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Leone XIV: la crisi delle democrazie nasce dall’oblio dell’uomo
Città Del Vaticano30 maggio 2026

Leone XIV: la crisi delle democrazie nasce dall’oblio dell’uomo

Alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice il Papa richiama libertà, pluralismo e bene comune: dietro guerre, polarizzazioni e indebolimento del multilateralismo c’è una crisi antropologica che la Dottrina sociale della Chiesa è chiamata a illuminare.

Città del Vaticano - Ricevendo questa mattina nella Sala Clementina i partecipanti all'incontro annuale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice Leone XIV ha consegnato una importante riflessione sulla libertà, sul pluralismo e sulle radici antropologiche delle crisi contemporanee, collegandola alla sua recente enciclica Magnifica humanitas.

Che cos'è la Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice

La Fondazione fu istituita con chirografo da san Giovanni Paolo II nel 1993 e trae nome e ispirazione dall'enciclica Centesimus Annus, promulgata da papa Wojtyła il 1° maggio 1991 nel centenario della Rerum Novarum di Leone XIII. Si tratta di una fondazione di diritto vaticano, senza scopo di lucro e con finalità di religione e di beneficenza, con sede nel Palazzo Apostolico.

La sua peculiarità sta nel carattere laicale: raccoglie imprenditori, banchieri, professionisti e accademici cattolici di tutto il mondo, chiamati a studiare e diffondere la Dottrina sociale della Chiesa e a tradurla nella pratica economica e civile. La qualifica «Pro Pontifice» indica il duplice fine che ne è all'origine: l'adesione convinta al magistero sociale dei Papi e il sostegno concreto, anche economico, alle attività della Sede Apostolica. Tra le sue iniziative figurano corsi di formazione, convegni internazionali e il Premio «Economia e Società».

L’invito di Leone XIV

Definendo la Dottrina sociale «una parte essenziale della missione della Chiesa in questo mondo», Leone XIV ha indicato in Magnifica humanitas un orizzonte interpretativo dei temi affrontati nella Conferenza. Il punto di partenza è la diagnosi di un tempo «caratterizzato da guerre e da una crescente polarizzazione», segnato da divisioni culturali e sociali. Eppure, ha osservato il Pontefice, «in mezzo alla fragilità nasce una nuova speranza»: ciò che davvero accomuna gli uomini, al di là delle fratture, è la comune umanità.

Sono proprio le circostanze avverse, ha spiegato, a riportare la persona alle domande di fondo - «dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci?» - manifestazione della sete di verità e di Dio e dei doni della ragione e della libertà. Su quest'ultima il Papa ha insistito, recuperando l'insegnamento di Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae: la libertà autentica non è il puro fare ciò che si vuole, ma si realizza nel «dono di sé e l'accoglienza dell'altro», cioè quando è usata per amare; quando invece viene «assolutizzata in chiave individualistica», si svuota e si contraddice nella propria dignità.

Il cuore teologico di questo splendido discorso è il richiamo alle due «città» di sant'Agostino: la Città dell'Uomo, edificata sull'orgoglio e l'amore di sé, e la Città di Dio, fondata sull'amore fino all'altruismo. Dietro «la crisi delle democrazie contemporanee e l'indebolimento del multilateralismo», ha spiegato Prevost, si cela in realtà «una crisi antropologica» derivante dall'aver dimenticato il Creatore. La risposta non è lo sconforto, ma la fedeltà quotidiana: «la civiltà dell'amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione».

Infine, il Papa ha rivolto un appello al dialogo «fondato sulla verità» e al «sano pluralismo»: il riconoscimento della dignità innata di ogni persona permette di superare egoismo e interessi particolari in nome del bene comune e di valorizzare la ricchezza dei contributi di origini diverse, nella pacifica coesistenza.

d.N.B.
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