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«Chiedo al Signore di correre ancora per i miei ragazzi dal Paradiso». La fede di don Francesco Andreoli affidata al testamento
Chiesa cattolica05 luglio 2026

«Chiedo al Signore di correre ancora per i miei ragazzi dal Paradiso». La fede di don Francesco Andreoli affidata al testamento

Nel testamento spirituale del salesiano morto tragicamente con il sedicenne Alberto Fioretto, la gratitudine per Schio, l’amore per i ragazzi e una vocazione vissuta senza ruoli né retorica.

Don Francesco Andreoli, sacerdote salesiano, anima dell'oratorio di Schio, è morto nella mattinata di giovedì 25 giugno 2026 in un incidente stradale avvenuto sulla Superstrada Pedemontana Veneta, all'interno della galleria tra Malo e Castelgomberto. Con lui viaggiava Alberto Fioretto, sedicenne, animatore del Grest e atleta della Novatletica Città di Schio, salito in macchina per fargli compagnia durante il viaggio verso Gardaland, dove li attendeva una giornata di svago con i ragazzi e gli animatori dell'oratorio. Dopo un lieve tamponamento con un camion, i due erano scesi dall'auto per scusarsi con l'autista, quando un'altra vettura è piombata su di loro. L'impatto è stato devastante e per entrambi non c'è stato nulla da fare.

Don Francesco avrebbe compiuto 37 anni il 15 luglio. Venerdì 3 luglio, al PalaRomare di Schio, oltre cinquemila persone hanno accompagnato l'ultimo saluto ai due: una folla che dice, meglio di ogni necrologio, che cosa quest'uomo e questo ragazzo abbiano rappresentato per una città intera.

Pubblichiamo oggi alcuni passaggi del testamento spirituale che don Francesco scrisse a Schio il 24 settembre 2024, quasi due anni prima della sua morte. Sono pagine che colpiscono per la loro semplicità disarmante e che restituiscono il ritratto di un prete pieno di vita, innamorato della propria vocazione e dei suoi ragazzi. Non c'è ombra di retorica: c'è la gratitudine di chi ha ricevuto tutto - la famiglia, la casa salesiana, il cortile, i giovani - e ha voluto restituire tutto. C'è persino, in quella richiesta di essere sepolto «con la maglietta, la tuta e le scarpe da ginnastica», la sintesi più eloquente di un'intera teologia dell'educazione: l'unico ufficio che conta è il cortile, la cosa più importante è la confidenza con i ragazzi.

Rilette oggi, queste parole non sono un semplice ricordo. Sono la consegna di una vita, fatta con la serenità di chi ha amato molto e non ha nulla da rimpiangere. E sono, per chiunque abbia a cuore la Chiesa e i giovani, una lezione: la santità non abita nei ruoli, ma nella dedizione quotidiana e nell'allegria di chi si sa amato da Dio. Don Francesco chiedeva al Signore di poter «correre ancora per i suoi ragazzi dal Paradiso». Chi lo ha conosciuto non dubita che lo stia già facendo.

p.A.C.
Silere non possum


Schio, 24 settembre 2024

“Servimi” (Lc 17,8)

“Davvero non aveva a cuore
altro che le anime”

 

Signore,
io ti posso dire solo GRAZIE!

Grazie per questa vita che mi hai fatto vivere con entusiasmo; grazie per mamma, papà, Laura e Ico che sono state le persone che mi hanno custodito e amato da sempre … una famiglia e una casa speciali! Nulla di quello che sono ci sarebbe stato senza di loro.

Grazie per Schio, per i ragazzi, i genitori, le famiglie, la comunità [salesiana ndr] , [...] qui ho trovato casa, qui ho intuito il tuo amore, qui voglio scegliere di essere tutto tuo per loro.
Grazie per la vocazione a essere salesiano, a essere prete … grazie per l’allegria e il sorriso di cui la certezza del tuo amore è la radice.

Papà, muoio felice… non posso chiederti altro da questa vita, perché ho avuto tutto … spero e prego di dare tutto a te e, nel tuo nome, a chi vorrai!
[...]

Nella cassa vestitemi con la maglietta, la tuta e le scarpe da ginnastica … non vuole essere una presa in giro … questo è il modo che ho avuto per non pensare di avere un ruolo importante, il modo per ricordarmi che l’unico ufficio che conta è il cortile, la cosa più importante è la confidenza con i ragazzi. Chiedo al Signore di correre ancora per i miei ragazzi dal Paradiso… quindi devo essere attrezzato per poterlo fare.
[...]

Ho cercato di fare del mio meglio … chiedo al Signore di decidermi in maniera radicale di diventare santo, di fare di tutto per amarlo sinceramente, fino alla fine!

Nelle tue mani Signore affido la mia vita e a te affido tutte le persone che mi hanno voluto bene e che hanno faticato per la mia felicità!

Sempre IN CORDE JESU
don Francesco Andreoli

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