Diocesi di Bamenda

Bamenda - Leone XIV si prepara a compiere un viaggio apostolico di forte rilievo ecclesiale e politico nel continente africano. Dal 13 al 23 aprile il Pontefice visiterà Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, attraversando undici città in undici giorni, in quello che sarà il suo terzo viaggio internazionale dall’inizio del pontificato. Non si tratta soltanto di una successione di tappe istituzionali e celebrazioni liturgiche: il programma mostra con chiarezza le priorità di questo pontificato, dal dialogo interreligioso alla pace, dall’attenzione ai poveri e ai malati fino alla vicinanza concreta alle Chiese locali segnate da ferite profonde.

Un viaggio che attraversa le ferite e le attese dell’Africa

L’Africa è un Paese nel quale si intrecciano memoria cristiana, tensioni sociali, conflitti, evangelizzazione e attese popolari. Dalla terra di sant’Agostino in Algeria alle aree ferite dalla crisi anglofona in Camerun, dai santuari e dalle periferie dell’Angola fino agli incontri con giovani, famiglie e detenuti in Guinea Equatoriale, Leone XIV costruisce un viaggio che unisce dimensione pastorale, presenza diplomatica e gesto simbolico. È una visita che parla alle Chiese africane, ma anche alla comunità internazionale.

Le attese dei giovani di Bamenda

Silere non possum ha potuto intervistare alcuni cristiani a Bamenda e ha potuto ravvogliere le loro speranze e aspettative in vista di questa visita. Una delle giovani, Keven Melanita, studentessa di Accounting and Finance all’Università di Bamenda, membro del gruppo Cadet of Mary e segretaria generale della Federazione giovanile dell’arcidiocesi di Bamenda, ha dichiarato: «Le mie aspettative sono che, poiché il Papa viene a Bamenda per una visita di pace, la pace possa ritornare nel Nord-Ovest e nel Sud-Ovest e in tutte le altre parti del Camerun».

«La Chiesa di Bamenda è benedetta e la Chiesa cattolica in particolare è una confessione benedetta… Se dovessi incontrare personalmente il Papa, gli sarei molto grata per aver scelto il nostro Paese e Bamenda come una delle sue prime destinazioni nel suo pontificato. Lo supplicherei di parlare con le nostre autorità affinché la pace possa ritornare nel nostro Paese, il Camerun», ha aggiunto Keven.

Shey Paul Tardzenyuy
, un giovane appartenente al gruppo arcidiocesano Samba, un gruppo sociale e culturale dell’arcidiocesi di Bamenda, nonché membro dell’Apostolato della Divina Misericordia, ha affermato: «La mia aspettativa per la visita del Papa a Bamenda è che venga a promuovere un dialogo pacifico per la crisi che affrontiamo ormai da oltre nove anni. Con questa speranza, credo che la visita del Papa porterà e produrrà più frutti per trovare soluzioni durature a questo problema anglofono».

Paul
, che oggi vive a Bamenda a causa della crisi dopo essere fuggito dalla sua diocesi di origine, Kumbo, epicentro della crisi, ha aggiunto: «Se avessi l’opportunità di incontrare Papa Leone, gli chiederei e lo supplicherei di avviare un dialogo con le autorità, cioè il governo e i combattenti secessionisti. Gli chiederei di intercedere presso di loro e di promuovere un dialogo con loro, affinché possiamo avere una pace duratura nel Nord-Ovest e nel Sud-Ovest».

La crisi, la fede, la vita quotidiana

Parlando poi delle difficoltà vissute come giovane cattolico nell’arcidiocesi di Bamenda, Paul ha spiegato: «Una delle sfide che affrontiamo durante questa crisi è il fatto di non poter andare in chiesa in alcune domeniche quando ci sono sparatorie… Un’altra difficoltà è che essere cristiani e appartenere alla Chiesa cattolica sembra quasi un tabù per i combattenti secessionisti. Arrivano a rapire molti cristiani per chiedere riscatti per la loro liberazione, proprio come hanno rapito sacerdoti; cattolici e cristiani diventano i loro bersagli, e vengono pagati riscatti prima del rilascio».

