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Il cardinale Ouellet ha vinto la causa per diffamazione contro la donna che lo accusava di violenza sessuale
Santa Sede01 settembre 2026

Il cardinale Ouellet ha vinto la causa per diffamazione contro la donna che lo accusava di violenza sessuale

Una corte del Québec ha giudicato false e diffamatorie le accuse di Pamela Groleau, che nel 2022 aveva coinvolto il porporato in un'azione collettiva sugli abusi nella diocesi di Québec

Il 31 agosto la Corte superiore del Québec ha dato ragione al cardinale canadese Marc Ouellet nella causa per diffamazione intentata contro Pamela Groleau, l'ex agente di pastorale dell'arcidiocesi di Québec che nel 2022 lo aveva accusato pubblicamente di violenza sessuale. Il giudice Martin Castonguay ha condannato Groleau a versare al cardinale 100mila dollari canadesi, la cifra che Ouellet aveva chiesto nella sua controcausa. La sentenza, 52 pagine firmate al termine di un processo durato sette giornate di udienza a marzo, chiude sul piano civile una vicenda che dal 2022 aveva avuto risonanza internazionale, coinvolgendo un porporato che fino a pochi anni prima era considerato tra gli uomini più potenti della curia romana.

Chi è Marc Ouellet

Marc Ouellet è nato l'8 giugno 1944 a La Motte, nella diocesi di Amos, in Québec. Ordinato sacerdote il 25 maggio 1968 per la diocesi di Amos, due anni dopo si è trasferito in Colombia per insegnare teologia nel seminario maggiore di Bogotà, ed è lì che nel 1972 è entrato nella Compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio. Tra il 1970 e il 1989 ha alternato periodi di insegnamento nei seminari di Bogotà, Cali e Manizales, di cui è stato rettore dal 1984, a soggiorni di studio a Roma, dove ha conseguito la licenza in filosofia nel 1974 e il dottorato in teologia dogmatica nel 1983 alla Pontificia Università Gregoriana. Rientrato stabilmente in Canada nel 1990 come rettore del seminario di Montréal, dal 1996 al 2002 è stato ordinario di teologia dogmatica alla Pontificia Università Lateranense a Roma. Il 19 marzo 2001 Giovanni Paolo II lo ha consacrato vescovo nella basilica di San Pietro; il 15 novembre 2002 lo ha nominato arcivescovo di Québec e primate della Chiesa cattolica del Canada, incarico assunto il 26 gennaio 2003; il 21 ottobre dello stesso anno lo ha creato cardinale. Dal 2010 al 2023 ha guidato la Congregazione, poi Dicastero, per i Vescovi, l'organismo che istruisce le nomine episcopali in tutto il mondo. Ha partecipato come cardinale elettore ai conclavi del 2005 e del 2013. Le sue dimissioni, presentate nel 2019 per raggiunti limiti d'età, sono state accolte da Francesco nel gennaio 2023, con effetto dal 12 aprile successivo: al suo posto è stato nominato Robert Francis Prevost, allora vescovo di Chiclayo, in Perù, eletto papa nel 2025 con il nome di Leone XIV.

Chi è Pamela Groleau

Pamela Groleau è nata il 2 ottobre 1984 a Deschambault, in una famiglia cattolica praticante, e ha studiato teologia. Nel 2008, mentre frequentava la laurea magistrale, ha ottenuto uno stage come agente di pastorale nella diocesi di Québec, dove ha poi lavorato in diverse parrocchie fino al 2019. Quell'anno è entrata nelle Forze armate canadesi come impiegata civile dell'ordinariato militare. Tra il 2019 e il 2020, seguendo alcuni corsi di formazione sulle violenze sessuali sul luogo di lavoro, ha pensato bene di accusare l'allora arcivescovo di Québec di averla violentata. Dal 2023 Groleau è in congedo dal lavoro e riceve prestazioni dall'ente pubblico quebecchese per l'indennizzo delle vittime di reato.

