Gerace - Sabato 25 luglio, nella Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, monsignor Cesare Di Pietro ha preso possesso canonico della diocesi di Locri-Gerace, succedendo a monsignor Francesco Oliva dopo dodici anni di episcopato di quest'ultimo. Durante la celebrazione, presieduta dal Nunzio Apostolico in Italia e San Marino, è stata data lettura della Bolla di Nomina firmata da Leone XIV, che l'11 maggio scorso aveva scelto Di Pietro per la guida pastorale della Chiesa locrese.
Messinese, classe 1964, ha svolto per nove anni il ministero di vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, affiancando l’arcivescovo Giovanni Accolla e ricoprendo anche l’incarico di vicario generale. Laureato in Giurisprudenza, è entrato in seminario dopo aver completato la formazione universitaria ed è stato ordinato presbitero prima di ricevere, nel 2018, la consacrazione episcopale. Nella Locride lo attende ora una missione complessa, in un territorio segnato da profonde criticità sociali, ma anche ricco di risorse umane, ecclesiali e culturali da valorizzare.
Un'omelia costruita sull'ascolto
Il filo conduttore dell'omelia pronunciata dal nuovo pastore è racchiuso in un'espressione ripresa dalla prima lettura, quella della preghiera di Salomone: il vescovo ha chiesto per sé “un cuore docile”, che in ebraico, ha precisato, significa propriamente “un cuore che ascolta”.
Attorno a questa immagine Di Pietro ha costruito l’intera architettura della sua riflessione, delineando un vero e proprio discorso programmatico. L’ascolto, ha spiegato, dovrà rivolgersi non soltanto al clero e ai fedeli riuniti in basilica, ma soprattutto «ai poveri, ai piccoli, agli ammalati, alle persone con disabilità, agli immigrati, ai detenuti e agli emarginati».
Il nuovo vescovo ha richiamato anche il titolo mariano con cui la comunità messinese venera la Madonna, la “Veloce Ascoltatrice”, stabilendo un ponte simbolico tra la Chiesa che lascia e quella che accoglie. L’intera omelia si è sviluppata attraverso continui richiami alle devozioni locali, dall’Immacolata venerata a Locri all’Assunta di Gerace, fino alla Madonna della Montagna di Polsi, quasi a voler radicare fin dall’inizio il proprio ministero nella pietà popolare del territorio.
Il vescovo ha richiamato anche Bernardo di Chartres e l’immagine dei «nani sulle spalle dei giganti» per rendere omaggio ai suoi predecessori sulla cattedra di Locri-Gerace: Francesco Oliva, Giuseppe Fiorini Morosini e Giancarlo Maria Bregantini. Ha così riconosciuto nel cammino già compiuto dalla diocesi il fondamento sul quale innestare il proprio ministero episcopale.
Il tesoro e la perla, tra Vangelo e ammonimento
Il cuore teologico dell'omelia si è sviluppato attorno alla parabola evangelica del tesoro nascosto nel campo e della perla di grande valore, immagini che Di Pietro ha applicato tanto alla propria vocazione episcopale quanto al rapporto tra Dio e il suo popolo, ribaltando la prospettiva più consueta: non siamo noi soltanto cercatori del Regno, ha detto in sostanza il presule, siamo prima di tutto la perla che Dio stesso viene a cercare, “in tutti gli angoli possibili, anzi nell'angolo più oscuro in cui il peccato ci costringe”.
A questo passaggio si lega un monito che porta la firma del cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze nel Novecento, di cui il vescovo di Locri-Gerace ha fatto proprio l'invito a “non appiattire sulle opere di Dio il Dio delle opere”, evitando così di ridurre la missione ecclesiale a una sequenza di strategie pastorali scollegate dall'azione della grazia.
Una Chiesa chiamata ad accogliere
Nella parte conclusiva dell’omelia, Di Pietro ha indicato nell’Eucaristia il «fulcro della comunione ecclesiale» e il «motore dello slancio missionario». Da qui, secondo il nuovo vescovo, la Chiesa di Locri-Gerace dovrà trarre la forza per trasformarsi in una comunità capace di accogliere, senza esclusioni, quanti incontrerà lungo il proprio cammino.
Il riferimento evangelico alla rete che raccoglie ogni genere di pesci ha così completato il quadro programmatico tracciato durante la celebrazione: una diocesi fondata sull’ascolto della Parola, radicata nella propria storia e nella devozione popolare, ma chiamata anche a rivolgersi alle periferie umane e sociali della Locride. Affidando il proprio ministero allo Spirito Santo e alla Vergine Maria, Di Pietro ha infine promesso di donare interamente la propria vita alla Chiesa che gli è stata affidata e di farsi, insieme al popolo diocesano, strumento dell’amore di Dio verso tutti.
d.R.T.
Silere non possum



