Città del Vaticano - L'Udienza Generale di questa mattina, mercoledì 27 maggio 2026, si è svolta alle ore 10 in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall'Italia e da ogni parte del mondo. Una piazza affollata, illuminata dal sole di fine primavera, ha accolto il Pontefice per il consueto appuntamento settimanale.
Nel suo discorso, il Papa ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato a i documenti del Concilio Vaticano II, soffermandosi questa volta - per la seconda catechesi consecutiva su questo testo conciliare - sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, con una meditazione dal titolo “La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo”. La lettura biblica che ha introdotto l'incontro è stata tratta dalla Lettera ai Romani (15,4-6), pagina paolina sulla concordia dei credenti nel rendere gloria a Dio "con un solo animo e una sola voce".
"Conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso"
Il filo conduttore della catechesi è stato il binomio, apparentemente paradossale ma in realtà profondamente coerente, tra fedeltà e rinnovamento. Leone XIV è partito da un passaggio dell'Enciclica Mediator Dei di Pio XII, secondo cui la Chiesa è "un organismo vivente" che, anche nella sacra liturgia, "cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo".
Da qui il riferimento al Proemio della Sacrosanctum Concilium, dove i Padri conciliari riconobbero come proprio dovere "interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia". Una riforma, ha ricordato il Papa, voluta per "far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli" e per "meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti".
Il cuore del discorso è ruotato attorno alla formula scelta dalla Costituzione conciliare per descrivere la direzione del cammino: conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso (SC, 23). Leone XIV ha citato Benedetto XVI, il quale in un discorso del 6 maggio 2011 osservava come "non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso", mentre "in realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce". Il Pontefice ha poi richiamato la distinzione, fondamentale nella Sacrosanctum Concilium, tra una parte immutabile della liturgia, "perché di istituzione divina", e parti suscettibili di cambiamento, che nel tempo possono o devono variare quando vi si siano insinuati "elementi meno rispondenti all'intima natura della stessa liturgia".

Una catechesi che parla anche "oltre" le mura
È difficile non leggere queste catechesi sulla Sacrosanctum Concilium - e più in generale la scelta del Papa di dedicare un ciclo ai documenti del Concilio subito dopo aver concluso quello sul Giubileo iniziato dal predecessore - anche alla luce di ciò che sta accadendo in questi mesi per opera della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Il 13 maggio scorso, con una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández ha ribadito che le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità per il prossimo 1° luglio a Écône non hanno il corrispondente mandato pontificio e che ciò costituirà "un atto scismatico" con conseguente scomunica. Il 26 maggio - solo ieri - la Fraternità ha reso noti i nominativi dei quattro futuri vescovi, confermando di voler procedere malgrado gli appelli della Santa Sede.
In questo contesto, le parole di Leone XIV sulla riforma liturgica acquistano una risonanza particolare. Il Papa ha tenuto a sottolineare come il Concilio affermi "la legittimità di tale progresso radicato nell'autentica Tradizione": un equilibrio che non è cedimento alla moda del momento, ma neppure irrigidimento immobile. Mutamenti di questo genere - ha osservato - "sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo".
La liturgia, ha ribadito, "è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione", e il culto della Chiesa si è "incarnato" nelle forme culturali di ciascuna epoca. È un messaggio rivolto a tutta la Chiesa - e, implicitamente, anche a chi se ne è collocato ai margini - perché tradizione e riforma non siano vissute come opposte, ma come due movimenti di un medesimo fiume vivo. Il nodo lefebvriano, del resto, nasce proprio dall'opposizione storica alle riforme volute dal Concilio Vaticano II, e proprio per questo la catechesi di Leone XIV - pacata, dottrinale, profondamente conciliare - appare anche come un invito implicito a riconsiderare quella lettura.
Il Papa ha poi richiamato un punto centrale della Sacrosanctum Concilium: la revisione dei riti, quando corrisponde a "una vera e accertata utilità della Chiesa", deve compiersi "con l'avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti", ed essere sempre "preceduta da un'accurata ricerca teologica, storica e pastorale" (SC, 23). Da qui la dissuasione del Magistero conciliare nei confronti di chiunque pretenda "di propria iniziativa" di aggiungere, togliere o modificare qualcosa in materia liturgica (cfr. SC, 22). "Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare" - ha concluso Leone XIV su questo punto - "non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla". E ha esortato in particolare i sacerdoti, "che esercitano il ministero della presidenza liturgica", a custodire "il rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia", manifestando "umiltà davanti alla grandezza di Dio e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale".
L’affetto del Papa per il popolo di Dio
Dopo la catechesi, il Pontefice ha rivolto il consueto saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle persone consacrate presenti: le Religiose dell'Unione Superiore Maggiori d'Italia, le Suore di San Paolo di Chartres, le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, le Orsoline Missionarie del Sacro Cuore e i Fratelli Maristi. A ciascuno ha augurato di "ravvivare il fervore della consacrazione" e di "dare nuovo impulso alla missione". Saluti affettuosi sono andati anche ai Seminaristi del Seminario Regionale Pugliese, ai partecipanti al campionato mariano "Festa dei popoli" di Orte Scalo. Come di consueto, il Papa si è infine rivolto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, augurando che il pellegrinaggio a Roma, e in particolare alle tombe degli Apostoli, "rinvigorisca la vostra fede in Cristo".
L'appello per l'Ucraina
In conclusione, Leone XIV ha lanciato un appello accorato per la situazione in Ucraina, segnata in questi giorni da una forte intensificazione del conflitto. "Seguo con preoccupazione la guerra in Ucraina", ha detto il Papa, esprimendo la propria vicinanza "a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi, compiuti anche contro civili". Il Pontefice ha ribadito la condanna della guerra come strumento: "La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava; non costruisce sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l'odio. Dove cadono missili e droni, cadono anche le speranze, si distruggono case e luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti". Ha infine affidato "tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della Pace", concludendo l'Udienza con la benedizione apostolica.
d.R.V.
Silere non possum