Roma - Il governo italiano ha annunciato venerdì sera il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con la Spagna, in risposta all'arrivo a Ceuta di decine di migliaia di persone migranti nei giorni precedenti. L'iniziativa, presentata da alcuni organi di stampa come una sospensione dello spazio Schengen, ha innescato una crisi diplomatica con Madrid: il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l'ambasciatore italiano, un gesto che nel linguaggio diplomatico segnala un disappunto piuttosto marcato.
L'annuncio è arrivato attraverso un messaggio sui social network della premier Giorgia Meloni, subito rilanciato dal vicepremier Matteo Salvini e dal titolare della Farnesina Antonio Tajani. Albares ha replicato pubblicamente, giudicando le dichiarazioni dei vertici italiani incompatibili con l'atteggiamento che ci si aspetterebbe da un paese alleato all'interno dell'Unione Europea.
Sul piano giuridico, il provvedimento adottato da Roma corrisponde all'applicazione di una clausola già contenuta nel trattato che regola la libera circolazione delle persone in Europa: quella che autorizza gli Stati membri a reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza. Definirla una sospensione dello spazio Schengen, come hanno fatto diverse testate, risulta quindi impreciso. È uno strumento adoperato con una certa regolarità negli ultimi anni: la Francia lo mantiene attivo lungo tutti i propri confini terrestri, compresi quelli con la Spagna e con l'Italia, e la stessa Roma lo utilizza, in forma piuttosto blanda, sul valico con la Slovenia.

La ragione per cui il provvedimento incide poco sui flussi migratori provenienti da Ceuta va cercata nella collocazione geografica dell'exclave, separata dal territorio spagnolo continentale e circondata dal Marocco. Chi intende raggiungere la penisola iberica da lì può farlo soltanto via traghetto, non esistendo un aeroporto commerciale, e i documenti dei passeggeri vengono già controllati prima dell'imbarco. Il ripristino dei controlli tra Italia e Spagna, insomma, aggiunge una verifica su un tragitto che ne prevede già una, senza intervenire sul punto in cui la pressione migratoria si concentra davvero.
La maggior parte delle persone di nazionalità marocchina entrate a Ceuta verrà probabilmente rimpatriata in tempi rapidi, grazie agli accordi bilaterali tra Madrid e Rabat. Chi presenta domanda di protezione internazionale, invece, rischia di essere trasferito sul territorio spagnolo continentale, dato che le strutture di accoglienza dell'exclave non riescono ad assorbire un afflusso di questa entità: da lì, in teoria, alcune di queste persone potrebbero tentare di spostarsi verso altri paesi europei sottraendosi ai controlli. Resta però tutto da dimostrare che un simile flusso raggiunga, in misura significativa, la frontiera italiana, che tra l'altro coincide con quella francese, o i porti della penisola.
A indebolire ulteriormente l'efficacia della misura contribuisce lo stesso ministero dell'Interno, che venerdì mattina aveva anticipato l'intenzione di limitarsi a controlli a campione: una modalità che rende improbabile intercettare chi tentasse di attraversare il confine in modo irregolare, mentre rischia di allungare le code ai valichi, negli aeroporti e agli imbarchi dei traghetti, proprio nel pieno della stagione turistica che porta ogni anno moltissimi italiani in Spagna.
Il valore del provvedimento sembra quindi soprattutto simbolico, utile a Palazzo Chigi per rivendicare fermezza sul tema dell'immigrazione irregolare in un momento in cui Meloni si trova sotto pressione da destra, per l'ascesa del partito guidato dal generale Roberto Vannacci.

Le immagini arrivate da Ceuta offrono inoltre l'occasione di colpire l'esecutivo di Pedro Sánchez, additato come un modello da evitare per le sue posizioni più aperte sull'immigrazione rispetto al resto d'Europa. Tajani, in particolare, ha collegato gli arrivi di questi giorni a una campagna di regolarizzazione avviata dal governo spagnolo per centinaia di migliaia di persone senza documenti.
Il nesso, tuttavia, non trova riscontro nei fatti: la campagna di regolarizzazione citata da Tajani si era già conclusa da oltre un mese quando è scoppiata la crisi di Ceuta, e le persone giunte nell'exclave in questi giorni non avrebbero comunque avuto i requisiti per accedervi. Più che una risposta operativa a un problema concreto, il ripristino dei controlli con la Spagna appare dunque un gesto pensato per il consumo interno, la cui efficacia reale nel contenere i movimenti migratori resta, allo stato attuale, tutta da verificare.