Come sono nate le accuse

Nel novembre 2020 Groleau si è rivolta al comitato per l'accoglienza delle vittime istituito dalla arcidiocesi di Québec, inizialmente in forma anonima. Quando le è stato chiesto di rivelare l'identità delle persone coinvolte, il comitato ha spiegato che il caso di Ouellet non rientrava nel proprio mandato, dato che il cardinale avrebbe dovuto rispondere direttamente al suo superiore gerarchico, la Santa Sede: la lettera con i nomi, datata 26 gennaio 2021, è stata quindi indirizzata a papa Francesco. Il pontefice ha incaricato il gesuita padre Jacques Servais di verificare le accuse, e il 18 agosto 2022 la Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto che, dopo le consultazioni del caso, non c'erano elementi sufficienti per aprire un'indagine canonica per violenza sessuale a carico del cardinale nei confronti della persona identificata con la lettera F, lo pseudonimo che era stato scelto per proteggere l'anonimato di Groleau.

Due giorni prima, il 16 agosto 2022, era stata depositata la documentazione di un'azione collettiva, l'equivalente canadese di una class action, autorizzata a maggio dello stesso anno dal giudice Bernard Godbout contro l'arcidiocesi di Québec. Il racconto di Groleau, identificata con la lettera F, compariva tra quelli riportati nell'atto. L'azione collettiva riguarda le persone che dicono di essere state abusate sessualmente da membri del clero della diocesi dal 1940 in avanti: i due rappresentanti del gruppo, indicati come X e Y, erano minorenni quando hanno subito le violenze rispettivamente dei sacerdoti Rosaire Giguère e Jean-Marie Bégin, e la sentenza ricorda altri cinque casi, identificati con le lettere da A a E, di persone che al momento dei fatti avevano tra i 5 e i 15 anni. Groleau, sola tra tutti i casi citati nell'azione, aveva 24 anni al tempo degli episodi contestati a Ouellet.

Nella tabella riepilogativa allegata all'azione collettiva, che elenca 101 episodi riguardanti 96 persone, 89 delle quali minorenni all'epoca dei fatti, la riga dedicata a Groleau indica come luoghi degli abusi i presbiteri di Sainte-Augustine, Cap-Rouge e Sainte-Catherine, oltre ad alcuni alberghi, tra il 2017 e il 2018, quando la donna aveva 33 anni: dati che, nota la sentenza, corrispondono soltanto alla relazione che Groleau ha raccontato di aver avuto in quegli anni con un altro sacerdote della diocesi, Léopold Manirabarusha, fatta di rapporti sessuali completi. Nella stessa riga della tabella, però, tra i nomi degli accusati compare anche quello del cardinale Ouellet, accanto a quello di Manirabarusha.

I quattro episodi

I fatti attribuiti a Ouellet nell'azione collettiva sono raccontati con lo stesso registro usato per le violenze subite dai minori, con il verbo sempre al plurale, come se ciascun episodio costituisse di per sé un'aggressione sessuale. Il primo risale al 29 settembre 2008, alla Journée des Mandatés, un evento diocesano a cui parteciparono circa duecento persone, organizzato nella casa generalizia delle Suore della Carità di Québec: secondo Groleau, mentre era seduta in fondo a una sala rimasta quasi vuota dopo il pranzo, avrebbe sentito due mani posarsi sulle sue spalle e massaggiarla con forza; alzando lo sguardo avrebbe visto il cardinale, che le avrebbe sorriso e accarezzato la schiena prima di allontanarsi senza dire una parola.

Il secondo episodio è di novembre dello stesso anno, durante il cocktail seguito alla cerimonia di nomina a agente di pastorale di una collega, Marie-Pierre Gagné, a cui parteciparono una cinquantina di persone. Dopo che un sacerdote presente, Marcel Pellerin, aveva chiesto a Ouellet se conoscesse «la nuova stagista», il cardinale avrebbe risposto ad alta voce di conoscerla «molto bene», per poi stringerle a lungo le mani sussurrandole all'orecchio di ricordargli il suo nome.

Il terzo episodio, che Groleau non ha mai saputo collocare con precisione nel tempo, riguarda un incontro in una sala nel seminterrato di una chiesa: secondo il suo racconto, il cardinale avrebbe attraversato la stanza per andare a sedersi accanto a lei durante una discussione in piccoli gruppi, facendola sentire, con le sue parole, «braccata».

Il quarto, il 7 febbraio 2010, sarebbe avvenuto all'ordinazione di un ex compagno di università, Alexandre Julien, nella basilica cattedrale Notre-Dame di Québec, davanti a centinaia di fedeli. Groleau ha raccontato di essersi avvicinata per congratularsi con l'amico mentre Ouellet era impegnato a parlare con altre persone; il cardinale, accortosi di lei, le avrebbe detto che non c'era nulla di male a «viziarsi un po'» dato che si vedevano già per la seconda volta quella settimana, per poi abbracciarla facendole scivolare la mano lungo la schiena fino ai glutei.

