Diocesi di Vienna

Vienna - «Concedi al tuo servo un cuore che ascolta». La consacrazione episcopale e la presa di possesso di S.E.R. mons. Josef Grünwidl, oggi 24 gennaio 2026 nella Cattedrale di Santo Stefano, si sono svolte attorno a questa invocazione biblica e a un’immagine che ha attraversato l’intera celebrazione: la Chiesa come strumento nelle mani del Signore, chiamato a far risuonare la melodia del Vangelo. L’ordinazione è avvenuta mediante imposizione delle mani del cardinale Christoph Schönborn O.P., arcivescovo emerito e predecessore di Grünwidl, con i co-consacranti Franz Lackner, arcivescovo metropolita di Salisburgo, e Stanislav Přibyl, vescovo di Litoměřice.

La giornata, però, è iniziata fuori dal Duomo, con un segno corale che ha coinvolto l’intera Arcidiocesi: dalle 13.45 alle 13.55 le campane hanno suonato in tutte le chiese come annuncio dell’avvio del nuovo servizio pastorale. Poco prima delle 14, accompagnato da circa sessanta giovani e accolto in Stephansplatz da musicisti di fiati, Grünwidl ha varcato la soglia della cattedrale al suono della Pummerin, entrando in una liturgia che ha intrecciato solennità e popolo, memoria e mandato.

La lettera di nomina e la “musica” del pontificato

Dopo la preghiera davanti all’icona di Maria di Pócs, la celebrazione si è aperta nel transetto con la memoria del Battesimo e la lettura della lettera di nomina pontificia, mentre l’arcivescovo era ancora tra i fedeli, presso il fonte battesimale. Nel testo, Papa Leone XIV richiama il compito apostolico dell’annuncio del Vangelo e descrive il ministero episcopale come servizio vissuto nella carità, nel lavoro condiviso e nella capacità di costruire ponti. L’accento più riconoscibile è l’immagine musicale: la Chiesa come “strumento” che non suona per sé, ma rende udibile una melodia che appartiene al Signore. Un’impostazione che, fin dall’inizio, orienta il nuovo arcivescovo verso un profilo pastorale: guidare senza protagonismi, lavorare con altri, cercare connessioni, custodire l’essenziale.

Schönborn e la consegna di un “cuore che ascolta”

L’omelia del cardinale Schönborn ha ripreso con decisione questa linea e l’ha tradotta in una parola-chiave: “cuore che ascolta”. Il riferimento è alla richiesta di Salomone, che chiede a Dio la capacità di ascolto “per governare il tuo popolo”. Il cardinale ha precisato che l’ordinazione non conferisce una reggenza mondana, ma consegna la responsabilità di guidare una comunità e di esercitare la sapienza del discernimento. Da qui l’insistenza sul dono più necessario a chi presiede: saper distinguere il bene dal male, maturare discernimento, riconoscere tempi e priorità.

Schönborn ha inserito questo tema nella biografia ecclesiale di Grünwidl, ricordando come il nuovo arcivescovo non abbia mai inseguito una carriera, preferendo per lungo tempo il servizio parrocchiale. Ha evocato anche il momento di resistenza iniziale al mandato: il “no” espresso per obbedienza alla propria coscienza, percepita come luogo di ascolto di Dio e della realtà. In quel “no”, ha spiegato, non c’era teatralità, ma la percezione che la missione fosse “troppo grande” e “troppo complessa”. Il passaggio decisivo è arrivato quando il rifiuto ha lasciato spazio a una disponibilità interiore, sintetizzata dalla frase che Schönborn ha voluto consegnare all’assemblea come chiave di lettura del nuovo ministero: «Dio non ha bisogno che io sia perfetto, ma disponibile».






La liturgia dell’ordinazione e la dimensione di popolo

In Duomo erano presenti circa tremila fedeli, insieme a seicento chierici e centocinquanta ministranti provenienti da oltre trenta parrocchie. Accanto ai vescovi austriaci e di altri Paesi europei, erano presenti il nunzio apostolico Pedro López Quintana, alcuni rappresentanti delle Chiese orientali cattoliche, delle comunità cristiane ecumeniche e di altre religioni.

Anche la partecipazione istituzionale ha segnato la giornata: il Presidente federale Alexander Van der Bellen, il Cancelliere Christian Stocker, il sindaco di Vienna Michael Ludwig e la governatrice della Bassa Austria Johanna Mikl-Leitner. Nei saluti finali, le autorità hanno descritto Grünwidl come un pastore capace di ascolto, con esperienza reale nelle parrocchie e orientato al servizio, sottolineando il valore sociale della presenza ecclesiale in Austria: una Chiesa che incrocia la vita pubblica senza ridursi a funzione cerimoniale.

Il discorso di Grünwidl, tra Agostino e la “lira” del Risorto

Nel suo primo intervento da arcivescovo, Grünwidl ha scelto un registro personale e insieme teologico, aprendo con le parole di sant’Agostino ricordate anche da Leone XIV: «Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano». La frase è diventata un modo per dire che la distanza del ministero non cancella la fraternità, e che l’autorità ecclesiale nasce dentro una condizione condivisa di fede. Con una nota di ironia, ha ricordato un episodio della storia diocesana viennese: una consacrazione mai avvenuta perché il candidato disse “non sono pronto” e lasciò il Duomo; un richiamo a una tentazione reale, quella di fuggire davanti al peso del compito. Ma Grünwidl ha voluto anche dichiarare il suo punto di decisione: un “sì” detto “con tutto il cuore”, dopo mesi difficili, ringraziando Papa Leone XIV e il nunzio per la pazienza e l’insistenza.

La parte centrale del discorso si è concentrata sul rischio di ridurre la Chiesa a strutture, statistiche o reputazione. Grünwidl ha riconosciuto che il tempo è segnato da trasformazioni politiche, economiche e religiose, e che anche la forma ecclesiale cambia. In questo scenario, ha rilanciato la sua immagine guida: la Chiesa come “lira nelle mani del Cristo risorto”, chiamata a far risuonare una melodia che è amore e pace, ma anche protesta contro indifferenza, ingiustizia e guerra, fino a diventare un canto pasquale di speranza che spinge all’azione. Qui il riferimento ai giovani è stato esplicito: ciò di cui hanno bisogno, ha detto, è un Vangelo che non sia formula, ma energia che genera coraggio e responsabilità.

Da ultimo, il nuovo arcivescovo ha spiegato il senso operativo del suo motto: «Accogliete in voi la melodia di Dio». Lo ha declinato in quattro direzioni: l’azione dello Spirito Santo come “direttore d’orchestra”; una Chiesa “sinfonica e sinodale” capace di dialogo ecumenico e interreligioso; uno stile “vivo e forte” che unisce forza, amore e sobrietà; un ancoraggio spirituale in una fiducia primaria: “prima che io creda in Dio, è Dio che crede in me”, con l’annuncio fondamentale “tu sei voluto e amato”. È su questa nota, ha concluso, che si costruisce la possibilità di un popolo che suona insieme: «Tu sei una nota nella melodia di Dio».

E.R.
Silere non possum