Città del Vaticano - È decollato dall'eliporto vaticano alle 13 ed è atterrato a Cravino un'ora e mezzo dopo. Il Papa ha iniziato così la sua visita alla tomba dell'amato ispiratore del suo Ordine, Agostino d'Ippona. Prima di raggiungere il cuore agostiniano della giornata, Leone XIV ha fatto visita al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), uno dei pochi centri al mondo per la cura dei tumori con protoni e ioni carbonio, eccellenza della sanità pavese.
Alle 15.45 il Papa è giunto al Convento dei Padri Agostiniani, un luogo che conosce bene: qui è stato spesso, anche negli anni in cui guidava l'Ordine come priore generale. Appena arrivato ha salutato molti con lo sguardo, riconoscendo diversi tra i presenti. Mentre il Reggente della Casa Pontificia lo invitava a procedere - i tempi della visita sono strettissimi - ha lasciato qualche battuta al microfono, parole che dicono molto del suo legame con questa comunità: se restasse anche solo trenta secondi, riconoscerebbe tanti volti noti. Ha poi incontrato la comunità agostiniana che gli è familiare. Al momento di entrare nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, Padre Gabriele Pedicino, priore della provincia italiana dell'Ordine, gli ha offerto il crocifisso da baciare. Quindi il Papa è entrato processionalmente nella basilica, dove davanti alle spoglie di Agostino, custodite nell'arca marmorea, si è celebrata la liturgia della Parola
Vatican MediaNel saluto, il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti lo ha accolto a nome dell'intera Chiesa diocesana, ricordando quanto quel luogo gli sia familiare: vi è tornato più volte a pregare sulla tomba di sant'Agostino e proprio lì, da priore generale dell'Ordine, aveva ricevuto Benedetto XVI. Il priore generale degli Agostiniani, padre Joseph Farrell, ha accolto Leone XIV con le stesse parole che Robert Prevost - oggi Papa - aveva pronunciato per dare il benvenuto a Benedetto XVI durante la visita a Pavia del 2007, quando guidava l'Ordine come priore generale. Il Papa ha intonato il saluto liturgico, poi è stata letta la lettura tratta dalla Lettera di San Pietro.
Nell'omelia, il Papa ha detto di essere felice di trovarsi in mezzo a quella comunità, ringraziando il vescovo Corrado Sanguineti e il priore generale degli Agostiniani, padre Joseph Farrell, per le parole di benvenuto. Ha descritto la Chiesa di Pavia come una realtà «di antica tradizione» ma ancora viva, attenta ai segni del tempo e capace di non lasciarsi scoraggiare dal contesto secolarizzato e dalle fatiche nella trasmissione della fede.
Il filo dell'omelia, costruita sulla prima Lettera di Pietro, è stato quello delle «pietre vive»: i discepoli che, uniti a Cristo, compongono l'edificio spirituale della Chiesa. Da qui la domanda posta alla comunità pavese - come essere oggi, qui, una Chiesa viva? - e la prima risposta, essenziale: restare uniti a Cristo, «pietra viva, scartata dagli uomini ma scelta da Dio», pietra angolare su cui poggiano il cammino ecclesiale, l'azione pastorale e l'evangelizzazione.
Il Papa ha insistito sul rischio della dispersione. Essere costruiti su Cristo, ha spiegato, preserva dall'affaticarsi in cose secondarie - magari buone, ma non essenziali - e impone di ricondurre tutto al centro. Un richiamo rivolto in modo diretto ai presbiteri, che talvolta soffrono il senso di dispersione interiore e di stanchezza per le molteplici incombenze: a loro ha chiesto di tornare sempre al centro, unificando ogni cosa nella relazione con il Signore. E lo ha esteso ai religiosi e alle religiose, che conoscono la fatica di attualizzare il proprio carisma.
Non poteva mancare, davanti all'arca che custodisce le spoglie del Dottore di Ippona, il riferimento ad Agostino. Leone XIV ne ha richiamato il primato dell'interiorità citando il De vera religione: «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell'uomo interiore». Il bisogno di rientrare in sé, ha osservato, riaffiora oggi nella fretta e nella frammentazione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani.
Da lì l'invito a una pastorale in chiave missionaria, concentrata sull'essenziale e su un annuncio «gioioso e liberante» di Gesù Cristo, e l'immagine di una Chiesa «ben radicata nel territorio», esperta nell'arte di ascoltare e accompagnare: le famiglie, chi si prepara ai sacramenti e anche chi si affaccia saltuariamente o è lontano dalla vita di fede. Ha valorizzato gli oratori, le piccole comunità che si ritrovano nelle case attorno al Vangelo, i movimenti e la prossimità ai poveri. Un passaggio specifico lo ha dedicato a Pavia città universitaria, sottolineando l'importanza della pastorale universitaria e del dialogo con la cultura, perché lo studio e la ricerca scientifica spingano i credenti a una proposta di fede capace di illuminare la sete di verità, giustizia e bellezza. Infine, l'incoraggiamento ad assumere uno stile sinodale - camminare insieme, discernere in comune, promuovere la corresponsabilità - e l'affidamento a Maria, Madre della Chiesa, con la richiesta di intercessione ad Agostino e al patrono San Siro. Al termine, il Papa ha venerato le reliquie di Sant'Agostino.
p.B.N.
Silere non possum