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Tre giorni di oscuramento, poi la Rai corre in soccorso di Palazzo Pio
21 luglio 2026

Tre giorni di oscuramento, poi la Rai corre in soccorso di Palazzo Pio

Dopo la denuncia di Silere non possum, il documentario vaticano torna online e l’azienda pubblica diffonde una nota che minimizza tempi e responsabilità della rivendicazione sul copyright.

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Città del Vaticano - Il 18 luglio 2026 il sito tedesco domradio.de pubblicava la notizia: «Der Vatikan hat drei Videodokumentationen über Papst Leo XIV. produziert. Ausgerechnet die letzte, die seine Karriereschritte in Rom zeigt, musste jedoch bis auf weiteres gesperrt werden. Es gab wohl rechtliche Probleme».

Il quotidiano tedesco rendeva noto che YouTube aveva sospeso il Documentario del Dicastero per la Comunicazione a causa di problemi di copyright, dopo una rivendicazione avanzata dalla Rai.

La notizia è particolarmente rilevante, sebbene la stampa italiana abbia evitato di riprenderla per ragioni che Silere non possum denuncia e documenta da anni: una collusione fra determinati personaggi dell’informazione e Palazzo Pio che ha ormai assunto contorni imbarazzanti. Dentro le sacre mura, invece, la vicenda ha avuto una notevole risonanza ed è diventata importante per diverse ragioni.

In primo luogo, molti hanno cominciato a evidenziare come questi video, sponsorizzati da Andrea Tornielli e Paolo Ruffini quasi fossero la nuova rivelazione, si siano rivelati in realtà un flop. Ora, al fallimento dell’operazione, si sono aggiunti anche i reclami sul copyright. In secondo luogo, documentari di questo genere non si caricano su YouTube, come fossero un video qualsiasi, ma si distribuiscono attraverso ben altre piattaforme. Pubblicarli semplicemente su YouTube finisce inevitabilmente per impoverire l’opera e farle perdere valore. Poi, certo, considerando la qualità del prodotto, ci sarebbe anche da chiedersi su quale piattaforma sarebbe opportuno caricarlo. Ma questo è un altro discorso. Bisogna pur sempre tenere in considerazione che stiamo parlando di personaggi che utilizzano i media del Papa come farebbe il boomer macellaio di Tor Bella Monaca.

Infine, molti hanno reagito con particolare stizza ai dispettucci che Andrea Tornielli ha iniziato a riservare ai propri nemici, mettendo seriamente in pericolo la Santa Sede e facendo pubblicare, da soggetti imbarazzanti e pregiudicati, invettive e post diffamatori che si sono puntualmente ritorte contro di lui. Con l’unico risultato di allungare ulteriormente l’elenco dei precedenti di personaggi che pretendono di occupare un posto nel mondo dell’informazione vaticana, mentre vengono osservati con pietà non soltanto nelle diocesi dalle quali sono stati cacciati, ma persino dai quattro follower che ancora li guardano mentre loro portano avanti l’ennesima ossessione.

È così che, per ben tre giorni, il documentario è rimasto oscurato da YouTube. La piattaforma spiegava chiaramente che la Rai aveva rivendicato i contenuti presenti nel filmato.

Lunedì 20 luglio 2026 Silere non possum ha pubblicato l’articolo «Tornielli, il copyright a corrente alternata: la Rai oscura il documentario di Vatican News». La pubblicazione ha fatto impazzire Andrea Tornielli e i vertici uscenti del Dicastero per la Comunicazione. Se il giornale tedesco viene letto soltanto da alcuni - nonostante la notizia sia stata successivamente battuta dalla principale agenzia di stampa tedesca e ripresa da diversi quotidiani del Paese - Silere non possum viene letto ovunque e garantisce una copertura in ben quattro lingue.

Ciò che più fa imbestialire Tornielli, tuttavia, è il fatto che Silere non possum venga letto proprio nei luoghi nei quali lui vive con l’ansia che possa essere letto. E così, mentre a Palazzo Pio si prepara con cura tutto ciò che dovrà essere mostrato a Maria Montserrat Alvarado per fare “bella figura” e fingere che tutto proceda nel migliore dei modi, non è certo ammissibile che, a ridosso del suo arrivo, emerga una vicenda del genere.

Sono quindi partite le telefonate ansiose in via Alessandro Severo e il prefetto Paolo Ruffini, che di conoscenze nel panorama ne ha molte, ha mosso mari e monti per “risolvere al più presto la questione”. Ai vertici di Palazzo Pio, però, il semplice ripristino del contenuto non bastava. Era necessario anche un comunicato che spiegasse come si fosse trattato soltanto di un disguido. Altrimenti, chi avrebbe spiegato l’accaduto al Papa e a Maria Montserrat Alvarado?

