Il dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti (DHS, equivalente del ministero dell'Interno italiano) ha annunciato l'arresto e, nel giro di ventiquattro ore, l'espulsione dell'attivista e commentatore britannico di estrema destra Milo Yiannopoulos. L'uomo, quarantunenne, è stato fermato giovedì 27 agosto all'aeroporto internazionale Louis Armstrong di New Orleans, in Louisiana, da agenti dell'ICE, l'agenzia federale che si occupa del contrasto all'immigrazione irregolare. Venerdì sera il dipartimento ha confermato che Yiannopoulos era già stato riportato nel Regno Unito.
Secondo la ricostruzione di un portavoce del DHS, l'uomo era entrato regolarmente negli Stati Uniti il 14 maggio 2019, da New York, restando poi sul territorio oltre il termine consentito dai suoi documenti. Il 22 luglio scorso un giudice dell'immigrazione gli aveva notificato un ordine di espulsione definitivo, dopo che Yiannopoulos non si era presentato a un'udienza sulla propria posizione migratoria. In attesa del trasferimento è stato trattenuto ad Alexandria, uno dei principali snodi utilizzati dall'ICE in Louisiana per le operazioni di rimpatrio.
Annunciando l'arresto su X, il dipartimento ha definito Yiannopoulos un "illegal alien", espressione con cui l'amministrazione Trump indica chi si trova sul territorio senza autorizzazione e che le organizzazioni per i diritti dei migranti considerano offensiva. Il portavoce ha scritto che l'uomo "ha scelto di abusare della propria permanenza violando le leggi della nazione". Il comunicato si chiudeva con l'invito, rivolto a chi si trova negli Stati Uniti senza documenti in regola, a lasciare il paese tramite l'applicazione CBP Home, che offre 3.000 dollari e un volo gratuito a chi si autodenuncia, definendo la permanenza in detenzione una scelta evitabile.
Yiannopoulos, nato in Inghilterra da padre britannico e madre greca, aveva costruito la propria notorietà come editorialista di Breitbart News e come oratore abituale nei campus universitari americani, dove le sue conferenze si accompagnavano quasi sempre a proteste e scontri. Nel 2017 perse l'incarico alla testata e buona parte della propria visibilità pubblica dopo la diffusione di un video in cui sembrava giustificare rapporti sessuali tra adulti e minori di tredici anni. Negli anni successivi è stato capo di gabinetto di Kanye West e responsabile delle operazioni politiche durante le due candidature presidenziali del rapper, nel 2020 e nel 2024, prima di separarsene.
L'arresto ha riacceso lo scontro tra Yiannopoulos e Laura Loomer, commentatrice di estrema destra vicina a Trump con cui l'uomo ha un contenzioso pubblico di lunga data. Loomer ha scritto su X di essere stata la prima a segnalare la sua permanenza irregolare alle autorità, sia all'ICE sia all'FBI, e ha chiesto che il Dipartimento di Giustizia indaghi sull'ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, per cui Yiannopoulos aveva lavorato come stagista, accusandola di averlo protetto. Non risultano conferme che la segnalazione di Loomer abbia avuto un ruolo nell'arresto.
Yiannopoulos si è speso più volte, negli ultimi anni, a favore di controlli sull'immigrazione ancora più severi di quelli oggi in vigore. In un post su X del giugno 2025 aveva scritto che gli Stati Uniti dovevano "deportarne milioni", definendolo l'unico impegno che l'amministrazione Trump era tenuta davvero a rispettare.



