Città del Vaticano – Il Concistoro straordinario svoltosi in Vaticano il 7-8 gennaio 2026 ha rappresentato un passaggio di particolare rilievo per la vita della Chiesa e per un pontificato ancora agli inizi. I cardinali hanno accolto con entusiasmo questi due giorni: hanno potuto conoscersi meglio, confrontarsi con franchezza, condividere valutazioni e, soprattutto, sentirsi ascoltati direttamente dal Papa.

Leone XIV ha apprezzato il lavoro svolto e gli spunti emersi. Al termine del Concistoro, nella serata di giovedì, ha pronunciato un discorso conclusivo rivolto ai porporati, richiamando la missione affidata a ciascuno, la necessità di mettere Cristo al centro, un metodo sinodale fondato su ascolto e relazioni, e l’urgenza di una conversione concretadella Chiesa, perché le ferite non vengano più coperte dal silenzio.

La missione dei cardinali e il senso dell’incontro

Il Papa ha aperto il suo intervento richiamando il mandato del rito della creazione cardinalizia: essere «intrepido testimone di Cristo e del suo Vangelo nella Città di Roma e nelle regioni più lontane». È questa missione, ha spiegato, il nucleo di ciò che il Collegio cardinalizio è chiamato a vivere. Il Concistoro, in questa prospettiva, è stato un momento “privilegiato” per esprimere insieme la missione della Chiesa, in comunione, e per sostenere il Successore di Pietro. Leone XIV ha ringraziato per la partecipazione, con un pensiero specifico ai cardinali più anziani che hanno compiuto lo sforzo di essere presenti, e con vicinanza a quelli che non hanno potuto raggiungere Roma: «Siamo con voi e vi sentiamo vicini».

Un passaggio legato al Conclave e alla prima fase del pontificato

Il Pontefice ha sottolineato il legame tra questa riunione e quanto vissuto al Conclave. Ha ricordato come, già prima dell’elezione, i cardinali avessero espresso il desiderio di conoscersi e di poter offrire il proprio contributo. Una prima esperienza era stata fatta il 9 maggio; ora, nei due giorni del Concistoro, si è scelto un metodo “semplice” ma tutt’altro che scontato, per favorire incontro e conoscenza reciproca. Il Papa ha parlato di «profonda comunione e sintonia» tra i partecipanti e di una sinodalità sperimentata come crescita nell’ascolto e nelle relazioni, non come procedura organizzativa. Da qui l’indicazione: questi incontri devono continuare e approfondirsi.

Cristo al centro e una vita spirituale autentica

Tra gli spunti emersi, Leone XIV ha messo in cima la necessità di «trovare Cristo al centro della nostra missione». Annunciare il Vangelo significa riconoscere che Gesù Cristo è il cuore dell’evangelizzazione; per questo, ha detto, è decisiva la credibilità spirituale di chi annuncia: una vita interiore autentica diventa testimonianza per il mondo di oggi.

La linea del Vaticano II: un cammino di conversione e rinnovamento

Il Papa ha poi collocato i temi discussi dentro l’orizzonte del Concilio Vaticano II e del cammino che da esso è scaturito. Ha insistito sul fatto che la Chiesa deve proseguire quel processo, senza stanchezza, perché si tratta di un percorso “di vita”, di conversione e rinnovamento dell’intero popolo di Dio. In questo quadro ha richiamato Evangelii gaudium e la sinodalità come elementi rilevanti del cammino conciliare e postconciliare. Ha inoltre ricordato che altri temi collegati - il legame tra sinodalità ed Eucaristia e il lavoro in vista dell’Assemblea del 2028 - non sono stati marginalizzati: restano connessi al cuore del percorso e continueranno ad essere sviluppati attraverso i gruppi di studio.

Comunione per la missione: Chiese locali, assemblee e creatività pastorale

Nel bilancio del Concistoro, Leone XIV ha insistito che la sinodalità è «cammino di comunione per la missione» e che i legami tra i membri della Chiesa contano davvero. Da qui l’attenzione alla connessione tra il Santo Padre e le Conferenze episcopali, e tra le Chiese locali, valorizzando anche le assemblee continentali. Ma ha aggiunto una precisazione operativa: questi momenti non devono diventare riunioni “in più” da sommare, bensì luoghi reali di incontro e di relazioni tra vescovi, presbiteri e laici, e tra Chiese, capaci di generare creatività missionaria.

