Mosca - Sabato pomeriggio Steve Witkoff e Jared Kushner sono stati ricevuti al Cremlino da Vladimir Putin per un colloquio durato circa tre ore, al quale è seguita una cena con il presidente russo. Oggi i due sono attesi a Kiev, dove incontreranno Volodymyr Zelensky. Era da gennaio che gli inviati di Donald Trump non mettevano piede a Mosca, e in Ucraina non erano mai stati: la tappa di domenica sarà la loro prima visita nella capitale ucraina da quando è cominciata la guerra, e la più alta per rango compiuta da un rappresentante americano da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.
Il viaggio è il tentativo più visibile da mesi di rimettere in moto un negoziato che si era fermato tra la fine dell'inverno e la primavera, mentre l'attenzione di Washington si spostava sulla guerra con l'Iran. Nel frattempo la guerra in Ucraina, entrata nel quinto anno, si è fatta più violenta nei cieli: negli ultimi giorni la Russia ha intensificato gli attacchi con missili e droni su Kiev e su altre grandi città, sfruttando la carenza ucraina di intercettori per la difesa aerea.
Chi sono i due inviati
Witkoff ha 69 anni ed è un costruttore immobiliare di New York, amico di Trump da decenni. All'inizio del secondo mandato è stato nominato inviato speciale per il Medio Oriente, ma nei fatti il presidente gli ha affidato via via tutti i dossier negoziali che gli stanno più a cuore: Gaza, l'Iran, la Russia. Non ha una formazione diplomatica e tratta con i governi stranieri con lo stile che usava per le compravendite di grattacieli.
Kushner ha 45 anni, è il marito di Ivanka Trump e nel primo mandato del suocero fu consigliere alla Casa Bianca, dove seguì i negoziati che portarono agli Accordi di Abramo del 2020. Nel secondo mandato non ha un incarico formale, ma dall'autunno del 2025 affianca Witkoff nei colloqui sull'Ucraina e poi in quelli sull'Iran. Insieme avevano già incontrato Putin al Cremlino il 2 dicembre 2025 e il 22 gennaio 2026. Dall'altra parte del tavolo il loro interlocutore abituale è Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e inviato di Putin per i rapporti economici con Washington: sabato è stato lui ad accoglierli all'aeroporto di Vnukovo, e ha pubblicato le foto con la didascalia «Welcome to Moscow Peacemakers».
Perché proprio adesso
L'ultima fase intensa del negoziato risale a dicembre e gennaio, quando dopo il piano in 28 punti presentato dagli americani a novembre si erano succeduti colloqui a Miami con il negoziatore ucraino Rustem Umerov, a Berlino e a Davos. Il 22 gennaio, mentre Witkoff e Kushner erano a Mosca, Trump diceva dal palco del Forum economico mondiale che le due parti erano «relativamente vicine» a un accordo. Poi il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, e i due inviati, che avevano condotto anche quella trattativa, hanno smesso di occuparsi dell'Ucraina.
La ripresa dei contatti è cominciata a fine luglio, quando Zelensky ha incontrato Trump alla Casa Bianca durante un viaggio a Washington per le cerimonie funebri del senatore Lindsey Graham, uno dei più convinti sostenitori dell'Ucraina al Congresso. In quei giorni il Financial Times scrisse per primo che si stava discutendo una visita di Witkoff e Kushner a Kiev. Il 25 agosto il direttore della CIA John Ratcliffe è andato a Mosca a incontrare Sergej Naryškin, capo dell'intelligence estera russa. Lunedì scorso Zelensky ha detto di aver parlato al telefono con i due inviati per fissare le date, giovedì ha confermato che ci sarebbero stati incontri «a Mosca e a Kiev», venerdì Trump ha presentato la missione dalla Casa Bianca: «Ho mandato Steve Witkoff e Jared Kushner, due grandi negoziatori. Li abbiamo mandati per vedere se riusciamo a ottenere qualcosa, e potrebbe esserci una buona possibilità».
