Luanda - Giornata intensa per Papa Leone XIV in Angola, nel penultimo giorno della tappa nel Paese lusofono del suo viaggio apostolico in Africa. Dopo la Santa Messa celebrata questa mattina nella spianata di Saurimo, capoluogo della provincia di Lunda Sul, il Santo Padre ha fatto rientro nella capitale angolana nel primo pomeriggio per incontrare la comunità cattolica.

L'incontro alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima

Poco prima delle 18, Leone XIV ha raggiunto la parrocchia di Nostra Signora di Fatima, affidata ai religiosi cappuccini, per l'incontro con i vescovi, i sacerdoti, i consacrati, le consacrate, i catechisti e gli operatori pastorali dell'Angola. All'ingresso della chiesa, due bambini hanno accolto il Santo Padre con un omaggio floreale, mentre il parroco gli porgeva la croce e l'acqua benedetta per l'aspersione rituale. Ad accogliere il Pontefice vi era il Presidente della Conferenza Episcopale Angolana, S.E.R. Mons. José Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo.

Dopo le parole di benvenuto del presule e le testimonianze offerte da un sacerdote, un catechista e due religiose, il Papa ha pronunciato un discorso articolato sulla missione della Chiesa in Angola, a cinquant'anni dall'indipendenza del Paese. Nel suo intervento, il Pontefice ha espresso profonda gratitudine per l'opera di evangelizzazione compiuta nella nazione africana, per la speranza seminata nel cuore del popolo e per la carità rivolta ai più poveri, ricordando come il cammino della Chiesa angolana si fondi sulle solide basi della riconciliazione e della pace, frutto di una lunga storia segnata anche dal dolore del conflitto armato.

Rivolgendosi in particolare ai giovani seminaristi e ai candidati alla vita consacrata, Leone XIV li ha esortati a non temere di consegnarsi a Cristo, richiamando le celebri parole di Benedetto XVI pronunciate all'inizio del suo ministero petrino nell'aprile 2005. Il Papa ha sottolineato come Cristo non tolga nulla all'uomo se non il peccato, donando invece il centuplo a chi lo segue nell'obbedienza, nella povertà e nella castità. Un passaggio significativo del discorso è stato dedicato alla figura dei catechisti, definiti espressione fondamentale della vita della Chiesa africana e fonte di ispirazione per le comunità cattoliche di tutto il mondo. Il Pontefice ha poi richiamato il triennio pastorale in corso nelle diocesi angolane, dedicato alla riflessione sul ministero ordinato e sulla vita consacrata con il motto "Discepoli fedeli, discepoli gioiosi", tratto dagli Atti degli Apostoli. Ampio spazio è stato riservato al tema della formazione permanente, che Leone XIV ha descritto come un cammino che va oltre lo studio personale e l'accompagnamento dei formatori, abbracciando la dimensione contemplativa, la cura di sé, la letteratura, la musica, lo sport, le arti e soprattutto l'adorazione eucaristica. Il Papa ha messo in guardia dalla pericolosa illusione della superstizione, invitando il clero a formare i fedeli con serietà dottrinale e coerenza di vita, citando a tal proposito anche la Evangelii nuntiandi di San Paolo VI sul primato della testimonianza. Prevost ha fatto poi riferimento alla famiglia, definita culla di molte vocazioni e luogo di santificazione ed ha rivolto un sentito ringraziamento ai familiari dei consacrati, esortandoli al contempo a non cercare vantaggi dal servizio ecclesiale dei loro cari ma a sostenerne la fedeltà al Vangelo con la preghiera e con i consigli propri di un padre e di una madre.

Non è mancato un appello deciso alla pace e alla giustizia sociale. Riprendendo l'enciclica Populorum progressio di san Paolo VI, Leone XIV ha ricordato che lo sviluppo costituisce il nuovo nome della pace, invitando la Chiesa angolana a continuare a denunciare le ingiustizie e a contribuire allo sviluppo integrale del Paese, in particolare attraverso l'impegno nei campi dell'istruzione e della sanità. Un pensiero commosso è andato ai missionari, angolani e stranieri, che hanno dato la vita per il Vangelo e per questo popolo, preferendo la morte al tradimento della giustizia, della verità e della carità di Cristo. Il saluto conclusivo è stato affidato alla Vergine Maria, invocata con il titolo locale e profondamente amato di Mama Muxima. Al termine dell'incontro, dopo la benedizione e il canto finale, alle 18:30 il Papa si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica, dove cenerà in forma privata e riposerà.

Domani il trasferimento a Malabo

La giornata di martedì 21 aprile segnerà il passaggio dalla tappa angolana a quella, fortemente voluta da Leone, in Guinea Equatoriale, quarta e ultima nazione del viaggio apostolico in Africa. Alle 8:45 è prevista la cerimonia di congedo all'Aeroporto Internazionale di Luanda "4 de Fevereiro". L'arrivo a Malabo è fissato per le 11:45, dove il Santo Padre sarà accolto dalla cerimonia ufficiale di benvenuto. Nel pomeriggio, il programma prevede alle 12:30 la visita di cortesia al Presidente della Repubblica nel Palazzo Presidenziale, seguita dall'incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, sempre nella sede presidenziale. Alle 16 il Pontefice si recherà al Campus Universitario León XIV dell'Università Nazionale per l'incontro con il mondo della cultura, appuntamento di particolare rilievo simbolico data la recente dedica dell'ateneo equatoguineano proprio a lui. Alle 17:15 è in programma la visita agli operatori e agli assistiti dell'Ospedale Psichiatrico "Jean Pierre Olie", un segno della costante attenzione del Papa verso le realtà di sofferenza e di emarginazione sanitaria. La giornata si concluderà alle 19 con l'incontro privato con i vescovi della Guinea Equatoriale.

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