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La Spagna conquista il mondo: Ferran Torres piega l'Argentina ai supplementariYuki Iwamura Yuki Iwamura
Attualità20 luglio 2026

La Spagna conquista il mondo: Ferran Torres piega l'Argentina ai supplementari

Al New York New Jersey Stadium finisce 1-0 dopo centoventi minuti. Sedici anni dopo Johannesburg, le Furie Rosse cuciono la seconda stella sul petto e chiudono il ciclo dell'Albiceleste campione in Qatar.

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Un ingresso dalla panchina, un guizzo al minuto 106, e la storia del calcio spagnolo si arricchisce di un secondo titolo iridato. Ferran Torres ha deciso domenica sera la finale del Mondiale nordamericano, consegnando alla nazionale di Luis de la Fuente la coppa che mancava dal trionfo sudafricano del 2010 e detronizzando l'Argentina, regina uscente dopo l'apoteosi di Doha.

Davanti a ottantamila spettatori radunati a East Rutherford, la Roja ha esercitato un dominio pressoché ininterrotto, dal fischio d'avvio all'ultimo secondo dei supplementari. Le cifre restituiscono l'impietosa fotografia della serata albiceleste: due conclusioni totali, nessuna indirizzata verso lo specchio, circostanza mai registrata prima in un atto conclusivo della rassegna iridata. A complicare ulteriormente il compito della squadra di Scaloni, l'espulsione di Enzo Fernandez, comminata dall'arbitro sloveno Slavko Vincic al termine dei tempi regolamentari, che ha costretto i sudamericani a disputare l'appendice supplementare in inferiorità numerica.

Il gol partita porta la firma di un subentrato, ma appartiene, per stessa ammissione dell'autore, a un intero Paese: «un gol segnato da 47 milioni di persone», ha dichiarato Torres a caldo, evocando un destino che pareva già scritto. La rete ha sciolto una contesa che la tattica e la tensione avevano irrigidito, specie nella prima frazione, avara di emozioni e prodiga di calcoli.

Per la Spagna si tratta di un bis che rievoca la generazione dorata capace di inanellare l'Europeo del 2008, il Mondiale del 2010 e ancora l'Europeo del 2012. Anche l'attuale gruppo detiene simultaneamente la corona continentale e quella planetaria, con una rosa ringiovanita dai talenti di Lamine Yamal e di Pau Cubarsí, quest'ultimo tra i protagonisti più luminosi della serata e dell'intero torneo. Prima di domenica, gli iberici avevano disputato una sola finale mondiale; l'Argentina, al contrario, vantava sette presenze all'ultimo atto e tre affermazioni, datate 1978, 1986 e 2022.

La sconfitta assume contorni crepuscolari per Lionel Messi, costretto a cedere in un colpo solo lo scettro conquistato in Qatar e i primati realizzativi: Kylian Mbappé, autore di una tripletta nelle battute conclusive del torneo, gli ha strappato tanto la classifica marcatori dell'edizione, chiusa a quota otto centri, quanto il titolo di miglior cannoniere di sempre nella storia dei Mondiali. Al fuoriclasse francese, vittorioso con la Francia nella finale per il terzo posto disputata sabato a Miami contro l'Inghilterra, è andata così la seconda Scarpa d'Oro della carriera iridata.

Sedici anni separano Johannesburg da East Rutherford. In mezzo, delusioni, ricostruzioni, un progetto tecnico che De la Fuente ha condotto con ostinazione fino al vertice. La notte del New Jersey certifica l'avvento di una nuova egemonia: il calcio parla ancora una volta castigliano.

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