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Cosa è successo tra Nepal e Tibet, dove il crollo di un ghiacciaio ha travolto due valli
Attualità27 agosto 2026

Cosa è successo tra Nepal e Tibet, dove il crollo di un ghiacciaio ha travolto due valli

Un enorme blocco di ghiaccio si è staccato a oltre 5.200 metri sull’Himalaya, provocando una colata di acqua, fango e detriti. Ci sono almeno 160 morti e quasi 1.500 dispersi, tra cui centinaia di turisti stranieri.

Un pezzo di ghiacciaio himalayano si è staccato da un versante a oltre 5.200 metri di quota, mercoledì mattina, e in pochi minuti ha trasformato due valli di confine tra Nepal e Tibet in un cimitero di fango, pietre e detriti. Il bilancio provvisorio conta almeno 160 morti - 157 sul lato nepalese, tre su quello cinese - e quasi 1.500 dispersi tra i due Paesi, di cui oltre 800 stranieri. Le autorità di Kathmandu e di Pechino avvertono che il numero delle vittime è destinato a salire: interi villaggi restano irraggiungibili per l'acqua alta, le strade interrotte e gli strati di melma che hanno sommerso ponti e abitazioni.

La dinamica ricostruita da geologi e glaciologi attraverso immagini satellitari parla di un crollo glaciale classico, per quanto raro nelle dimensioni raggiunte. Un blocco di ghiaccio largo oltre 600 metri si è staccato dalla lingua inferiore del ghiacciaio, circa 65 chilometri a nord di Kathmandu, ed è precipitato per una distanza stimata tra i mille e i milleduecento metri fino al fondovalle. Nella caduta ha inglobato rocce, sedimenti e terra, mutandosi in una colata di ghiaccio, acqua e detriti riversatasi nel fiume Lhende, in territorio tibetano, una ventina di chilometri a nordest del valico di confine. Per alcuni minuti la massa ha sbarrato il corso d'acqua, formando una diga naturale; quando questa ha ceduto, l'onda si è scaricata a valle con una violenza che ha colto di sorpresa chi abitava lungo il percorso - quel giorno non pioveva, e nessuno si aspettava una piena di quella portata.

Il Lhende alimenta il Bhote Koshi, che a sua volta confluisce nel Trishuli: nel giro di mezz'ora il livello di quest'ultimo fiume si è alzato di circa nove metri. È lungo questo bacino, nel distretto nepalese di Rasuwa, che si concentrano i danni peggiori: gli insediamenti di Timure e Syapru Besi sono stati travolti quasi per intero, mentre la piena ha continuato a propagarsi verso sud investendo i distretti di Nuwakot e Dhading, dove ponti, strade e abitazioni sono stati portati via dalla corrente. Il Trishuli confluisce poi nel Narayani, che attraversa il confine indiano nello Stato del Bihar assumendo il nome di Gandak: un promemoria di quanto le conseguenze di un evento circoscritto a un unico versante himalayano possano propagarsi per centinaia di chilometri. Sul versante cinese, la colata ha investito il valico di Gyirong, nella regione di Shigatse, interrompendo strade, linee elettriche e comunicazioni con l'esterno.

Le cause profonde restano oggetto di verifica. Il Servizio geologico statunitense (USGS) aveva registrato, pochi minuti prima del crollo, un sisma di magnitudo 4.4 nell'area, ipotizzando in un primo momento che fosse stato un terremoto a innescare il distacco; l'agenzia ha poi corretto la valutazione, stabilendo che il segnale sismico - riclassificato in seguito a magnitudo 5.2 - era stato generato dalla frana stessa. Resta da capire quanto abbiano pesato le temperature elevate delle ultime settimane: le immagini satellitari mostrano una copertura nevosa insolitamente ridotta sul ghiacciaio nel periodo precedente al collasso, con ampie porzioni di ghiaccio vivo esposte, ma gli scienziati non si spingono ancora a stabilire un nesso diretto con il riscaldamento in corso. Il quadro generale, comunque, è quello di una catena montuosa che si scioglie a ritmi accelerati: i ghiacciai dell'Hindu Kush-Himalaya, che si estendono dall'Afghanistan al Myanmar, hanno perso massa il 65% più rapidamente tra il 2011 e il 2020 rispetto al decennio precedente, e il Nepal ha visto sparire quasi un terzo del volume dei propri ghiacciai in circa trent'anni. Sono condizioni che rendono i versanti più instabili e favoriscono l'accumulo di acqua di fusione attorno e sotto le masse glaciali. Un episodio per certi versi analogo si era verificato nel 2021 nello Stato indiano dell'Uttarakhand, quando il distacco di una porzione del ghiacciaio del massiccio del Nanda Devi provocò frane ed esondazioni costate oltre cento vite.

Tra i dispersi figurano centinaia di turisti stranieri, molti diretti verso il Kailash Mansarovar, meta di pellegrinaggio induista, buddista e giainista in territorio tibetano. Il ministero del Turismo nepalese conta 826 persone non rintracciate, quasi 600 delle quali di nazionalità straniera: tra queste 177 indiani, 63 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici e 25 canadesi, oltre a cittadini di un'altra ventina di Paesi. Sul lato tibetano l'emittente statale CCTV parla di 558 dispersi nella contea di Gyirong, inclusi 260 stranieri. Anche diversi lavoratori sudcoreani impiegati in un cantiere idroelettrico risultano irreperibili, al punto che Seoul ha attivato una task force governativa per assisterne la ricerca. Diciannove ponti e circa quaranta chilometri di strade sono stati spazzati via solo sul lato nepalese, mentre a Gyirong permane il rischio di un ulteriore sbarramento: le autorità cinesi tengono sotto osservazione un lago formatosi a monte dell'area colpita, che potrebbe generare una nuova ondata.

Le operazioni di soccorso coinvolgono oltre cinquemila tra soldati e agenti di polizia nepalesi, affiancati da elicotteri, droni e unità cinofile, ma l'accesso a diverse zone resta precluso dal fango e dai corsi d'acqua ancora gonfi; sul lato cinese, i sedimenti accumulati rallentano allo stesso modo le squadre di soccorso. La vicenda ha mobilitato diversi governi: l'India ha inviato aiuti umanitari e il primo ministro Narendra Modi ha sentito telefonicamente l'omologo nepalese Balendra Shah; la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha stanziato un milione di franchi svizzeri per le operazioni della Croce Rossa nepalese; l'Unione europea ha attivato il servizio satellitare Copernicus per mappare le aree colpite; gli Stati Uniti hanno promesso 500mila dollari e l'invio di un consulente per la gestione delle emergenze, mentre il Canada ha espresso solidarietà attraverso il premier Mark Carney. A Pechino, il presidente Xi Jinping ha ordinato un'operazione di ricerca e soccorso su vasta scala nella regione tibetana, chiedendo al contempo misure per prevenire ulteriori disastri a valle.

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