Città del Vaticano - Nell’udienza generale di questa mattina Leone XIV ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato al Concilio Vaticano II, soffermandosi sul secondo capitolo della Costituzione dogmatica Lumen gentium, che tratta del Popolo di Dio. Questo percorso catechetico, come abbiamo sottolineato anche nel podcast pubblicato ieri, sta accompagnando la Chiesa in un cammino di riflessione e rinnovamento che coinvolge fedeli, presbiteri e vescovi. A questi ultimi, il Papa sta consegnando personalmente le sue considerazioni, rafforzando il legame tra il magistero e la guida pastorale.

Il Popolo di Dio: un’identità radicata in Cristo

Nella sua catechesi, Leone XIV ha spiegato che Dio, nella sua opera di salvezza, ha scelto un popolo concreto, a partire da Abramo, per manifestare il suo amore e la sua alleanza. Questo popolo, liberato dalla schiavitù e accompagnato da Dio, è chiamato a essere luce per le nazioni, un faro che attira l’intera umanità verso la salvezza. Tuttavia, il Concilio Vaticano II sottolinea che questa alleanza trova il suo compimento in Cristo, che, attraverso il dono del suo Corpo e Sangue, unifica definitivamente il Popolo di Dio.

La Chiesa, ha spiegato il Papa, è un popolo unico, non definito da lingua, cultura o etnia, ma dalla fede in Cristo. Citando la Lumen gentium, Leone XIV ha ricordato che la Chiesa è «l’assemblea di coloro che guardano nella fede a Gesù». Questo popolo è messianico, guidato da Cristo, e ogni suo membro è chiamato a vivere come figlio di Dio, innestato in Cristo per grazia. La legge che anima la Chiesa è l’amore, e la sua meta è il Regno di Dio, verso cui cammina insieme a tutta l’umanità.

Una Chiesa aperta a tutti

Leone XIV ha ribadito che la Chiesa, unificata in Cristo, non può essere ripiegata su sé stessa, ma deve essere aperta a tutti. Il Concilio ricorda che «tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo Popolo di Dio», e che anche chi non ha ancora ricevuto il Vangelo è, in qualche modo, orientato verso di esso. La missione della Chiesa è quindi quella di diffondere il Vangelo ovunque, affinché ciascuno possa entrare in contatto con Cristo. Questo impegno missionario si traduce in una cattolicità che accoglie le diversità culturali, purificandole ed elevandole attraverso la novità del Vangelo.

Il Papa ha citato un’immagine suggestiva offerta da de Lubac, descrivendo la Chiesa come «Arca unica della Salvezza, che accoglie nella sua vasta navata tutte le diversità umane» e come «veste senza cuciture di Cristo, dai molti colori». In un mondo segnato da conflitti e divisioni, la Chiesa rappresenta un segno di speranza, un richiamo all’unità e alla pace che Dio desidera per tutti i suoi figli.

L’appello per la pace in Libano e nel Medio Oriente

Al termine dell’udienza, Leone XIV ha rivolto un appello per la pace, ricordando i funerali di Padre Pierre El Raii, parroco maronita ucciso in Libano durante un bombardamento. Il Papa ha lodato il sacrificio di questo sacerdote, definendolo un vero pastore che ha dato la vita per il suo popolo, e ha auspicato che il suo sangue sparso diventi seme di pace per il Libano. Ha inoltre invitato a pregare per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente, ricordando le numerose vittime civili, tra cui molti bambini innocenti.

Infine, Leone XIV ha salutato i pellegrini di lingua italiana, tra cui i religiosi dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio e la Delegazione della Fiaccola Benedettina, esprimendo l’auspicio che la luce di questa fiaccola ispiri i governanti e i cittadini a costruire una società basata sulla solidarietà e sulla concordia.

p.L.C.
Silere non possum




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