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«Vai avanti con il Vaticano». La spia del GRU, l'ex agente italiano e l'obolo a Papa Francesco
Città Del Vaticano08 luglio 2026

«Vai avanti con il Vaticano». La spia del GRU, l'ex agente italiano e l'obolo a Papa Francesco

L'intelligence militare russa reclutava ex 007 italiani per ottenere i piani di riarmo europei. Ma tra gli obiettivi assegnati c'era anche il Vaticano: e la Santa Sede, canale di mediazione tra Mosca e Kiev, scopre di essere un bersaglio

Roma - Due ex agenti dei servizi segreti italiani sono stati arrestati a Roma con l'accusa di aver venduto per anni informazioni riservate all'intelligence militare russa. Fin qui, una vicenda di spionaggio come purtroppo l'Europa ne conosce molte, da quando la guerra in Ucraina ha riportato il continente ai riflessi della Guerra Fredda. Ma dentro le carte dell'inchiesta c'è un dettaglio che riguarda direttamente la Santa Sede: secondo un'intercettazione riportata dal Corriere della Sera, i russi avrebbero incaricato - per iscritto - il loro uomo di lavorare «con il Vaticano». E lui lo avrebbe fatto.

Ricostruiamo la vicenda dall'inizio, per chi non l'ha seguita.

Gli arresti del 7 luglio

Martedì 7 luglio 2026 i Carabinieri del ROS - il Raggruppamento Operativo Speciale, il reparto dell'Arma che si occupa di criminalità organizzata, terrorismo ed eversione - hanno eseguito due arresti a Roma su ordine del Giudice per le indagini preliminari, al termine di un'indagine coordinata congiuntamente dalla Procura ordinaria e dalla Procura militare della Capitale.

Ai domiciliari sono finiti Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi 59 anni, entrambi ex appartenenti all'AISI - l'Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, cioè il servizio segreto italiano che si occupa di sicurezza dentro i confini nazionali, il "controspionaggio" - ed entrambi in pensione da oltre un decennio. Piras, sassarese, già maresciallo dei Carabinieri, aveva alle spalle una lunga carriera nell'intelligence, formazione alla scuola NATO di Oberammergau e una produzione teorica sul cosiddetto "capitale informativo". Di Pasquale, materano, anche lui ex carabiniere ed ex AISI.

Le accuse, a vario titolo: spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione, rivelazione di tali notizie, accesso abusivo a sistema informatico. Insieme a loro risultano indagate altre cinque persone, tra cui quattro militari in servizio con incarichi ad alto grado di riservatezza, chiamati a rispondere anche di rivelazione di segreti di Stato e spionaggio politico o militare. L'indagine è partita nel maggio 2025 da una segnalazione della stessa AISI, che si era accorta che i russi erano riusciti a reclutare un ex agente italiano.

Il compratore: un «diplomatico» del GRU

Il destinatario delle informazioni, secondo gli inquirenti, è Mikhail Astakhov, un agente del GRU - il servizio di intelligence militare russo, lo stesso che i governi occidentali ritengono responsabile, tra l'altro, dell'avvelenamento di Sergej Skripal a Salisbury nel 2018 - presente in Italia con passaporto diplomatico. La copertura diplomatica è una prassi consolidata dello spionaggio: l'agente opera formalmente come funzionario d'ambasciata e gode dell'immunità, il che significa che, se scoperto, non può essere arrestato ma soltanto espulso.

Il metodo, per come lo descrive il Corriere della Sera citando gli atti, sembra uscito da un manuale sovietico: incontri su panchine di paesi del litorale laziale - Bracciano, Santa Marinella - «pizzini» cartacei con le richieste dei superiori di Mosca, schede micro SD nascoste nelle cavità dei muri, buste di contanti. Il tariffario: quattromila euro per ogni dossier consegnato. Durante le perquisizioni, nelle abitazioni degli indagati sono stati trovati circa ventimila euro in contanti.

Cosa vendevano

L'elenco delle informazioni che Piras avrebbe ceduto, ricostruito dagli inquirenti anche grazie al materiale sequestrato nella sua casa di Ladispoli, è impressionante: piani di riarmo di Italia, Unione Europea e NATO; piani di acquisto dei missili a lungo raggio Storm Shadow e Scalp; dati sul sistema antimissile SAMP/T fornito all'Ucraina; prospettive di sviluppo delle forze armate; valutazioni sull'efficacia degli attacchi americani alle strutture nucleari iraniane; notizie su esercitazioni e programmi industriali della difesa.

E soprattutto: i nomi. Secondo l'accusa, i due ex agenti avrebbero rivelato l'identità di cinque operativi del controspionaggio italiano, mettendone concretamente a rischio la vita. Piras avrebbe inoltre fornito ai russi il nome della funzionaria dell'AISE - il servizio segreto esterno - che indagava proprio su di lui, proponendo di metterla sotto sorveglianza, e si sarebbe adoperato per proteggere un sospetto agente russo residente a Matera. Il materiale veniva organizzato in cartelle numerate, con un nome in codice quasi beffardo: «Fondazione».

Secondo gli inquirenti la collaborazione con Mosca durerebbe dal 2013: tredici anni. Nelle intercettazioni lo stesso Piras rivendica di aver fornito, in dodici anni, migliaia di informazioni.

