Sant'Angelo Lodigiano - Alle 18.55 di oggi l'elicottero di Leone XIV ha toccato il prato dello stadio comunale "Carlo Chiesa". Era l'ultima tappa di una giornata lombarda che il Pontefice ha costruito attorno a due figure soltanto in apparenza distanti: Agostino e Francesca Cabrini. A Pavia, poche ore prima, Leone XIV ha sostato davanti alle reliquie del vescovo d'Ippona nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro. A Sant'Angelo Lodigiano è venuto invece a inginocchiarsi davanti alla reliquia del cuore della prima santa degli Stati Uniti, portata per l'occasione dalla casa-madre di Codogno.
Il filo che lega le due venerazioni è il cuore inquieto: quello agostiniano che non trova tregua finché non riposa in Dio, e quello di una donna che la contemplazione spingeva senza sosta verso i porti, le miniere, le carceri dei migranti italiani d'America. Leone XIV ha scelto la Giornata mondiale del rifugiato per compiere questo pellegrinaggio nella città natale della patrona dei migranti.
"Quel segno è entrato in una fase diversa"
Nella parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini il Papa ha ripercorso la "rotta" della missione cabriniana - quel celebre "non all'oriente, ma all'occidente" con cui Leone XIII reindirizzò la giovane fondatrice verso gli emigrati italiani, raccogliendo l'intuizione di san Giovanni Battista Scalabrini - per poi spostare bruscamente lo sguardo sul presente: «Quel "segno", cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa».
Leone XIV non ha pronunciato slogan, non ha citato cifre, non ha consegnato alla cronaca la dichiarazione a effetto che molti attendevano sul tema più caldo del dibattito europeo. Ha fatto qualcosa di più impegnativo: ha posto una domanda. Che cosa direbbe oggi l'anima missionaria di Cabrini? E ha lasciato che fosse la santa, con le sue parole - «nessun lavoro sarà troppo difficile, nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita per l'amore del Cuore di Gesù» - a rispondere al posto suo.
Le parole del pontefice
Leone XIV ha richiamato Dilexit nos, l'ultima enciclica di Francesco dedicata al Cuore di Cristo, e ha rivendicato di averne raccolto e proseguito la linea con la propria esortazione Dilexi te sull'amore verso i poveri - dove, accanto a Scalabrini, compare proprio la figura di Cabrini nel capitolo sull'accompagnamento dei migranti.
Il Pontefice continua a costruire la propria identità magisteriale dichiarando la continuità, non rivendicando la rottura. La devozione al Sacro Cuore - che a un orecchio distratto può suonare come pietà ottocentesca - viene riproposta come il "motore" di un'azione concreta nella storia, e dunque come tutto fuorché un ripiegamento intimistico.
L'appello ai giovani e la nota sinodale
Rivolto specialmente ai giovani, il Pontefice ha invitato a leggere gli scritti di Cabrini, le lettere, i diari di viaggio. E alla Chiesa di Lodi ha consegnato un augurio in forma di programma: vivere «una sinodalità effettiva, camminando uniti e tendendo insieme alla santità, nella varietà dei doni e dei ministeri». Leone XIV declina questo tema in chiave decisamente più cristologica e meno procedurale di quanto non ci si fosse abituati nella stagione precedente.
Lungo il percorso in papamobile dallo stadio alla basilica il Papa è stato salutato da circa cinquemila persone; un migliaio i fedeli all'arrivo in parrocchia. Prima di ripartire ha rivolto un ultimo saluto ai circa 2200 radunati allo stadio, in larga parte ragazzi e giovani animatori dei Grest, elogiando «la pazienza e la capacità di aspettare» come «segno di speranza». Alle 20.18 l'elicottero è ripartito per il Vaticano.
d.M.C.
Silere non possum