Graz - La Conferenza episcopale austriaca ha vissuto in Stiria la sua prima assemblea plenaria del 2026, articolata in quattro giorni di lavori tra il centro di formazione Haus der Frauen, a St. Johann bei Herberstein, e la parrocchia di Pischelsdorf. È stata una settimana segnata da temi molto concreti: la condizione dei cristiani perseguitati, le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, il proseguimento del cammino di sinodalità, il ruolo delle donne nella Chiesa, la redistribuzione delle competenze tra i vescovi e alcune questioni sociali che toccano l’Austria, dalla povertàall’istruzione. Per Mons. Josef Grünwidl, nominato arcivescovo di Vienna e ordinato in gennaio, si è trattato della prima plenaria da membro del collegio episcopale con il nuovo incarico

I lavori si sono aperti lunedì 9 marzo con una giornata di studio dedicata alla situazione dei cristiani perseguitati nel mondo. A ospitare l’incontro è stato il vescovo di Graz-Seckau, Wilhelm Krautwaschl, che ha richiamato l’attenzione su un dato che i vescovi ritengono troppo spesso trascurato: i cristiani, ha osservato, sono oggi la comunità religiosa più colpita da intolleranza, discriminazione e persecuzione. Nella stessa giornata è emersa con forza anche la preoccupazione per l’allargamento dei conflitti in corso. Il presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo di Salisburgo Mons. Franz Lackner O.F.M., ha parlato del rischio che le guerre possano estendersi fino a diventare un vero e proprio “incendio generalizzato”, annunciando anche una presa di posizione dei vescovi nei confronti della politica. Il vescovo di Innsbruck, Mons. Hermann Glettler ha insistito sull’esigenza di rafforzare un’autentica etica della pace, collocando la Chiesa accanto a chi soffre e chiedendo di custodire una prospettiva sul futuro anche dentro scenari internazionali sempre più deteriorati.

Nella prima giornata di lavori è stato affrontato anche un secondo grande capitolo, quello della sinodalità. I vescovi hanno fatto il punto sulla prosecuzione del processo avviato da Papa Francesco, con l’obiettivo di radicare uno stile più partecipativo e condiviso nelle parrocchie e nelle diverse realtà ecclesiali. Lackner ha spiegato che, dopo mesi di riflessione nelle diocesi, si è entrati nella fase dei passi concreti. Grünwidl, alla sua prima presenza da arcivescovo di Vienna, ha indicato proprio il consolidamento del lavoro sinodale nelle comunità locali come uno dei dossier principali della plenaria. In questo contesto è riemerso anche il tema delle donne nella Chiesa: l’arcivescovo viennese ha definito “urgentemente necessario” un incremento della presenza femminile nei ruoli di responsabilità, richiamando la necessità di una Chiesa più capace di valorizzare i carismi e le competenze delle donne.

Sempre lunedì i vescovi hanno impostato un altro passaggio rilevante per la vita interna della Conferenza episcopale: la nuova assegnazione delle competenze tematiche tra i suoi membri. Commissioni e competenze vengono infatti attribuiti con mandato quinquennale, e la plenaria di quest’anno è chiamata a verificare se la distribuzione attuale corrisponda ancora alle esigenze pastorali e organizzative. Mons. Krautwaschl ha parlato dell’esigenza di rafforzare il lavoro comune tra i vescovi; Mons. Lackner ha messo l’accento anche su una più efficiente ripartizione delle responsabilità quotidiane. Accanto ai temi ecclesiali, sul tavolo sono finite questioni sociali molto concrete, come la povertà legata alle politiche di consolidamento di bilancio, la scuola e l’impegno dei laici.

Il giorno successivo, martedì 10 marzo, i lavori sono proseguiti con una celebrazione eucaristica nella quale il vescovo ausiliare di Vienna, Mons. Franz Scharl, ha proposto una riflessione centrata sul perdono. Commentando il Vangelo del giorno, Scharl ha definito il perdono cristiano una anticipazione della risurrezione, insistendo sul fatto che i cristiani sono chiamati a perdonare con larghezza perché Dio stesso usa misericordia con larghezza verso l’uomo. Nella sua omelia ha richiamato la figura di Ceija Stojka, artista e scrittrice rom Lovara, sopravvissuta da bambina a tre campi di concentramento nazisti. Scharl, che nella Conferenza episcopale segue le questioni relative a rom, sinti e jenisch, ha presentato Stojka come una testimonianza credibile di perdono cristiano, ricordando come nei suoi scritti e nelle sue preghiere sia arrivata a esprimere il perdono persino verso i propri aguzzini. La giornata di martedì ha così aggiunto alla riflessione sui conflitti e sulle persecuzioni una dimensione spirituale molto precisa: la risposta cristiana non passa soltanto dalla denuncia, ma anche da una pratica evangelica che tocca la memoria del male e la sua possibile trasfigurazione.