Nessuno dei quattro episodi, come ammette la stessa Groleau nel controinterrogatorio, si è svolto in privato: non è mai stata sola con Ouellet, il cardinale non ha mai cercato di contattarla per telefono o per lettera, e al di fuori di questi quattro incontri pubblici tra i due non ci sono mai state comunicazioni di alcun tipo.

Il processo

Il processo si è svolto in sette giornate di udienza, il 2, 3, 4, 5, 6, 9 e 10 marzo 2026, davanti al giudice Castonguay. Ouellet è stato rappresentato dagli avvocati Dominique Ménard, Mathilde Simard-Zakaïb e Christophe Savoie dello studio LCM; Groleau dallo studio ADW, con gli avvocati Alain Arsenault, Justin Wee e Audrey Labrecque, gli stessi che rappresentano il gruppo nell'azione collettiva.

Gran parte del dibattimento si è concentrato sul confronto tra le versioni fornite da Groleau nel tempo: la lettera al comitato diocesano del novembre 2020, quella indirizzata al Papa del gennaio 2021, l'interrogatorio preliminare del marzo 2023 e infine la testimonianza resa in aula il 5 marzo 2026.

Sulla durata del primo episodio, il massaggio alle spalle, la lettera al Papa non specifica nulla; nell'interrogatorio del 2023 Groleau la stima in «tre o quattro minuti»; in aula si riduce a «trenta secondi, forse un minuto». Sulla stretta di mani del secondo episodio, da «cinque minuti» è passata a «più lunga di una normale stretta di mano». Lo stesso Pellerin, unico testimone di quella scena, ha però raccontato di aver visto una stretta di mano ordinaria, ricordando solo che il cardinale si era chinato per sussurrarle qualcosa all'orecchio.

Sul quarto episodio, quello che alla fine del processo Groleau ha indicato come l'unico a costituire una vera aggressione sessuale (gli altri tre li ha definiti in aula una sorta di escalation verso quello, o comunque episodi aneddotici), la sentenza si sofferma più a lungo. Groleau aveva inizialmente collocato la scena sul sagrato della chiesa di Saint-Thomas-d'Aquin, confondendo l'ordinazione diaconale di Julien con quella sacerdotale; un video prodotto durante il processo mostra invece che l'episodio, se davvero accaduto, si sarebbe svolto nel transetto della basilica Notre-Dame, tra il coro e la navata. Un cerimoniere presente quel giorno, Jérôme Frenette, ha testimoniato inoltre che durante i saluti ai fedeli il cardinale teneva sempre in mano la croce pastorale, il che secondo la corte rende «difficile, se non impossibile» il gesto descritto da Groleau.

Anche il punto del corpo toccato è cambiato versione dopo versione: nella lettera al Papa Groleau aveva scritto che la mano del cardinale si era fermata in una zona «borderline»; in aula ha parlato del «pli fessier», l'inizio della piega dei glutei; nell'atto dell'azione collettiva, scritto con l'assistenza dei suoi legali, si legge invece che Ouellet le fece scivolare la mano «fino ai glutei». Interrogata su questa discrepanza, Groleau ha spiegato di aver consultato, su indicazione degli avvocati, uno schema anatomico per stabilire come descrivere il punto negli atti giudiziari, pur ammettendo che il cardinale non le avrebbe mai toccato il «galbe», la parte curva, dei glutei.

Le altre due testimonianze

Nel corso del processo sono state ascoltate anche due testimoni chiamate a corroborare il racconto di Groleau, e il giudice ha scartato entrambe le deposizioni.

La prima è di Mélissa Trépanier, che ha raccontato un incontro con Ouellet il 7 luglio 2014, durante il quale il cardinale le avrebbe infilato una banconota da 50 dollari nella scollatura del maglione mentre la salutava con un abbraccio. In aula Trépanier ha detto di aver provato rabbia, ma il giudice ha rilevato che questo contrasta con la lettera che lei stessa aveva scritto al Papa, dove raccontava di aver riso «non realizzando cosa stesse succedendo». Ouellet ha ammesso l'episodio, parlando di una goffaggine: avrebbe infilato la banconota nel colletto della maglia della donna perché i suoi abiti da cardinale erano privi di tasche. Il giudice ha giudicato questo racconto poco rilevante ai fini della causa.

