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«Una massa di fro***»: Bandecchi e l'insulto omofobo durante il Consiglio comunale
Attualità18 luglio 2026

«Una massa di fro***»: Bandecchi e l'insulto omofobo durante il Consiglio comunale

Richiamato dalla presidente dell'assemblea per una mano appoggiata sulla spalla, il sindaco ha replicato con una battuta sessista e ha coronato l'uscita con un epiteto omofobo, captato dalla diretta istituzionale. Le opposizioni chiedono conto alla maggioranza, mentre i precedenti si accumulano ormai da tre anni.

Terni - Il sindaco Stefano Bandecchi, noto alle cronache per essere un personaggio particolare, ha apostrofato con un insulto omofobo, «una massa di fro***», i presenti alla seduta del Consiglio comunale di mercoledì 15 luglio, al culmine di uno scambio con la presidente dell'assemblea Sara Francescangeli, che lo aveva pregato di toglierle la mano dalla spalla. L'esternazione, udibile con nitidezza nella diretta streaming, è stata seguita da un «Ha registrato?» affiorato quando, con ogni verosimiglianza, qualcuno in aula gli aveva appena rammentato che la seduta era in registrazione: un interrogativo nel quale è arduo scorgere rimorso, e assai più agevole leggere l'apprensione di chi teme che le proprie parole divengano materia pubblica.

Cosa è accaduto in aula?

Mentre la Francescangeli conduceva i lavori, il primo cittadino le ha posato una mano sulla spalla; la presidente lo ha richiamato con garbo, rammentandogli che quel contatto, per la sua eccessiva confidenza, era già stato bersaglio di critiche severe sui social e nel dibattito pubblico. Bandecchi si è scusato, ha parlato di «un gesto amicale molto sereno» e ha soggiunto che, quando una donna gli aggrada, le mani le posa «da altre parti». Al brusio sollevatosi tra i banchi ha fatto seguito la contumelia omofoba, completata da un «basta e avanza» che ne certifica il tono sprezzante.

Il peso delle parole

Chi guida un’amministrazione comunale non rappresenta soltanto sé stesso o chi lo sostiene, ma l’intera comunità: le persone che a Terni pagano le imposte, crescono i propri figli, mandano avanti imprese e affidano alle urne le proprie scelte politiche. Ricorrere a uno slur come sinonimo di fastidio significa comunicare a una parte della città che la sua dignità può diventare materia di dileggio. Significa inoltre concedere a chiunque, nei bar come nei cortili scolastici, una tacita licenza di ripeterlo: se simili ingiurie risuonano impunemente nell’aula consiliare, quale argine potrà reggere altrove? Il linguaggio delle istituzioni plasma il costume collettivo prima ancora di descriverlo.

Tre anni di precedenti

Chi segue le cronache ternane riconosce nell'episodio del 15 luglio l'ennesimo anello di una catena. Nel novembre 2023, in un'intervista al quotidiano italiano Fanpage, Bandecchi sostenne che chi non ha mai tradito la fidanzata «non è normale» e che «prima o poi l'ammazza». Nel gennaio 2024, durante la discussione in Consiglio di un atto delle minoranze sulla violenza di genere, la consigliera di Fratelli d'Italia Cinzia Fabrizi censurò quelle dichiarazioni; il sindaco le rivendicò «una per una», illustrò che cosa farebbe «un uomo normale» dinanzi a una donna e vi accompagnò considerazioni giudicate apertamente omofobe, inducendo Pd e Fratelli d'Italia ad abbandonare l'aula per protesta. Nel giugno 2024, durante le interrogazioni, si esibì in versi canini all'indirizzo dei consiglieri di Fratelli d'Italia prima di lasciare la seduta. Nel novembre dello stesso anno, in piena campagna per le regionali umbre, vergò sui social che i voti «al massimo li compro o li prendo di prepotenza».

Lo schema si ripete pressoché invariato: provocazione, sdegno, rivendicazione, oblio. Stavolta però l'ingiuria è caduta dentro l'aula, in una seduta pubblica, pochi istanti dopo un richiamo formale della presidenza.

La trasgressione viene così trasformata in uno strumento di visibilità politica, mentre il prezzo ricade sul decoro delle istituzioni e sulla dignità dei cittadini colpiti, ancora una volta ridotti a oggetto di dileggio in un Paese in cui l’omofobia continua a essere una presenza quotidiana.

L'interrogativo alla maggioranza

Il Movimento 5 Stelle di Terni ha bollato le frasi del sindaco come offensive per le istituzioni e ha posto un interrogativo ai banchi che lo sostengono: condividere o prendere le distanze? La domanda appare ineludibile, perché il silenzio di chi ogni giorno garantisce i numeri al primo cittadino finirebbe per tramutare ciascuna delle sue intemperanze in linea di governo della città.

Il fondatore di Alternativa Popolare ha edificato la propria fortuna politica sull'ostentazione del parlare «fuori dagli schemi». La libertà di espressione, soprattutto per chi ricopre una carica pubblica, incontra un limite invalicabile nella dignità delle persone rappresentate. L’epiteto pronunciato mercoledì ha oltrepassato quel limite con sfrontatezza. Le scuse sarebbero il minimo; assumersene le conseguenze sul piano politico e istituzionale costituirebbe l’unico gesto all’altezza della città.

Fino ad allora, quel «Ha registrato?», pronunciato dopo essere stato avvertito che la diretta era ancora in corso, resterà l’epigrafe più eloquente dell’intera vicenda. L’unica preoccupazione percepibile riguardava la diffusione pubblica di quelle parole; delle persone che ne sarebbero state ferite, nessuna traccia. Sì, tutto è stato registrato. Spetterebbe proprio agli elettori trarne le dovute conseguenze. Eppure, nel Bel Paese, qualcuno sembra aver dimenticato quali esiti possa produrre l’ascesa politica di certi personaggi.

L.C.

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