Città del Vaticano – Alle 10 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha aperto l’Udienza Generale richiamando i presenti all’essenziale: la fede cristiana prende forma e si consolida dentro un rapporto reale e personale con Dio, un’“amicizia” inaugurata da Cristo e messa a tema dal Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina Rivelazione.
Dei Verbum: Dio parla “come ad amici”
Il Pontefice ha ricordato di aver avviato un ciclo di catechesi dedicato al Concilio Vaticano II e che, nell’Udienza di oggi, entra nel vivo l’approfondimento della Dei Verbum, da lui indicata come “uno dei documenti più belli e più importanti” dell’assise conciliare. Il cuore della riflessione è molto profondo: Gesù trasforma il rapporto tra l’uomo e Dio, aprendo una dimensione nuova in cui l’amore diventa la condizione stessa dell’alleanza.
Per chiarire questa svolta, Leone XIV ha richiamato sant’Agostino e la dinamica della grazia: l’uomo non arriva a essere “pari” a Dio per conquista, ma perché è Dio a renderlo simile a sé nel Figlio. In questa prospettiva ha inserito il motto latino “Amicitia aut pares invenit, aut facit”: l’amicizia o nasce tra pari, oppure rende tali. E la conseguenza è decisiva: la somiglianza con Dio matura nella relazione con Cristo fatto uomo, non nella trasgressione promessa dal serpente nel racconto della Genesi.

La Rivelazione come dialogo: la “parola” e la deriva della “chiacchiera”
Per Leone XIV il punto di svolta sta in una formula centrale della Dei Verbum: nella Rivelazione, “Dio invisibile” parla agli uomini “come ad amici” e si intrattiene con loro per ammetterli alla comunione con sé (DV, 2). Da qui il Papa ha riletto l’intera trama biblica come una storia di ricerca e di ripartenze: Dio va incontro all’uomo, il peccato spezza il dialogo, ma il Creatore non smette di convocare e ricostruire l’alleanza; con l’incarnazione quel dialogo viene ricomposto in modo definitivo, dentro un patto nuovo ed eterno, che nessuna distanza può recidere dall’amore di Dio.
Su questo sfondo, Leone XIV ha insistito su un aspetto estremamente concreto: Dio ci parla, e occorre imparare a distinguere la parola dalla chiacchiera. La chiacchiera resta in superficie e non genera comunione; la parola vera, invece, svela l’identità e apre una relazione. In questa prospettiva, la Parola di Dio possiede una forza propriamente rivelativa: mentre si comunica, Dio si consegna come Alleato e chiama l’uomo a un’amicizia reale.
Ascolto e preghiera: la grammatica dell’amicizia con Dio
Se la Rivelazione si presenta come dialogo, la prima postura richiesta è l’ascolto: la Parola deve raggiungere e attraversare mente e cuore. A questo ascolto segue la risposta, che è il parlare con Dio. Leone XIV ha precisato che la preghiera non è un modo per dire al Signore ciò che già sa, ma un cammino che conduce l’uomo alla verità di sé: nel confronto con Dio la persona diventa più consapevole, più libera, più disponibile alla fede. Il Papa ha poi indicato due ambiti concreti nei quali questa amicizia si costruisce e si custodisce:
la preghiera liturgica e comunitaria, dove non è il singolo a decidere cosa ascoltare, ma è Dio a parlare attraverso la Chiesa;
l’orazione personale, vissuta nell’interiorità del cuore e della mente, con tempi reali dedicati a preghiera, meditazione e riflessione.
In controluce emerge un criterio pastorale molto pratico: solo quando parliamo con Dio possiamo anche parlare di Lui.
“Non lasciamo inascoltato questo appello”
Nella parte finale della catechesi, Leone XIV è tornato a un dato elementare dell’esperienza: le amicizie possono rompersi per strappi improvvisi, ma più spesso si logorano per una somma di disattenzioni quotidiane che, giorno dopo giorno, svuotano il rapporto. Trasposto nella vita cristiana, questo realismo diventa un appello preciso: se Gesù chiama i suoi “amici”, il credente è chiamato a custodire quel legame, evitando che finisca soffocato dal silenzio, dall’abitudine e dalla distrazione. Il Papa ha detto: “l’amicizia con Dio è la nostra salvezza”.
I saluti finali: sacerdoti, Vigili del Fuoco, giovani, malati e sposi
Al termine dell’Udienza, Leone XIV ha salutato in modo particolare i pellegrini italiani, rivolgendo un pensiero ai sacerdoti di diverse diocesi e ai Vigili del Fuoco di Napoli. Il saluto si è esteso poi a giovani, malati e sposi novelli, con un richiamo alla recente festa del Battesimo del Signore: il ricordo del proprio Battesimo, ha detto, diventi uno stimolo a testimoniare la gioia di aderire a Cristo, “Figlio prediletto del Padre” e “nostro Fratello che illumina il cammino della vita”. Quindi la benedizione finale.
d.L.V.
Silere non possum