La Grecia attraversa uno dei momenti più critici della stagione estiva 2026, con decine di focolai attivi su più fronti e un bilancio umano che si aggrava di giorno in giorno. Domenica 2 agosto due elicotteri antincendio Bell si sono scontrati in volo nei cieli di Agios Konstantinos, a nordovest di Atene, mentre operavano sul fronte di Porto Germeno: nello schianto hanno perso la vita il coordinatore greco e il pilota danese di uno dei velivoli, mentre l'equipaggio del secondo mezzo è riuscito a mettersi in salvo riportando ferite lievi. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha espresso il proprio cordoglio attraverso i social, definendo la perdita un motivo di profondo dolore per l'intero Paese.
L'incidente si inserisce in un contesto già segnato da lutti: nella stessa settimana tre vigili del fuoco avevano perso la vita nell'adempimento del proprio dovere, due a Creta e uno nel Peloponneso.
Il rogo che da giorni minaccia l'area occidentale dell'Attica ha avuto origine venerdì scorso in Beozia, tra i villaggi di Agios Vasilios e Xironomi, per poi propagarsi rapidamente verso sud fino a lambire Porto Germeno, Psatha e Megara, spinto da raffiche di vento che hanno superato i settanta chilometri orari. Le indagini condotte dagli inquirenti ellenici hanno individuato l'innesco in alcune scintille prodotte da cavi elettrici collegati in maniera irregolare a un impianto eolico privato: due cittadini greci sono stati arrestati con l'accusa di negligenza, mentre un terzo sospettato risulta ancora ricercato. Secondo le prime stime diffuse dai ricercatori dell'Osservatorio nazionale, l'area complessivamente percorsa dalle fiamme supererebbe i diecimila ettari, una cifra quasi doppia rispetto alle valutazioni iniziali.
Gli abitanti di numerosi centri, tra cui Agia Paraskevi, Kryo Pigadi e Agios Nektarios, hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, così come i residenti di Psatha, trasferiti verso Alepochori e Megara. Decine di edifici sarebbero già andati distrutti o gravemente danneggiati.
Nelle stesse ore un nuovo fronte si è aperto anche sull'isola ionica di Cefalonia, dove poco prima della mezzanotte tra sabato e domenica un incendio divampato nella zona di Pastra ha costretto le autorità ad attivare in sequenza due allerte tramite il sistema 112, ordinando l'evacuazione degli abitati di Kateleios, Markopoulo e Kremmydi, e successivamente di Chionata, Thiramonas e Mavrata, verso il capoluogo Argostoli.
Per contenere i roghi di Attica e Beozia sono stati impiegati quasi cinquecento vigili del fuoco, affiancati da ventidue squadre delle unità speciali antincendio boschivo (EMODE), da numerosi volontari e da oltre centotrenta mezzi terrestri, tra cui i contingenti giunti da Francia e Romania nell'ambito del meccanismo europeo di prepositioning delle forze antincendio. Diciotto elicotteri hanno effettuato voli a rotazione sul fronte principale, mentre le raffiche di vento hanno costretto a terra gli aerei ad ala fissa per gran parte della giornata. Il ministro per la Protezione civile e la crisi climatica, Evangelos Tournas, ha ammesso che i meccanismi di soccorso hanno raggiunto “i propri limiti”.
Le regioni di Attica, Beozia ed Eubea restano sotto il massimo livello di allerta, il cosiddetto codice rosso, mentre un ulteriore fronte, apertosi venerdì in Focide, continua a bruciare per il secondo giorno consecutivo.
La crisi ellenica si inquadra in un'estate segnata da un'ondata di calore che ha colpito ampie porzioni del continente: in Francia i fronti attivi nei dipartimenti della Gironda e del Var mostrano segnali di rallentamento, in Spagna gran parte degli incendi risulta ormai sotto controllo, salvo alcune riaccensioni nella provincia di Cáceres, mentre la Grecia resta in queste ore il Paese europeo più esposto. Non si tratta di un episodio isolato: già il 30 luglio migliaia di persone erano state evacuate da Creta, dove le fiamme avevano devastato terreni agricoli, oliveti e alcune abitazioni nei pressi delle località turistiche dell'isola, mentre all'inizio di luglio altri roghi avevano interessato l'area di Salonicco.
Il precedente più drammatico nella memoria collettiva greca resta quello del luglio 2018, quando un incendio divampato nei pressi di Atene causò la morte di centodue persone nella località costiera di Mati, il disastro naturale più grave nella storia recente del Paese. Anche gli anni successivi hanno lasciato cicatrici profonde: nel 2021 le fiamme devastarono l'isola di Eubea, mentre nel 2023 il rogo divampato nella regione dell'Evros bruciò oltre novantatremila ettari, diventando il più esteso incendio singolo mai registrato nell'Unione europea.