Sono esperienze che hanno segnato profondamente la vita di Paul, oggi sposato ma ancora attivamente coinvolto nella pastorale giovanile dell’arcidiocesi.

In una regione segnata da un’estrema paura dell’ignoto, secondo altri giovani dell’arcidiocesi è difficile svolgere normalmente le proprie attività. Molti di loro hanno lasciato i villaggi d’origine e ora cercano rifugio, oppure vivono come sfollati interni in altri quartieri. Hanno perso il lavoro e persone care a causa di questa crisi. Tutto questo, hanno detto, a volte li porta anche a interrogarsi sulla loro fede. Hanno però aggiunto che, con la visita di Leone XIV, i messaggi che il Pontefice pronuncerà durante la Santa Messa o negli incontri porteranno un forte richiamo ai camerunesi, affinché il Paese possa tornare a vivere nella pace e nella tranquillità. Uno di loro ha detto di sperare che il governo e le autorità ascoltino il messaggio del Santo Padre, ne accolgano il consiglio e lo mettano in pratica.

Il ruolo delle donne e della Catholic Women Association

Emaille Epepe, segretaria nazionale per la comunicazione della Catholic Women Association (CWA) dell’arcidiocesi di Yaoundé, giunta a Bamenda per assistere all’ordinazione del vescovo ausiliare di Bamenda, ha dichiarato: «Abbiamo un ruolo molto importante da svolgere nella prossima visita di Papa Leone. Sappiamo bene quanto la Chiesa non possa muoversi senza la Catholic Women Association. Attendiamo questa visita con grande entusiasmo. Avere il Santo Padre che viene in Camerun a visitarci è qualcosa che accade una volta nella vita, e dobbiamo mettere insieme ogni sforzo per far sì che sia un successo».

Parlando delle difficoltà affrontate dalle bambine e dalle donne, che incidono anche sulla loro fede, ha affermato: «Certamente le donne camerunesi, come tutte le altre donne nel mondo, affrontano le loro sfide, che non sono uniche del Camerun ma comuni. Fortunatamente anche la Chiesa sta facendo la sua parte, sotto la guida dei suoi pastori, per fare in modo che la discriminazione contro le donne e le bambine sia ridotta».

Ha poi proseguito: «Noi, come donne della Catholic Women Association, come madri della Catholic Women Association, stiamo facendo del nostro meglio per elevare la vita delle donne. Cerchiamo di togliere le ragazze dalla strada, cerchiamo di portarle nei nostri centri di promozione femminile affinché imparino un mestiere, come nel nostro centro qui a Bamenda chiamato Immaculate Conception Empowerment Center, costruito dalla CWA». «L’obiettivo del centro è permettere alle bambine e ragazze che vivevano in strada di imparare un mestiere, migliorare il loro tenore di vita e raggiungere una stabilità economica», ha aggiunto la rappresentante della CWA.

Che cosa chiederebbero al Papa

Alla domanda su che cosa chiederebbe al Santo Padre se avesse l’opportunità di incontrarlo, ha risposto: «Se incontrassi il Papa, continuerei a chiedergli di pregare per noi, di incoraggiare i nostri collaboratori a elaborare politiche favorevoli alle donne e in particolare alle bambine… soprattutto alle nostre ragazze delle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest, vittime della crisi, e anche a quelle della parte settentrionale del Camerun. Queste sono le regioni su cui stiamo cercando di concentrare il nostro impegno, per fare in modo che le ragazze possano arrivare nei nostri centri e imparare un mestiere così da potersi aiutare da sole».

In merito allo stato dei preparativi, ha infine spiegato: «Ci stiamo preparando spiritualmente e ci sono anche altre cose che la Chiesa ci chiede di fare, e noi le stiamo facendo. Alcuni membri della CWA fanno parte di vari comitati… È anche una visita di Stato, quindi possiamo fare soltanto ciò che la Chiesa ci chiede, e lo facciamo con tutto il cuore».

Emmanuel Patrick Tan
Silere non possum

 

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