Ed ecco che la Rai ha emesso un comunicato. Rileggiamo allora insieme questo gioiello di comunicato della Rai, la stessa realtà che negli ultimi anni ha contribuito a spingere organizzazioni indipendenti come Reporters sans frontières a formulare giudizi durissimi sul giornalismo italiano, descritto come sempre meno libero e sempre più condizionato dalla politica. Sono le stesse organizzazioni che hanno collocato l’Italia tra i Paesi in costante peggioramento sul fronte della libertà di stampa. Insomma, non esattamente un modello di trasparenza.

Il comunicato richiesto

RAI parla subito di "presunto blocco." Presunto. Come se, per tre giorni, tutti coloro che nel mondo hanno avuto accesso a YouTube fossero stati colpiti dalla stessa identica allucinazione collettiva, trovandosi davanti al medesimo messaggio d’errore. No, non è "presunto". È accaduto, è documentato, diverse agenzie lo avevano già il 18 luglio con tanto di data e ora. Chiamarlo "presunto" nella prima riga di un comunicato che nella seconda ne conferma causa ed esistenza non è proprio l’esempio di comunicazione istituzionale che ci si aspetta da un ente “nazionale”: è, semmai, la tecnica del ladro sorpreso con le mani nel sacco che dice "non ho rubato niente" mentre gli cade la refurtiva dalle tasche.

E poi, la perla delle perle: "alcune ore". Ore. Come abbiamo dimostrato: il blocco viene segnalato per la prima volta venerdì da numerosi colleghi tedeschi. Il comunicato arriva lunedì sera, a poche ore dalla pubblicazione avvenuta su Silere non possum. Il più grande incubo di Andrea Tornielli. Nel mezzo, se l’azienda italiana non lo sapesse, ci sono passati un sabato, una domenica, e pure l'Angelus - giusto per restare in tema. Chiamare "alcune ore" un buco di tre giorni fa perdere di credibilità a chi quel comunicato lo sta scrivendo perché “fortemente richiesto dal Vaticano”.

Ciliegina finale: i materiali «erano stati correttamente richiesti e formalmente rilasciati» dagli uffici Rai. Dunque, le autorizzazioni c’erano. Eppure YouTube, dopo mesi e senza alcuna spiegazione logicamente comprensibile, ha bloccato il documentario perché «la Rai ha rivendicato i diritti». E all’azienda alla quale gli italiani versano ogni anno una quantità considerevole di denaro, attraverso un canone addebitato in bolletta anche a chi la Rai non la guarda e non vuole neppure sentirla nominare, sono serviti ben tre giorni - non qualche ora, sic - per risolvere la questione? Interessante.

E il Dicastero? Muto. Tre giorni di silenzio tombale, mentre il documentario sulla vita del Papa restava spento come una lampadina fulminata, e nessuno - sottolineiamo nessuno - si è degnato di scrivere due righe per dire "ci scusiamo, stiamo sistemando". Hanno fatto di tutto e dietro le quinte affinchè fosse la Rai a venire a spiegare la faccenda, tre giorni dopo, di sera, quando ormai la notizia era già passata di mano in mano tra qutotidiani e agenzie.

Del resto, la modalità comunicativa di Andrea Tornielli e dei suoi è sempre la stessa: quella tipica delle megere di Chioggia che, fra calli e canali, si scambiano post e screenshot, telefonano, messaggiano e organizzano tutto sottobanco. Poi mandano avanti il poveretto pregiudicato di turno, l’esiliato amico "di vecchia data", incaricato di lanciare l’ennesima sparata. Tanto, una condanna in più si aggiungerà semplicemente alle molte già collezionate. A Tornielli, del resto, che importa? E poco importa anche che nessuno li consideri davvero. L’obiettivo non è essere credibili, sarebbe impossibile osservado le loro tristi storie, ma fare rumore. Anche poco, purché basti a fingere di esistere. Risultato finale: un ente pubblico che tenta di giustificarsi mentendo persino sulla durata di un proprio “presunto” errore, e un’istituzione bimillenaria che si lascia silenziare per un intero fine settimana da un algoritmo, confidando - o forse sapendo perfettamente - che nessuno se ne accorgerà. Per una ragione molto semplice: quel documentario, in realtà, non lo hanno visto neppure i dipendenti del Vaticano, figuriamoci. 

d.L.E. e V.L.

Silere non possum

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