Oslo - «Ora tocca a me». Re Haakon lo ha detto quasi alla fine del suo primo discorso da sovrano, pronunciato oggi dal Palazzo reale di Oslo. Poche parole, dopo aver ricordato la successione che ha attraversato quattro generazioni della famiglia reale norvegese: Harald era succeduto a suo padre Olav, che a sua volta aveva preso il posto di Haakon. Adesso quella responsabilità è passata a lui.
Il discorso è arrivato circa un giorno e mezzo dopo la morte di re Harald V, deceduto venerdì 28 agosto alle 6.35 al Rikshospitalet. La notizia era stata comunicata ai norvegesi due ore più tardi. Anche Harald, 35 anni fa, aveva parlato al Paese il giorno successivo alla morte di re Olav: la prima apparizione pubblica del nuovo monarca dopo la scomparsa del predecessore appartiene alla tradizione della monarchia norvegese.
Haakon ha cominciato dal padre, prima ancora che dal re. «Ieri mattina, alle 6.35, è morto Sua Maestà Re Harald V, mio padre, che ho amato profondamente», ha detto. Poi ha ringraziato le persone che nelle ore successive alla morte del sovrano hanno raggiunto Slottsplassen, la piazza davanti al Palazzo, lasciando fiori, messaggi e luci. «Siamo in lutto. Allo stesso tempo, ci dà conforto e forza sapere che così tante persone condividono il nostro dolore».
Gran parte del discorso è stata dedicata all’Harald privato. Haakon lo ha descritto come un padre affettuoso e rassicurante, un nonno capace di scherzare, un marito premuroso e un uomo che teneva insieme la famiglia con un’autorità che esercitava quasi naturalmente. «Grazie per essere stato un padre così buono per Märtha e per me», gli ha detto direttamente. «Soprattutto, eri una persona che è sempre rimasta fedele ai propri valori e ai propri doveri».

Nel ricordo del figlio ricorre soprattutto il modo in cui Harald trattava le persone. Sapeva ascoltare, ha raccontato Haakon, e aveva un’attenzione particolare per bambini e giovani. «Mio padre riusciva sempre a far rilassare chi gli stava intorno». La sua «grande e calda mano da re», ha aggiunto, si tendeva verso chiunque avesse bisogno di una stretta di mano. «Incontrava tutti con rispetto e generosità e non faceva mai differenze tra le persone».
Haakon ha poi scelto alcuni episodi del regno del padre per spiegare quella disposizione. Harald andò a incontrare le persone colpite da un uragano indossando piumino e stivali di gomma; chiese scusa ai Sami, a nome del Paese, per le ingiustizie che avevano subito; pianse insieme ai norvegesi dopo gli attentati del 22 luglio 2011 a Utøya e nel quartiere governativo di Oslo. Secondo il nuovo re, suo padre riuscì anche a «dare parole a ciò che siamo noi norvegesi».
Ci sono stati anche ricordi molto meno istituzionali. Harald sulla barca a vela, con berretto e occhiali da sole, intento a gareggiare e a ridere con gli altri velisti. Oppure in Amazzonia, sorridente su un’amaca dopo aver realizzato un desiderio che coltivava da ragazzo: vivere per alcuni giorni con gli Yanomami. Haakon ha collegato quel viaggio all’interesse del padre per la protezione della natura e degli animali.
Uno dei momenti più delicati è arrivato quando il nuovo sovrano ha parlato della madre. Haakon è rimasto composto durante quasi tutto il discorso ma la voce gli si è spezzata mentre ricordava l’anniversario di matrimonio dei genitori. Harald e Sonja si erano sposati esattamente 58 anni prima, il 29 agosto. «Buon anniversario, cara mamma», ha detto il re.
Haakon ha riconosciuto apertamente il ruolo della regina Sonja nella vita pubblica del padre. L’ha definita la compagna con la quale Harald ha condiviso il proprio servizio e una delle ragioni per cui il sovrano riuscì a rimanere saldo nel compito che gli era stato affidato. Insieme, ha detto, formarono una coppia reale capace di completarsi.
Poi il discorso ha cambiato tono. Dalla memoria di Harald, Haakon è passato alla Norvegia che eredita. Il nuovo re ha ricordato che suo padre attraversò quasi per intero la trasformazione del Paese nel dopoguerra: aveva otto anni quando, terminata la Seconda guerra mondiale, rientrò in Norvegia e mise piede sul molo del municipio di Oslo. Da allora il Paese, ha osservato Haakon, è diventato una società del benessere nella quale persone provenienti da ambienti differenti vivono insieme.
Quel quadro, però, convive oggi con una situazione internazionale che Haakon ha definito più insicura e imprevedibile rispetto alla maggior parte degli anni del regno del padre. Una condizione che, secondo il sovrano, riguarda direttamente anche la Norvegia e ha riportato nel Paese «una nuova gravità».
È a questo punto che Haakon ha parlato del proprio modo di intendere il ruolo. Harald, ha raccontato, ricordava continuamente ai familiari che ciascuno deve «fare le cose a modo proprio», trovare la propria forma ed essere sé stesso. Il nuovo re ha detto di poter contare sulla regina Mette-Marit e sui loro figli, e ha ringraziato la madre e la sorella Märtha per la forza mostrata mentre affrontano la perdita di un marito e di un padre.
Anche sul futuro della monarchia Haakon ha dato alcune indicazioni precise. Lui e Mette-Marit vogliono essere «presenti e capaci di ascoltare». La regina, la principessa ereditaria Ingrid Alexandra e il re, ha assicurato, cercheranno di comprendere le diverse condizioni nelle quali vivono le persone.
Il passaggio più propriamente istituzionale è arrivato subito dopo. Haakon ha parlato di una Norvegia radicata nella propria storia, ha dichiarato fiducia nel «governo del popolo» e nella democrazia e ha richiamato una società fondata sulla legge e sul diritto, nella quale tutte le persone abbiano lo stesso valore. Ha insistito su un Paese nel quale ciascuno possa contribuire e sentirsi a casa: «Crediamo in una Norvegia nella quale ci sia posto per tutti».
Ha infine confermato il motto adottato dai suoi predecessori: «Alt for Norge», «Tutto per la Norvegia». Era stato il motto di Haakon, Olav e Harald e resterà quello del nuovo sovrano. Haakon ne ha anche dato una propria interpretazione: lavorare perché chi vive in Norvegia possa vivere liberamente, assumere come Paese una responsabilità verso il resto del mondo ed essere disposti, nelle circostanze estreme, «a rischiare tutto, anche la vita, per la libertà e l’indipendenza della Norvegia».
Il discorso si è chiuso tornando al lutto di queste ore. «Oggi siamo una famiglia in lutto e un popolo in lutto», ha detto Haakon. Ha ringraziato Harald «per tutto ciò che è stato e per tutto ciò che ha fatto» e, davanti al compito che ora gli spetta, ha richiamato due sostegni: «Con l’aiuto di Dio e il sostegno del popolo». L’ultima frase è stata quella con cui la monarchia norvegese lega da generazioni il proprio servizio al Paese: «Dio protegga la nostra terra».