La seconda testimonianza, di Marie-Louise Moreau, riguardava un episodio in sacrestia al Grande Seminario di Montréal, una domenica di Pasqua del 1992: secondo il suo racconto, il celebrante le si sarebbe posizionato dietro, appoggiando le mani sul tavolo ai suoi lati, e le avrebbe strofinato il bacino contro la schiena. Moreau non ha mai riconosciuto con certezza il volto dell'uomo, dicendo di averlo identificato dai motivi ricamati sugli avambracci della casula che indossava. Oltre a giudicare la prova non pertinente, perché non emerge alcun modus operandi paragonabile a quello descritto da Groleau, il giudice ha accolto la controprova di Ouellet: don Pierre Léger, responsabile della cappella del Collège de Montréal dal 1975 al 1992, ha testimoniato che in quel periodo celebrava lui le messe della domenica, eventualmente sostituito da altri due sacerdoti, mai da Ouellet.

Il ragionamento della corte

In Québec la diffamazione ricade nei principi generali della responsabilità civile previsti dall'articolo 1457 del Codice civile, secondo cui chi causa un danno con una condotta che si discosta da quella di una persona ragionevole è tenuto a ripararlo. La Corte suprema, nella sentenza Prud'homme c. Prud'homme del 2002, ha individuato tre situazioni che possono configurare diffamazione: affermazioni sgradevoli su qualcuno pur sapendole false, diffusione di informazioni sfavorevoli che si sarebbero dovute sapere false, oppure, il caso meno frequente, la diffusione di informazioni vere ma prive di un giusto motivo. Quando le affermazioni ritenute diffamatorie compaiono in un atto giudiziario, come nel caso dell'azione collettiva, la giurisprudenza applica un test più stringente, articolato in quattro condizioni che devono ricorrere tutte insieme: le accuse devono essere false, non pertinenti alla causa in cui compaiono, formulate con malizia o con un'imprudenza tale da equivalere a malizia, e prive di qualsiasi causa ragionevole o probabile per essere state fatte.

Castonguay ha ritenuto tutte e quattro le condizioni soddisfatte. Sulla falsità, ha scritto che il racconto di Groleau è stato amplificato «fino al punto in cui i gesti attribuiti al cardinale Ouellet snaturano il contesto stesso in cui sono riportati». Sulla non pertinenza, ha osservato che gli episodi descritti, un massaggio di pochi secondi, una stretta di mano prolungata, un abbraccio, non hanno alcun rapporto con le violenze subite dai bambini al centro dell'azione collettiva. Sulla malizia, ha sottolineato che né nella lettera al Papa né nella testimonianza in aula Groleau si è mai posta il problema delle conseguenze che l'accostamento tra il cardinale e un gruppo di sacerdoti pedofili avrebbe potuto avere sulla sua reputazione, mostrandosi preoccupata solo delle ricadute della vicenda sulla propria carriera nell'esercito.

La sentenza

Nel ricostruire l'eco mediatica della vicenda, il giudice si è basato su una raccolta di 59 articoli depositata come prova da Ouellet, tra cui uno del National Post del 17 agosto 2022 dal titolo «Sex assault accusations hit the man who could have become history's first Canadian Pope», le accuse di violenza sessuale colpiscono l'uomo che avrebbe potuto diventare il primo papa canadese della storia. In aula il cardinale ha raccontato che la vicenda ha compromesso la sua partecipazione ad alcuni eventi pubblici, tra cui un invito dell'arcivescovo di Montpellier nel 2023 e la sua presenza alle celebrazioni per santa Teresa di Lisieux nel 2025.

Groleau dovrà versare i 100mila dollari con gli interessi legali a partire dal 13 dicembre 2022, giorno in cui Ouellet aveva depositato la sua controcausa, oltre alle spese processuali. Il cardinale ha confermato l'impegno preso in precedenza a devolvere l'intera somma alla lotta contro gli abusi sessuali subiti dalle popolazioni indigene del Canada.

La sentenza riguarda solo le accuse mosse da Groleau contro Ouellet. L'azione collettiva nel suo complesso, quella relativa alle presunte violenze subite dai minori per mano di altri chierici della diocesi di Québec, tra cui i sacerdoti Rosaire Giguère, Jean-Marie Bégin, Aurélien Pouliot, Alfred Berthiaume e Stanislas Paradis, resta un procedimento distinto e non è toccata da questa decisione.

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