Secondo Trump e secondo funzionari ucraini, i due portavano con sé una proposta di cessate il fuoco elaborata con Kiev. Non è chiaro quanto differisca da quelle già circolate nei mesi scorsi. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, prima dell'incontro, ha detto che «non si parla di nuove idee» per porre fine al conflitto.
Come è andata a Mosca
Il Cremlino ha diffuso il video dell'inizio dell'incontro. Putin ha riconosciuto che la situazione da affrontare «non è semplice», ha chiesto agli ospiti di trasmettere a Trump i suoi auguri e «una parola di gratitudine», e ha detto di avere piena fiducia nella mediazione americana. Alla fine il consigliere per la politica estera Jurij Ušakov ha descritto il colloquio come «sostanziale, costruttivo, eccezionalmente franco e condotto in uno spirito di fiducia». Ha aggiunto che gli americani si erano «preparati seriamente» al viaggio, che avevano espresso l'interesse a far cessare le ostilità il prima possibile, e che «la parte russa ha fornito valutazioni chiare ed esaurienti della situazione» dell'operazione militare speciale, la formula con cui Mosca continua a chiamare la guerra. Putin, secondo Ušakov, ha confermato l'intenzione di continuare a lavorare con gli americani «alla ricerca di soluzioni politiche e diplomatiche».
Sul merito non è stato reso noto nulla. Le richieste russe conosciute restano quelle degli ultimi mesi: la cessione da parte ucraina di ampie porzioni di territorio, la rinuncia all'ingresso nella NATO e una forte riduzione dell'esercito, condizioni che Kiev ha sempre rifiutato. Un indizio su ciò che potrebbe muoversi viene dalla composizione della delegazione americana: secondo Axios ne faceva parte Gene Lange, responsabile facente funzione per le sanzioni al dipartimento del Tesoro, che ha partecipato alla riunione preparatoria con Dmitriev ma non a quella con Putin. La sua presenza indica che il regime sanzionatorio contro la Russia era tra gli argomenti in discussione.
La tregua di tre giorni
La novità concreta della giornata riguarda i cieli delle due capitali. Peskov ha annunciato che Putin ha ordinato di non colpire Kiev per tre giorni a partire dalla mezzanotte di sabato, collegando la decisione alla visita degli inviati in Ucraina e precisando che non si tratta di un cessate il fuoco più ampio. Zelensky ha risposto su X: «Da ora fino alla fine di sabato, così come domenica e lunedì, l'Ucraina è pronta ad astenersi da attacchi su Mosca, e ci aspettiamo che i russi facciano lo stesso riguardo a Kiev». Il presidente ucraino aveva già chiesto venerdì una sospensione reciproca, e la nuova intesa ripete uno schema già visto: durante la visita di Ratcliffe a Mosca del 25 agosto gli Stati Uniti avevano chiesto all'Ucraina di non colpire la capitale russa.
Cosa succede adesso
Oggi Witkoff e Kushner saranno a Kiev per la conversazione con Zelensky, che li aspetta «pronto a un confronto sostanziale» e nei giorni scorsi ha ripetuto che bisogna cercare «opzioni realistiche» per chiudere la guerra. Secondo Ušakov, i due hanno promesso di usare nella capitale ucraina «le osservazioni e le valutazioni ricevute personalmente dal presidente della Russia»: in pratica faranno da postini delle posizioni del Cremlino, come già in dicembre e in gennaio.
La distanza tra le due parti è la stessa di sei mesi fa, e nessuno dei protagonisti ha lasciato intendere che si sia ridotta. Quello che è cambiato è il calendario: l'inverno si avvicina, gli attacchi russi alla rete energetica ucraina si intensificano ogni anno in questa stagione, e Washington ha di nuovo tempo per occuparsi del dossier. La tregua sulle due capitali scade lunedì notte. Al momento in cui scriviamo non sono disponibili dettagli sull'esito dell'incontro di Kiev.



