Roma - Sessantacinque medaglie e ventitré titoli continentali. Il bilancio dei Campionati europei di atletica leggera di Birmingham e degli Europei delle discipline acquatiche di Parigi, conclusi domenica, restituisce la fotografia di due movimenti italiani ormai stabilmente ai vertici continentali. A Birmingham gli azzurri hanno conquistato 22 medaglie - dieci ori, sei argenti e sei bronzi - chiudendo al primo posto sia nel medagliere sia nella classifica a punti. A Parigi il bottino complessivo delle discipline della Federazione Italiana Nuoto è stato ancora più ampio: 43 medaglie, con tredici ori, quindici argenti e quindici bronzi. La Gran Bretagna ha preceduto l'Italia nel medagliere per il maggior numero di ori, quattordici contro tredici, ma nessun'altra delegazione ha raccolto tanti podi quanto quella azzurra.
Le 43 medaglie comprendono nuoto in vasca, tuffi, nuoto artistico, acque libere e tuffi dalle grandi altezze. Il solo nuoto ha prodotto venti podi: sei ori, otto argenti e sei bronzi. Anche qui la Gran Bretagna ha preceduto l'Italia nel medagliere grazie a otto ori contro sei, mentre gli azzurri hanno conquistato più medaglie complessive e hanno vinto la classifica per nazioni.
A Birmingham la forza italiana si è vista soprattutto nella distribuzione dei risultati. I dieci titoli sono arrivati da specialità molto diverse. Nadia Battocletti ha completato per la seconda volta consecutiva la doppietta nei 5.000 e nei 10.000 metri. Gianmarco Tamberi ha superato 2,32 metri conquistando il quarto titolo europeo all'aperto della carriera. Leonardo Fabbri ha confermato il titolo nel peso con 22,31 metri, seguito dall'argento di Zane Weir con 21,12. Dariya Derkach ha vinto il triplo portando il personale a 14,60 metri. Andy Díaz si è imposto nella stessa specialità al maschile con 18,15, nuovo record italiano.
La marcia ha aggiunto due ori pesantissimi con Massimo Stano e Sofia Fiorini nella nuova distanza della maratona. Fiorini, poco più che ventenne, ha chiuso in 3 ore 15 minuti e 11 secondi, firmando il record mondiale. Nella mezza maratona di marcia sono arrivati anche l'argento di Francesco Fortunato e il bronzo di Andrea Cosi. Nell'ultima giornata Larissa Iapichino ha conquistato il lungo con 7 metri, prima italiana a vincere il titolo europeo all'aperto nella specialità, mentre la 4x400 maschile di Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati ha consegnato all'Italia il decimo oro vincendo in 2:59.16. In batteria lo stesso quartetto aveva corso in 2:58.10, record italiano e record dei Campionati.
Anche Parigi ha mostrato quanto il rendimento italiano non dipenda più da uno o due campioni. Nicolò Martinenghi ha vinto sia i 100 rana, in 58.58, sia i 50 rana, in 26.57. Simona Quadarella ha realizzato la tripletta nel mezzofondo: oro negli 800 in 8:15.55, nei 1.500 in 15:46.22 e nei 400 stile libero in 4:01.34. Thomas Ceccon ha aggiunto l'argento nei 100 dorso e il bronzo nei 200, quest'ultimo con il record italiano di 1:53.96; Benedetta Pilato ha ottenuto l'argento nei 50 rana e il bronzo nei 100, mentre Alberto Razzetti è stato secondo nei 400 misti.
Il risultato forse più indicativo in prospettiva è arrivato da Sara Curtis. Nei 50 dorso ha migliorato due volte il record mondiale: 26.63 in semifinale e 26.56 nella finale vinta per il titolo europeo. Ha aggiunto due bronzi individuali, nei 100 stile libero in 52.72 e nei 50 stile libero in 23.99, nuovo record italiano, oltre a tre medaglie nelle staffette: argento nella 4x100 stile libero femminile e nella 4x100 mista femminile, bronzo nella 4x100 stile libero mista. Sei podi in una sola edizione, accompagnati da una serie di primati che collocano la velocista piemontese fra i riferimenti del prossimo ciclo olimpico.
