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Leone XIV a Pavia, il figlio sull'arca del padre: «Costruttori di pace» e una lezione sulla civitas
Città Del Vaticano20 giugno 2026

Leone XIV a Pavia, il figlio sull'arca del padre: «Costruttori di pace» e una lezione sulla civitas

Il Pontefice agostiniano torna nella città che custodisce le spoglie di Agostino. Tra Piazza Duomo e Piazza Vittoria, l'invito ai giovani all'«amicizia autentica, non solo con lo schermo» e un discorso civile che fa della città un dono e un compito.

PAVIA - La visita lombarda di Leone XIV si è articolata lungo la giornata tra il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), la Basilica agostiniana, Piazza Duomo e Piazza Vittoria, prima del trasferimento serale a Sant'Angelo Lodigiano. È stata però la sosta sull'arca di Agostino il cuore della giornata: davanti all'urna di bronzo dorato e cristallo il Papa ha rilanciato un appello a camminare insieme senza divisioni nella Chiesa.

Sul sagrato del Duomo: i bambini, la comunità sudamericana e il «basta» agli odi

Lasciata la Basilica, alle 17 il Santo Padre ha raggiunto in papamobile Piazza Duomo per l'adorazione eucaristica e la venerazione delle reliquie di San Siro, primo Vescovo e patrono della diocesi e della città. Sul sagrato lo attendevano circa 1.500 persone: l'omaggio floreale dei bambini, il saluto degli animatori, la comunità sudamericana - alla quale il Pontefice ha rivolto un saludo in spagnolo ai peruviani e a tutti i latinoamericani. Richiamando Agostino - se vogliamo che il mondo viva in pace, ha ricordato, dobbiamo cominciare a cambiare noi stessi - Leone XIV ha pronunciato una sequenza secca di rifiuti: basta con le parole di odio, con gli insulti, con il bullismo, con tutto ciò che semina guerra tra le persone, le comunità e i popoli. L'invito ai ragazzi è stato altrettanto netto: perseverare, partecipare, costruire “autentica amicizia, di persona” e non soltanto «con lo schermo, con il telefonino». «Presenti! Tutti presenti!», ha esortato, perché è nella prossimità reale che «Gesù davvero vive fra noi». Poi la benedizione e l'augurio di restare una comunità viva di fede, speranza e amore.

Subito dopo il Papa è entrato in Cattedrale, accolto dai membri del Capitolo, per l'adorazione del Santissimo e la sosta davanti all'altare di San Siro.

In Piazza Vittoria: la civitas come dono e come compito

Alle 17.30, raggiunta a piedi Piazza Vittoria, è cominciato l'incontro con la cittadinanza davanti a circa 3.500 persone. Dopo il saluto del sindaco Michele Lissia e le parole di benvenuto del vescovo, S.E.R. Mons. Corrado Sanguineti, Leone XIV ha offero ai presenti una riflessione sulla città che merita di essere meditata.

Il filo conduttore è la civitas. La bellezza di Pavia, ha osservato il Papa, è «esigente», perché è eredità di un passato che diventa impegno per il presente: la città è insieme «un dono e un compito» per chi vi abita. Da qui il richiamo etimologico e politico al tempo stesso - la città indica una condizione umana, «è singolare e plurale» - e la riformulazione del legame sociale: essere sociali significa essere solidali, comportarsi da autentici soci, mossi dal bene comune e non da interessi di parte. La sintesi è folgorante: «I cittadini sono sempre concittadini!»

Su questa base il Pontefice ha posto la domanda che è anche un metodo: di fronte alle sfide attuali, chiediamoci «che cosa fortifica e che cosa erode» le nostre case, che cosa rende stabile e che cosa ferisce la società. Perché - ha avvertito - ciò che è di tutti rischia di diventare di nessuno, e all'indifferenza che disgrega la comunità si risponde solo rinnovando la partecipazione attiva. Contro «forme di degrado e di analfabetismo civico», Leone XIV ha chiesto di custodire piazze, parchi e strade come luoghi d'incontro, coltivando la concordia attraverso il dialogo tra le persone e le culture che animano Pavia. E ha invitato ciascuno a ripetere dentro di sé un ritornello quasi laico: «mi interessa la nostra città», la salute di chi mi sta accanto, la bellezza del luogo, la qualità della vita, perfino questa pianura fertile dove ogni campo porta i segni del lavoro paziente di chi ha ascoltato per secoli il ritmo del creato.

Fede e ragione: l'eredità agostiniana come chiave del discorso

Leone ha parlato di Pavia come «polo culturale» che forma la persona «senza speculare sul suo lavoro», perché promuovere le scienze significa promuovere l'uomo, sempre protagonista delle proprie ricerche. È qui che il Papa ha evocato Agostino come «esempio della sana inquietudine» di chi ricerca, studia ed educa, figura che incarna «il dialogo arduo e costante tra fede e ragione» e ne testimonia la reciproca appartenenza. La formula con cui ha condensato il punto è di marca pienamente agostiniana: “Non si può credere senza pensare”, né illuminare le domande più alte della ragione senza la fede. Una ragione che, aperta con fiducia, «non si chiude in logiche di profitto o di dominio».

Da qui l'affondo finale sul ruolo della Chiesa, «grembo che accoglie tutti» e «la più antica istituzione cittadina», chiamata a evangelizzare come focolare di fede e casa di carità al servizio dei più piccoli, poveri, soli o anziani - con un esplicito riconoscimento al volontariato. La croce nello stemma di Pavia, ha concluso, non è semplice simbolo araldico ma «sintesi culturale»: ricorda che la storia della città è ancorata al valore universale dell'amore cristiano, ed è una storia «da scrivere insieme», nell'intesa tra cittadini e associazioni, Chiesa ed enti pubblici, generazioni e culture. Prima della benedizione, l'invito a onorare sempre «la dignità di ogni vita umana».

Al termine, dopo l'Atto di affidamento alla Madonna di Piazza Grande e il saluto a una rappresentanza di autorità e fedeli, il Santo Padre ha lasciato Piazza Vittoria per raggiungere in auto il Campo di Rugby del CUS di Cravino, congedandosi dalle autorità che lo avevano accolto e ripartendo in elicottero verso Sant'Angelo Lodigiano.

d.M.C.
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