Città del Vaticano - In Piazza San Pietro, questa mattina alle ore 10, Papa Leone XIV ha tenuto la consueta udienza generale, proseguendo il ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II. Il Pontefice ha concentrato la riflessione sulla costituzione dogmatica Lumen gentium, soffermandosi sul tema della santità e dei consigli evangelici nella vita della Chiesa. Si tratta della settima catechesi su questo dumento. Al termine, ha aggiunto un appello per il Medio Oriente, esprimendo soddisfazione per l’annuncio di una tregua di due settimane e richiamando con forza la necessità del negoziato.
Nel cuore della catechesi, Leone XIV ha ripreso uno dei passaggi più rilevanti del quinto capitolo della Lumen gentium: la santità non riguarda una minoranza scelta, né una forma alta di vita cristiana riservata a pochi. Il Papa ha ricordato che si tratta di una chiamata universale, che investe ogni fedele in forza del Battesimo. Per questo ha affermato che la santità “non è un privilegio per pochi”, ma un dono e insieme un compito che impegna ogni cristiano a tendere alla pienezza della carità, cioè all’amore verso Dio e verso il prossimo.
© Vatican MediaLeone XIV ha spiegato che proprio la carità costituisce il principio ordinatore dell’intera vita cristiana. Non è un elemento accessorio, né un sentimento indistinto, ma ciò che dà forma concreta al cammino di santificazione. In questa prospettiva ha richiamato anche il martirio, indicandolo come la forma più alta della testimonianza cristiana: il credente, ha ricordato, è chiamato a essere pronto a confessare Cristo fino al dono totale di sé. Il Papa ha poi allargato il discorso alla vita ordinaria della Chiesa e del mondo, osservando che questa testimonianza si realizza anche quando i cristiani lasciano nella società segni di fede, di amore e di impegno per la giustizia.
Un altro passaggio importante ha riguardato i sacramenti, e in modo particolare l’Eucaristia. Leone XIV ha insistito sul fatto che la santità non nasce anzitutto da uno sforzo morale autonomo, ma dalla grazia di Cristo che assimila a Lui e trasforma la vita. Su questa linea ha richiamato anche Paolo VI, ricordando che la Chiesa, per essere autentica, domanda battezzati davvero santi, cioè figli degni, forti e fedeli. La santità, dunque, è presentata come un’opera dello Spirito che conforma progressivamente il credente a Cristo. Il Pontefice ha poi affrontato un nodo ecclesiale decisivo. La Lumen gentium, ha osservato, definisce la Chiesa “indefettibilmente santa”, ma questo non elimina il dramma del peccato che attraversa la sua storia e la vita concreta dei suoi membri. Proprio qui Leone XIV ha collocato la chiamata quotidiana alla conversione: la santità non può essere ridotta a una semplice disciplina etica o a un ideale edificante, perché tocca l’essenza stessa dell’esistenza cristiana, personale e comunitaria. In altre parole, il Papa ha ricondotto il discorso sulla santità al realismo della Chiesa pellegrina, segnata dalla debolezza degli uomini e continuamente bisognosa di rinnovamento. Da questo quadro è derivato il riferimento alla vita consacrata, letta dal Papa come segno profetico del Regno già presente nella storia. Leone XIV ha indicato povertà, castità e obbedienza come i consigli evangelici che danno forma a questa testimonianza. Li ha descritti non come pesi imposti dall’esterno, ma come vie di libertà: la povertà libera dal calcolo, l’obbedienza sottrae alla logica del predominio, la castità esprime un cuore indiviso nel servizio di Dio e della Chiesa. La vita consacrata, in questo senso, non viene presentata come un’esperienza separata dal resto del popolo di Dio, ma come una forma radicale che rende visibile la vocazione alla santità di tutta la Chiesa.
Il Papa ha poi ricondotto tutto al mistero della Croce, affermando che nessuna esperienza umana resta fuori dalla redenzione di Dio. Anche la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, può diventare cammino di santità. È una linea teologica e pastorale precisa: la grazia non cancella la prova, ma la attraversa e la trasfigura, orientando la vita all’incontro con Dio. Al termine dell’udienza, Leone XIV ha rivolto un appello legato alle ore di forte tensione in Medio Oriente e alle ripercussioni globali della crisi. Il Santo Padre ha accolto con soddisfazione l’annuncio di una “tregua immediata di due settimane” e ha aggiunto che “Solo attraverso il ritorno al negoziato” si può arrivare alla fine della guerra. Da qui l’esortazione ad accompagnare con la preghiera il lavoro diplomatico in corso, nella speranza che la disponibilità al dialogo apra una strada anche per gli altri conflitti nel mondo. Il Pontefice ha inoltre rinnovato l’invito alla Veglia di preghiera per la pace, prevista nella Basilica di San Pietro per sabato 11 aprile.
s.V.B.
Silere non possum