Curia e Dicasteri: servizio nello spirito di Praedicate Evangelium

Leone XIV ha collegato questo punto al lavoro dei Dicasteri, richiamando la necessità - posta da Praedicate Evangelium - di armonizzare il servizio della Curia con il cammino di evangelizzazione. In questa prospettiva, ha ribadito il suo impegno a costruire una struttura di relazioni e di servizio che supporti le Chiese locali nell’affrontare con maggiore pertinenza e incisività le sfide della missione.

Formazione all’ascolto e la ferita degli abusi

Un passaggio centrale dell’intervento riguarda la formazione: formazione all’ascolto e a una “spiritualità dell’ascolto”, nei seminari e anche per i vescovi. Qui il Papa ha fatto esplicito riferimento alla questione degli abusi, definendola una ferita ancora viva in molti luoghi della Chiesa: «Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori». Ha insistito sul fatto che spesso la sofferenza delle vittime è stata aggravata dal mancato ascolto e dalla mancata accoglienza. L’abuso, ha ricordato, lascia ferite profonde che possono durare tutta la vita, ma lo scandalo ecclesiale è aumentato quando le porte si sono chiuse e le vittime non sono state accompagnate dalla vicinanza di «autentici pastori». Ha riportato la confidenza di una vittima, per la quale la cosa più dolorosa era che nessun vescovo voleva ascoltarla: da qui la conclusione netta, ripetuta come criterio: l’ascolto è decisivo.

Una formazione radicata nella vita ordinaria

Leone XIV ha poi precisato che la formazione deve nascere nella vita ordinaria e concreta delle Chiese locali: nelle parrocchie e nei luoghi in cui si incontrano le persone, specialmente quelle che soffrono. Non bastano eventi brevi per interiorizzare uno stile; occorre che il lavoro ordinario diventi occasione di crescita a ogni livello, dalla parrocchia alla Curia. Ha indicato, come esempi, le visite pastorali e la necessità di rivitalizzare gli organismi di partecipazione.

Il Sinodo, l’Assemblea del 2028 e la richiesta di contributi scritti

Tutto questo, ha detto, si inserisce nel cammino di implementazione del Sinodo, che avrà una tappa fondamentale nell’Assemblea ecclesiale del 2028. Ai cardinali ha chiesto di essere fermento di questo processo, al servizio dell’annuncio del Vangelo. Ha quindi invitato a trasmettere per iscritto valutazioni sui temi e sul Concistoro nel suo insieme, inclusi i rapporti tra cardinali, Santo Padre e Curia. Lui stesso, ha assicurato, leggerà con calma relazioni e messaggi e darà in seguito un “feedback”, continuando il dialogo.

Prossimo Concistoro e solidarietà economica

Guardando ai prossimi passi, Leone XIV ha proposto una nuova convocazione in prossimità della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, mantenendo per quest’anno due giorni e immaginando in futuro incontri annuali più lunghi (tre o quattro giorni). Ha inoltre toccato un tema concreto: se alcuni cardinali hanno difficoltà economiche a partecipare, devono parlarne; la solidarietà interna al Collegio deve tradursi in aiuti reali.

Speranza e responsabilità verso il mondo

In chiusura, Leone XIV ha ripreso quanto affermato nell’omelia dell’Epifania: Dio si rivela e nulla può restare fermo, finisce la falsa tranquillità di chi ripete «Non c’è niente di nuovo sotto il sole». È la speranza, ha detto, il dono da trasmettere al mondo, senza ignorare la realtà della povertà, della guerra e della violenza che affliggono molte Chiese locali. Il Papa ha ricordato che diversi cardinali provengono da Paesi segnati da conflitti e ha voluto esprimere vicinanza a chi soffre. Infine, l’orizzonte delle giovani generazioni: ciò che si vive e si decide oggi incide sul futuro. Nel riferimento al Giubileo appena concluso, Leone XIV ha consegnato l’immagine conclusiva: la Porta Santa si è chiusa, ma «la porta di Cristo e del suo amore rimane sempre aperta». E ha affidato il Collegio alla preghiera reciproca e all’intercessione di San Pietro, perché, “in spirito collegiale”, i cardinali continuino a servire la Barca della Chiesa.

d.P.L.
Silere non possum