Il momento liturgico centrale della settimana si è svolto mercoledì 11 marzo nella chiesa parrocchiale di Pischelsdorf, dove i vescovi hanno celebrato la Santa Messa solenne che ha rappresentato il vertice pubblico della plenaria. A presiedere è stato il Presidente Mons. Franz Lackner, mentre l’omelia è stata affidata a Mons. Josef Grünwidl. È stato uno degli interventi più critici dell’intera settimana ed infatti è stato attenzionato dalla stampa. L’arcivescovo di Vienna ha sostenuto la necessità di una Chiesa aperta al cambiamento, capace anche di rivedere precetti e norme ecclesiastiche quando questo serva a condurre le persone più profondamente verso una vita orientata a Dio. Il punto centrale della sua omelia è stato il rapporto tra diritto canonico e cura pastorale. Grünwidl ha riconosciuto che regole e disposizioni sono necessarie nella vita ecclesiale, ma ha ribadito che il loro scopo resta il bene delle anime, cioè l’incontro reale delle persone con Dio e una crescita effettiva nella vita evangelica.

Entrando in casi concreti, l’arcivescovo ha citato i divorziati risposati e le relazioni che non corrispondono all’ideale previsto dal diritto matrimoniale cattolico. Per queste situazioni, ha osservato, il semplice richiamo alle prescrizioni non basta. Occorre piuttosto un lavoro pastorale capace di ascoltare la situazione reale delle persone e di cercare soluzioni che aiutino e guariscano. Nella stessa omelia Grünwidl ha fatto riferimento anche al recente documento vaticano sulla partecipazione delle donne alla vita e al governo della Chiesa, affermando che una Chiesa davvero più fedele al Vangelo saprà ascoltare di più la voce delle donne e coinvolgerle nei processi decisionali. Per farlo, ha ammesso, sarà necessario intervenire anche su prassi consolidate e su tradizioni di lunga durata. La frase più controversa del suo intervento è stata quella con cui ha espresso la convinzione che ciò che viene dallo Spirito Santo non può essere fermato dal diritto canonico. A chiudere l’omelia è stato un riferimento a san Giuseppe, presentato come uomo giusto perché capace di andare oltre un’applicazione meccanica della legge per rendere giustizia alla persona concreta.

Quella di Grünwidl è stata un’omelia che, più che misurarsi con il Vangelo del giorno e offrire criteri concreti per viverlo nella quotidianità, ha assunto i tratti di un manifesto ideologico. Le sue parole risultano problematiche per il metodo e per il contenuto: l’arcivescovo dice e subito dopo attenua, si spinge fino al limite e poi arretra, come se volesse forzare progressivamente una soglia a colpi ripetuti. La direzione, però, appare chiara: aprire la strada all’accesso delle donne al ministero ordinato.

La questione, a questo punto, è una sola: perché la Santa Sede continua a nominare vescovi, soprattutto in contesti come Germania e Austria, che si collocano in evidente discontinuità con la dottrina della Chiesa? Il punto, infatti, non riguarda il solo diritto canonico, come sostiene Grünwidl. Qui si tocca la dottrina cattolica, cioè il mandato di Cristoalla sua Chiesa, e dunque un ambito che attiene al diritto divino. È questo il nodo reale: sotto pressione non ci sono semplicemente norme disciplinari da aggiornare, ma elementi costitutivi della fede cattolica che qualcuno vorrebbe colpire e rimuovere.  Per questo appare sterile lamentarsi ogni giorno, in Vaticano, delle derive dell’episcopato tedesco e poi continuare a promuovere figure che esprimono le stesse impostazioni. Se davvero si intende affrontare il problema, bisogna cominciare a nominare vescovi con solida formazione e sana dottrina. Diversamente, il rischio di uno scisma smette di essere un’ipotesi remota e prende forma concreta. E non riguarda soltanto la Germania. Riguarda ormai anche l’Austria.

Al termine della celebrazione di mercoledì, Mons. Lackner ha richiamato l’attenzione anche sulla situazione internazionale, invitando a pregare per la pace in un mondo che, ha detto, “brucia in ogni suo angolo”. Subito dopo la Santa Messa, i membri della Conferenza episcopale hanno partecipato a un ricevimento ufficiale con le autorità del Land della Stiria, guidate dal governatore Mario Kunasek e dalla sua vice Manuela Khom. All’incontro erano presenti esponenti della diocesi di Graz-Seckau, tra cui la direttrice della Caritas stiriana e presidente della Caritas austriaca Nora Tödtling-Musenbichler, oltre al sovrintendente evangelico Wolfgang Rehner. Nel suo intervento, Kunasek ha parlato di una collaborazione “buona e costruttiva” tra Chiesa Cattolica e istituzioni civili in Stiria, insistendo sul fatto che, pur restando distinti, i due ambiti condividono il compito di offrire orientamento e fiducia.

Oggi, giovedì 12 marzo, la plenaria si conclude con le ultime sessioni di lavoro, destinate a tirare le fila delle questioni affrontate in questi giorni: la condizione dei cristiani perseguitati, la posizione dei vescovi sui conflitti internazionali, la ricezione della sinodalità nelle diocesi, il tema della presenza femminile nelle strutture di guida ecclesiale, la riorganizzazione interna degli incarichi episcopali e le emergenze sociali che interpellano la Chiesa in Austria. Nel corso della settimana era previsto anche il confronto con il nunzio apostolico in Austria, l’Arcivescovo Pedro López Quintana. Per il quadro conclusivo bisognerà attendere la conferenza stampa già annunciata da Lackner a Vienna per venerdì 13 marzo, quando il presidente della Conferenza episcopale presenterà ufficialmente i risultati di questi quattro giorni di lavori.

p.F.G.
Silere non possum

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