Città del Vaticano – Nella giornata di ieri, 5 febbraio 2026, è stata pubblicata un’intervista al Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, nella quale viene messa nero su bianco la linea che la Fraternità ha scelto di seguire: dopo l’annuncio del 2 febbraio, l’intenzione dichiarata è procedere il 1º luglio a cinque nuove consacrazioni episcopali anche senza un previo mandato pontificio. È bene ricordare che una consacrazione episcopale priva di mandato viola il can. 1013 CJC e configura un delitto canonico che prevede anche la scomunica latae sententiae sia degli ordinandi che dei consacranti.
Nel quadro che si va componendo, la mossa appare sempre più come una leva di pressione sul pontificato di Leone XIV. Da settimane si registra un attivismo crescente di ambienti che si autodefiniscono tradizionalisti, ma che, nei fatti, operano come gruppi scismatici, spesso allineati a un’agenda della destra estremista: avanzano pretese, alzano il volume della polemica, brandiscono la liturgia come vessillo identitario e, nello stesso gesto, alimentano una diffidenza sistematica verso sacerdoti, vescovi e, in ultima analisi, verso il Papa. È la grammatica consueta dei commenti allusivi e corrosivi: “vediamo come andrà”, “è un nuovo Francesco”, formule che non cercano discernimento ma preparano il terreno alla delegittimazione.

Cosa c’è dietro l’operazione della San Pio X: la pressione su Leone XIV e il gioco degli pseudo-tradizionalisti
Dopo l’intervista del 5 febbraio a don Davide Pagliarani la FSSPX punta a consacrare i vescovi senza mandato pontificio. Sullo sfondo, una strategia di pressione coordinata tra porporati, fughe di testi riservati e galassie pseudo-tradizionaliste che strumentalizzano la liturgia per delegittimare il Papa.
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