vent'anni oggi si avvicina ai trenta insieme a loro, non solo ai loro personaggi: una sincronia che nessuna sceneggiatura può programmare a tavolino, difficile da replicare con il prossimo attore chiamato a indossare la tuta.
La formula del supereroe con problemi ordinari risale al 1962: è l'idea con cui Stan Lee e Steve Ditko lanciarono il personaggio, contro il modello allora dominante dell'eroe infallibile e senza vita privata. Sessantaquattro anni dopo, in un mercato dominato da minacce cosmiche e multiversi, il quarto film di Tom Holland torna a quella formula: un ragazzo che fatica a pagare l'affitto, litiga con la zia May, viene dimenticato dagli amici. Il pubblico, a giudicare dai numeri, l'aveva solo dimenticata anche lui.