E il conto di Parigi non si ferma alla piscina. Chiara Pellacani ha partecipato a cinque dei tredici ori italiani nei tuffi, vincendo nel team event, nel sincro misto da tre metri con Matteo Santoro, nel trampolino da un metro, nel trampolino da tre metri e nel sincro femminile da tre metri con Elisa Pizzini. Ginevra Taddeucci ha dominato il fondo aggiudicandosi sia la 10 sia la 5 chilometri. La staffetta mista 4x1500 con Barbara Pozzobon, Taddeucci, Marcello Guidi e Gregorio Paltrinieri ha inoltre conquistato l'argento.
La dimensione del bottino conta, ma ancora più significativa appare la sua continuità. Alle Olimpiadi di Tokyo l'atletica italiana conquistò cinque medaglie, tutte d'oro, mentre le discipline della Federazione Italiana Nuoto ne ottennero sette: dodici podi sui quaranta complessivi della spedizione. A Parigi 2024 il contributo congiunto fu di nove medaglie sulle quaranta italiane: tre nell'atletica - l'argento di Battocletti e i bronzi di Mattia Furlani e Andy Díaz - e sei fra nuoto e fondo. Due cicli olimpici molto diversi hanno quindi prodotto risultati ripetuti negli stessi settori.
Dietro questa continuità esiste una struttura che richiede investimenti considerevoli. Per il 2026 Sport e Salute ha assegnato alla Federazione Italiana Nuoto 18,62 milioni di euro, contro i 16,84 milioni del 2025: quasi 1,8 milioni in più, con un incremento del 10,57 per cento. Alla FIDAL sono stati assegnati 14,93 milioni, sostanzialmente stabili rispetto ai 14,89 milioni dell'anno precedente. Il sostegno pubblico rappresenta dunque una componente rilevante, inserita però in un sistema nel quale operano società sportive, tecnici, enti territoriali, gruppi sportivi militari e strutture federali.
Nel nuoto il problema degli impianti assume un peso particolare. La FIN dispone oggi di una rete di centri federali distribuiti sul territorio e indica in circa cinque milioni il numero dei praticanti in Italia. Dietro la nazionale esiste una rete molto più vasta di piscine e società che insegna a nuotare ai bambini, seleziona gli agonisti e alimenta progressivamente i gruppi di alto livello. È anche il settore più esposto ai costi di gestione: riscaldamento dell'acqua, trattamento degli impianti ed energia rendono la piscina una struttura economicamente impegnativa e la crisi energetica degli ultimi anni ha aumentato la pressione sui gestori.
Un fenomeno analogo, con caratteristiche differenti, si osserva nell'atletica. I tesserati FIDAL sono passati da poco più di 125 mila nel 2001 a 243 mila nel 2024. L'allargamento della base non garantisce automaticamente una medaglia internazionale, ma moltiplica le possibilità di individuare atleti di talento e permette alle società di costruire una filiera più ampia fra attività giovanile, categorie intermedie e alto livello.
È qui che Birmingham e Parigi assumono un significato che va oltre il medagliere. I successi sono arrivati contemporaneamente da campioni consolidati e da atleti che saranno al centro del prossimo ciclo olimpico. Curtis, che ha già partecipato ai Giochi di Parigi 2024, arriverà a Los Angeles con quattro anni di esperienza internazionale in più e un record mondiale alle spalle. Fiorini potrebbe invece presentarsi alla sua prima Olimpiade da campionessa europea e primatista mondiale della maratona di marcia.
Il ricambio, quindi, è già cominciato mentre la generazione precedente continua a vincere. La questione per i prossimi anni riguarderà la capacità di mantenere questa profondità senza indebolire la rete che la rende possibile: società, allenatori, impianti, attività giovanile e centri di preparazione. Birmingham e Parigi mostrano il risultato finale di un processo che comincia molto prima della convocazione in Nazionale. Le medaglie si conquistano in pista, in pedana e in acqua; la possibilità di arrivare a giocarsele viene costruita negli anni, e passa inevitabilmente anche attraverso i bilanci delle federazioni.



