Città del Vaticano - Questa mattina, giovedì 21 maggio 2026, nell'Aula Nuova del Sinodo, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti all'incontro annuale dei moderatori delle associazioni internazionali di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e in corso in Vaticano dal 21 al 22 maggio 2026. L'incontro di quest'anno è dedicato al tema del governo di una comunità ecclesiale, un nodo che da decenni interpella la vita di tante realtà aggregative nate dopo il Concilio.
Il Pontefice ha aperto il suo discorso ricordando che, alla vigilia di Pentecoste, è quanto mai opportuno riflettere sui carismi dello Spirito Santo, tra i quali San Paolo annovera esplicitamente anche quello del governo: «Ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue» (1Cor 12,28). Il governo nella Chiesa, ha spiegato Leone XIV, «non è mai solo tecnico»: ha in sé un orientamento salvifico e deve tendere al bene spirituale dei fedeli, non al consolidamento di apparati o di gruppi di potere.

Tre conseguenze contro ogni deriva settaria
Il cuore del discorso è stato dedicato alle conseguenze pratiche del riconoscere il governo come dono dello Spirito. Il Papa ne ha indicate tre, con parole che suonano come un richiamo netto a quelle realtà che, negli ultimi anni, hanno mostrato derive autoreferenziali, abusi di coscienza e dinamiche di potere personalistico.
La prima: il governo «dev'essere per l'utilità di tutti, cioè per promuovere il bene della comunità, dell'associazione, della Chiesa intera». Di conseguenza, ha avvertito il Pontefice, «non può mai essere sfruttato per interessi personali o forme mondane di prestigio e di potere». È un'indicazione che colpisce direttamente quelle forme di leadership carismatica che, nei movimenti, si sono talvolta trasformate in culto della personalità del fondatore o del moderatore di turno. Fra questi ci sono certamente il Cammino Neocatecumenale, Nuovi Orizzonti e i Focolarini.
La seconda conseguenza è che il governo «non può mai essere imposto dall'alto, ma dev'essere un dono riconoscibile nella comunità e liberamente accolto»: di qui l'importanza, ribadita con forza, delle libere elezioni come espressione di un discernimento comune, capace di permettere «che la voce di tutti si esprima in modo libero». Un passaggio che intercetta una delle critiche più ricorrenti rivolte ad alcune nuove comunità, dove processi decisionali opachi e mandati senza scadenza hanno favorito concentrazioni di potere ai limiti del lecito.
La terza: ogni governo associativo «è soggetto al discernimento dei Pastori, che vigilano sulla genuinità e sull'uso ordinato dei carismi». Nessuna realtà ecclesiale, in altre parole, può considerarsi una zona franca rispetto all'autorità dei vescovi.
«La Chiesa siamo tutti noi, è molto di più»
«A volte troviamo gruppi che si chiudono in sé stessi e pensano che la loro realtà specifica è l'unica o è la Chiesa», ha detto il Papa, «ma la Chiesa siamo tutti noi, è molto di più!». L'invito è stato esplicito: i movimenti devono «veramente cercare come vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano», riconoscendo nel Vescovo «una figura di riferimento molto importante». E ha aggiunto, senza mezzi termini: «Se un gruppo dice: "No, con quel Vescovo non siamo in comunione, ne vogliamo un altro", non va bene».
Una frase che, pur senza nominare nessuno, evoca con chiarezza le tensioni vissute in più di un'occasione tra alcune realtà laicali e gli ordinari diocesani, soprattutto quando i moderatori internazionali hanno cercato di sottrarre i propri gruppi alla normale vigilanza pastorale locale.
Certo, il discorso di Leone XIV dovrebbe avere conseguenze immediate anche sul governo del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Alla luce di quanto accaduto in questi anni con Comunione e Liberazione, la permanenza del cardinale Kevin Joseph Farrell e di Linda Ghisoni alla guida del Dicastero appare difficilmente sostenibile. Le loro decisioni hanno inciso pesantemente sulla vita del movimento: le elezioni interne sono state impedite e, nello stesso tempo, è stata ridotta sempre più l’autorità del vescovo diocesano nei confronti di Comunione e Liberazione. Un’impostazione che contrasta con il richiamo del Papa alla responsabilità ecclesiale, al rispetto dei carismi e al ruolo proprio dei pastori nelle Chiese particolari.

Ascolto, corresponsabilità, trasparenza
Il Papa ha poi indicato le caratteristiche che devono sempre essere presenti nell'esercizio del governo: «l'ascolto reciproco, la corresponsabilità, la trasparenza, la vicinanza fraterna, il discernimento comunitario», riprendendo quanto già detto ai Legionari di Cristo lo scorso febbraio. E ha aggiunto un principio decisivo: «Un buon governo, invece di concentrare tutto su sé stesso, promuove la sussidiarietà e la partecipazione responsabile di tutti i membri della comunità».
Sono parole che, lette in filigrana, descrivono in negativo proprio quelle dinamiche settarie da cui il Pontefice mette in guardia: l'accentramento, l'opacità, la mancanza di ascolto, la pretesa di un'autorità che non rende conto. Chi esercita una missione di governo nella Chiesa, ha insistito Leone XIV, «deve imparare ad ascoltare e accogliere pareri diversi, orientamenti culturali e spirituali diversi, temperamenti personali diversi», dando testimonianza «di mitezza, di distacco e di amore disinteressato».
Fedeltà al carisma e apertura alla Chiesa
Nella parte finale del discorso, il Papa ha affrontato il tema della fedeltà al carisma fondativo, spesso invocato dai movimenti per giustificare chiusure e rigidità. La fedeltà autentica, ha chiarito Leone XIV, non è ripetizione del passato: «Ogni autentico carisma include già in sé la fedeltà e l'apertura alla Chiesa». Governare in modo fedele al carisma significa quindi non «appiattirsi sui modelli pur positivi del passato», ma lasciarsi interpellare dalle sfide nuove «in dialogo con tutte le altre componenti del corpo ecclesiale».
L'appartenenza a un movimento, ha ricordato, «è autentica e feconda quando non si esaurisce nella partecipazione ad attività interne al gruppo, ma interpreta i segni dei tempi e si proietta verso l'esterno».
Il Pontefice ha concluso ringraziando i moderatori per il lavoro svolto e riconoscendo nelle associazioni e nei movimenti «un dono inestimabile per la Chiesa», ricco di persone ben formate, di evangelizzatori, di giovani e di vocazioni. Ha infine impartito la benedizione, invocando l'intercessione di Maria, Madre della Chiesa, sui presenti e sulle comunità che essi rappresentano.
d.V.B.
Silere non possum