Città del Vaticano - Questa mattina, nell'Auletta dell'Aula Paolo VI, Leone XIV ha ricevuto la Delegazione della Association of Catholic Colleges and Universities (USA), riunita a Roma in occasione del Seminario 2026.

Cos'è l'Associazione dei College e delle Università Cattoliche

La Association of Catholic Colleges and Universities - l'ACCU, secondo la sigla con cui è conosciuta oltre Atlantico - è la voce collettiva dell'istruzione superiore cattolica degli Stati Uniti. Fu fondata nel 1899, quando cinquantatré delegati di altrettanti college cattolici si riunirono a Chicago per dare alle istituzioni accademiche della Chiesa, in terra americana, una forma organizzata e un'interlocuzione comune; l'iniziativa era partita l'anno precedente da una lettera di Thomas Conaty, allora rettore della Catholic University of America. Da quel primo nucleo l'associazione è cresciuta sino a raccogliere oggi più di duecento istituzioni e a rappresentare oltre il novanta per cento dei college e delle università cattoliche accreditate negli Stati Uniti, cui si aggiunge una ventina di atenei internazionali.

Ha sede a Washington, aderisce alla Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (FIUC) e mantiene rapporti stabili con la Conferenza Episcopale statunitense e con il Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede. Il diritto di voto, all'interno dell'associazione, spetta al presidente o al rettore di ciascun ateneo membro: ed è per questo che la delegazione ricevuta in Udienza era composta - come il Papa stesso ha riconosciuto rivolgendosi loro - dai responsabili al vertice di queste istituzioni. Non un'assemblea di docenti, dunque, ma il governo stesso dell'università cattolica americana, convenuto a Roma per il Seminario annuale.

Le parole di Leone XIV

Il discorso ha preso le mosse da Magnifica humanitas, la prima Lettera enciclica di Leone XIV, firmata il 15 maggio nel centotrentacinquesimo anniversario della Rerum novarum e pubblicata il 25 maggio scorso, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. È a quel testo che il Pontefice ha attinto per indicare la prima delle sfide poste oggi al mondo dell'educazione: la crescente frammentazione del sapere. Vi è oggi abbondanza di specialisti, ha osservato, ma molti di costoro «faticano a trovare una direzione nella propria vita», incapaci di collegare le informazioni a una conoscenza più profonda e di custodire un senso dello scopo. Manca, in altri termini, quella visione unitaria della realtà che sappia tenere insieme non soltanto i diversi campi del sapere, ma i molteplici aspetti dell'esistenza e i desideri più profondi del cuore.

Qui Leone XIV ha collocato il compito proprio dell'educazione cattolica. I giovani, ha ricordato, giungono nelle università spesso mossi dalle prospettive di lavoro; spetta a chi li accoglie il «nobile compito» di orientare quel desiderio di conoscenza affinché imparino «a cercare e ad amare la verità, a riflettere sul senso della vita e a riconoscere la dignità di ogni persona». Compito tutt'altro che agevole, poiché la ricerca della verità domanda apprendimento, accompagnamento e grande impegno. E il Papa ha spiegato che se l'educazione cattolica non infonde una vera passione per la verità - e non per la sola verità intellettuale, ma per la Verità che è Cristo stesso - sarà vano attendersi che qualcuno compia lo sforzo necessario per riconoscerla e conformarvi la propria vita. Le istituzioni cattoliche sono perciò chiamate a essere, secondo le parole della Lettera apostolica Tracciare nuove mappe di speranza, un «ambiente vivo in cui la visione cristiana permea ogni disciplina e ogni interazione».

Dal piano spirituale il Pontefice è passato a quello pedagogico, e di nuovo è ritornato il tema dell'enciclica. I progressi tecnologici, e segnatamente la diffusione dell'intelligenza artificiale, rendono oggi sempre più difficile valutare il lavoro degli studenti e domandano agli educatori di adattare con creatività i propri metodi, anche a costo di una fatica maggiore. Di qui l'invito a investire generosamente nella formazione delle nuove generazioni e a fare in modo che i giovani imparino a confrontarsi positivamente con le nuove tecnologie senza per questo rinunciare a sviluppare le capacità ricevute da Dio: ragionare, pensare criticamente, affidare la conoscenza alla memoria, per prepararsi così a plasmare responsabilmente il mondo che verrà.

Nel congedare la delegazione, Leone XIV ha augurato che gli studenti possano sempre trovare nelle loro istituzioni la «sana dottrina» affidata alla Chiesa, fondamento vero e duraturo non soltanto per la loro vita personale ma per il futuro stesso della Nazione.

p.F.V.
Silere non possum

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