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Città del Vaticano - Questa mattina, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II, soffermandosi sulla costituzione dogmatica Lumen gentium e, in particolare, sul ruolo dei laici nella Chiesa. Il tema scelto per la meditazione è stato: Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio, con riferimento alla Lettera agli Efesini: «Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo».

Il Papa ha voluto anzitutto chiarire il punto di partenza della riflessione conciliare: i laici non possono essere definiti soltanto in modo negativo, come coloro che non appartengono né al clero né alla vita consacrata. Proprio qui, ha spiegato, si coglie una delle acquisizioni più importanti della Lumen gentium: il Concilio sceglie di parlare dei laici “in positivo”, mettendone in luce natura, dignità e missione. Per Leone XIV, questa prospettiva corregge una lunga abitudine ecclesiale che aveva finito per restringere il profilo del fedele laico a una condizione residuale. Leone XIV ha ricordato che la Chiesa non si comprende a partire da categorie di potere, ma dalla comune appartenenza a Cristo ricevuta nel Battesimo.

Per questo il Papa ha citato uno dei passaggi più significativi della Lumen gentium: «Non c’è quindi che un popolo di Dio scelto da lui: “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”; comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni». Da qui discende una conseguenza ben precisa: «Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il Concilio afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati». La meditazione di Leone XIV si è sviluppata quindi attorno a un binomio centrale: dignità e missione. Se il Battesimo conferisce a tutti i fedeli una medesima dignità, esso comporta anche una responsabilità. Il Papa ha insistito su questo punto: il dono ricevuto non introduce a una passività ecclesiale, ma a una partecipazione piena alla vita e alla missione della Chiesa. Non a caso ha ripreso la definizione conciliare dei laici, descritti come quei fedeli che, «incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio», sono resi partecipi «della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo» ed esercitano, «nella Chiesa e nel mondo», la missione di tutto il popolo cristiano.

In questa prospettiva, il Santo Padre ha precisato che il popolo santo di Dio non è «mai una massa informe», ma il corpo di Cristo, una comunità organicamente strutturata. Ha evocato anche l’immagine agostiniana del Christus totus, evidenziando come la vita ecclesiale si regga sulla relazione feconda fra sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale. La distinzione rimane, ma viene collocata nel suo giusto ordine: non come separazione di dignità, bensì come articolazione di servizi dentro l’unico popolo di Dio. Leone XIV ha messo in luce un altro punto decisivo della Lumen gentium: i laici partecipano realmente al sacerdozio di Cristo. Citando il testo conciliare, ha ricordato che «Gesù Cristo, sommo ed eterno sacerdote, vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo servizio; perciò li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a intraprendere ogni opera buona e perfetta». È una formulazione che restituisce ai fedeli laici un compito pienamente ecclesiale: essi sono soggetti vivi dell’azione di Cristo nella storia.

Il Papa ha poi richiamato san Giovanni Paolo II e l’esortazione apostolica Christifideles laici, nella quale il Pontefice polacco riconosceva che il Concilio aveva dedicato «pagine quanto mai splendide» alla natura, alla dignità, alla spiritualità, alla missione e alla responsabilità dei laici, chiamando tutti a «lavorare nella sua vigna». Leone XIV ha usato questo testo per mostrare la continuità del magistero ecclesiale su questo tema: la questione dei laici non appartiene a una stagione chiusa, ma resta uno snodo essenziale per comprendere la presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo. Proprio il rapporto con il mondo è stato un altro dei passaggi di questa catechesi. Leone XIV ha ricordato che «il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo». La testimonianza cristiana, ha spiegato, si gioca negli ambienti di lavoro, nella società civile, nelle relazioni umane, nei luoghi ordinari della vita. È lì che i fedeli, con le loro scelte concrete, mostrano «la bellezza della vita cristiana», anticipando «qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio».

In questo contesto il Pontefice ha citato ancora la Lumen gentium, osservando che il mondo ha bisogno di «essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace». E ha aggiunto che questo è possibile «soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici». Il Papa ha voluto chiarire che il laico non è pensato come un fedele di seconda fila, né come un sostituto occasionale del clero, ma come colui che, in forza del Battesimo, rende presente il Vangelo dentro le strutture della vita quotidiana. Da ultimo Leone XIV ha collegato questa visione all’immagine della Chiesa “in uscita”: una Chiesa incarnata nella storia, aperta alla missione, nella quale tutti sono chiamati a essere «discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio». La catechesi si è così chiusa con un riferimento ormai prossimo alla Pasqua: l’augurio che i fedeli possano ricevere la grazia di essere, «come Maria di Magdala, come Pietro e Giovanni, testimoni del Risorto».

Insomma, mentre c'è chi ambisce ad occupare posti che sono riservati ai sacerdoti in nome di una non meglio precisata volontà di esercitare potere, Leone XIV dice ai laici: il vostro compito è testimoniare il Vangelo nei luoghi dove siete già. 

G.B.
Silere non possum



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