L'intercettazione: «Vai avanti con il Vaticano»

Il 9 ottobre 2025 i Carabinieri registrano uno degli incontri tra Piras e Astakhov, su una panchina del belvedere di Bracciano. L'ex agente si lamenta dei compensi, rinfaccia al russo le spese anticipate di tasca propria e gli ricorda un incarico preciso ricevuto in passato: quando «tu, con il generale» - verosimilmente un superiore nella catena del GRU - gli avevano detto per iscritto di andare avanti «con il Vaticano», lui lo aveva fatto, arrivando a dover dare «un obolo a papa Francesco».

Fermiamoci su questa frase, perché va letta con attenzione. Cosa dice: che l'intelligence militare russa avrebbe assegnato al proprio informatore italiano un incarico riguardante il Vaticano; che l'incarico era formalizzato per iscritto; che Piras vi avrebbe dato seguito sostenendo delle spese, tra cui una qualche forma di offerta o donazione - questo il senso più plausibile di «obolo» - collocabile negli anni del pontificato di Francesco, dunque prima del maggio 2025.

Ciò che resta ignoto è il contenuto concreto dell’attività indicata come svolta «con il Vaticano». Le carte finora note non chiariscono se si trattasse di raccogliere informazioni sulla diplomazia pontificia, di costruire accessi negli ambienti curiali attraverso donazioni e frequentazioni, di monitorare persone o uffici, di fornire notizie su soggetti ritenuti sensibili, oppure di seguire o intercettare prelati, laici o giornalisti. Non è neppure chiaro a chi sia stato materialmente versato quell’«obolo». Non è chiaro se vi fosse una qualche forma di collaborazione con uomini della Gendarmeria.

Sono elementi che inquietano, soprattutto per chi conosce il clima e le dinamiche che, negli anni scorsi, si sono sviluppate attorno a Santa Marta anche per impulso diretto del Papa. Il quadro richiama inevitabilmente altre inchieste ancora aperte, a partire da quelle che coinvolgono Pasquale Striano e altri soggetti. Tutte questioni sulle quali le autorità che dovrebbero indagare non hanno ancora fornito elementi certi.

Perché Mosca guarda Oltretevere

Che il GRU volesse occhi e orecchie in direzione del Vaticano non stupisce chi conosce la posta in gioco. Dal febbraio 2022 la Santa Sede è uno dei pochissimi canali diplomatici rimasti aperti tra Mosca e Kiev: la missione di pace affidata al Cardinale Matteo Zuppi, i negoziati umanitari sugli scambi di prigionieri, il dossier drammatico dei bambini ucraini deportati in Russia. Sapere in anticipo cosa si muove nei Palazzi Apostolici - cosa il Papa intende dire, chi riceve, quali aperture o chiusure maturano in Segreteria di Stato - è, per qualunque servizio di intelligence coinvolto nel conflitto, materia di primissimo interesse. La storia, del resto, insegna: il Vaticano è stato terreno di spionaggio sovietico per tutta la Guerra Fredda, con particolare accanimento negli anni di Giovanni Paolo II.

C'è poi un dato di contesto che merita di essere ricordato, tenendo ben ferma la distinzione tra procedimenti giudiziari diversi: non è la prima volta, negli ultimi anni, che riferimenti al Vaticano affiorano nelle intercettazioni del sottobosco dell'intelligence italiana. Nelle inchieste sui dossieraggi - quella milanese sulla società Equalize e quella romana sulla cosiddetta "Squadra Fiore", che nulla hanno a che fare con gli arresti di ieri - erano già emerse conversazioni in cui ex agenti e hacker parlavano di incarichi asseritamente provenienti da ambienti ecclesiastici e di attività opache che lambivano le mura leonine. Sono vicende separate, con indagati e reati diversi; ma compongono, insieme, il ritratto di un mondo grigio di ex appartenenti agli apparati che monetizzano accessi, relazioni e competenze, e nel quale la Santa Sede compare ora come committente evocato, ora - come in questo caso - come obiettivo.

Le domande aperte

Questa vicenda apre interrogativi che meritano risposte. Cosa prevedeva esattamente il "tasking" vaticano del GRU, e per quanto tempo è rimasto attivo? Piras è riuscito a costruirsi contatti reali in ambienti ecclesiastici, o l'«obolo» è rimasto un tentativo velleitario di un pensionato che millantava con il proprio pagatore? La Gendarmeria vaticana e gli organismi di sicurezza della Santa Sede erano al corrente di attenzioni russe di questo tipo, e quali contromisure esistono? E ancora: il Governo italiano procederà alla dichiarazione di persona non grata nei confronti del funzionario russo, come la prassi diplomatica imporrebbe?

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di tolleranza zero verso chi compromette la sicurezza della Repubblica, inquadrando la vicenda nella guerra ibrida condotta da attori ostili. Parole condivisibili. Ma per chi guarda a queste carte da Oltretevere, la lezione è un'altra, e più scomoda: la Santa Sede - proprio in ragione del suo ruolo di mediazione, della sua rete diplomatica capillare e della porosità dei suoi ambienti - è un obiettivo di intelligence a tutti gli effetti. Fingere il contrario sarebbe ingenuo. E l'ingenuità, in questi tempi, è un lusso che la Chiesa non può permettersi.

L.V.

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