Diocesi di Crema

Crema - Questa sera, mercoledì 2 luglio, alle ore 21, la comunità di Comunione e Liberazione di Crema si ritroverà nella Chiesa della Santissima Trinità per un momento di preghiera, riflessione e giudizio sulle ferite provocate dagli abusi che hanno colpito la comunità. «È un incontro riservato alla nostra comunità, a cui parteciperanno il Vescovo di Crema, S.E.R. Mons. Daniele Gianotti, e Davide Prosperi, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione», riferiscono i responsabili della Fraternità.

La scelta del luogo non è casuale. Nella Santissima Trinità Mauro Inzoli ha celebrato per diciassette anni. In quello studio parrocchiale, secondo quanto accertato dalla magistratura italiana, alcuni degli abusi si sono consumati. Che la comunità torni proprio lì, alla presenza del proprio Vescovo e del Presidente della Fraternità, per pronunciare la parola «giudizio», nel senso pieno che il lessico gielleista attribuisce a questo termine, costituisce un fatto ecclesiale di rilievo. Per anni il caso Inzoli è stato, per il movimento fondato da don Giussani, una ferita rimossa prima ancora che elaborata.

Chi era don Mauro Inzoli

Per comprendere la portata di questa serata occorre riavvolgere il nastro. Mauro Inzoli, classe 1950, è stato per tre decenni il volto di Comunione e Liberazione a Crema e uno degli uomini più influenti della galassia ciellina lombarda: parroco della Santissima Trinità, rettore del liceo linguistico Shakespeare, presidente del Banco Alimentare per quattordici anni, vicepresidente della Compagnia delle Opere, ospite fisso del Meeting di Rimini, confessore di Roberto Formigoni. La passione per le auto di lusso gli valse il soprannome di «don Mercedes». Un sacerdote venerato, temuto, protetto.

Le prime segnalazioni risalgono al 2004, quando alcune vittime si rivolsero all'allora Vescovo di Crema, Mons. Angelo Paravisi. Non accadde nulla. La sentenza penale, anni dopo, citerà quell'episodio come uno dei tasselli di un clima di omertà che a Crema aveva reso Inzoli intoccabile.

La giustizia canonica: dalla dimissione al «decreto di clemenza»

Sul piano canonico la vicenda conosce un passaggio che resta tra i più discussi del pontificato di papa Francesco e tocca colui che, inspiegabilmente, Bergoglio nominò cardinale. Nel dicembre 2012 la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilì la dimissione di Inzoli dallo stato clericale. Il sacerdote presentò ricorso e Papa Francesco lo accolse. Il decreto definitivo, a firma del Cardinale Gerhard Ludwig Müller e reso pubblico il 26 giugno 2014 dal Vescovo Oscar Cantoni, commutava la pena: in considerazione della gravità dei comportamenti e dello scandalo provocato da abusi su minori, Inzoli veniva invitato a «una vita di preghiera e di umile riservatezza», con il divieto di celebrare e predicare in pubblico, il divieto di dimorare nella Diocesi di Crema e di entrarvi, l'obbligo di una psicoterapia quinquennale e restrizioni sui contatti con minorenni. L'inosservanza avrebbe comportato la dimissione dallo stato clericale.

La «umile riservatezza» durò poco. Nell'agosto 2014 Inzoli si presentò, come sempre, al Meeting di Rimini. Nel gennaio 2015 fu fotografato in seconda fila, alle spalle dell'allora presidente Roberto Maroni, a un convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione Lombardia. Nel frattempo la Santa Sede rifiutava di trasmettere gli atti canonici alla Procura di Cremona, che indagava. Ciò che fece, e non fece, Cantoni per Inzoli Silere non possum lo rivelò in questo articolo.

La giustizia italiana

Il 29 giugno 2016 il gup del Tribunale di Cremona, Letizia Platè, condannò Inzoli con rito abbreviato a quattro anni e nove mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni di cinque ragazzi tra i dodici e i sedici anni. Otto gli episodi accertati, consumati tra il 2004 e il 2008 nello studio parrocchiale, durante gli esercizi spirituali, nelle vacanze del movimento. Altri quindici fatti analoghi erano già caduti in prescrizione; il pubblico ministero Roberto Di Martino parlò di un possibile centinaio di casi. Nelle motivazioni della sentenza Inzoli appare come «una specie di idolo meritevole di venerazione», capace di piegare persino le Scritture, con il richiamo ad Abramo e Isacco, a giustificazione delle violenze.

Solo a quel punto Roma trasse le conseguenze. Nel maggio 2017 Papa Francesco dispose, con sentenza definitiva, la dimissione di Inzoli dallo stato clericale; il 28 giugno 2017 il Vescovo Gianotti ne diede comunicazione al clero diocesano. Il 21 settembre 2017 la Corte d'Appello di Brescia ridusse la pena a quattro anni, sette mesi e dieci giorni per l'intervenuta prescrizione di due episodi. Confermata la condanna in Cassazione, il 7 aprile 2018 Inzoli si presentò spontaneamente nel carcere di Bollate. Ne uscì nell'aprile 2020, affidato ai servizi sociali. Nel 2022 anche l'Associazione Fraternità famiglia per l'accoglienza, di cui era rimasto socio tra molte contestazioni, ne deliberò l'esclusione.

Una comunità davanti alle proprie ferite

L’incontro di questa sera sarà particolarmente significativo. Sarà necessario comprendere quale impostazione gli verrà data, soprattutto alla luce del fatto che, anche a Crema e negli ambienti di Comunione e Liberazione rimasti vicini a Mauro Inzoli, vi sono ancora persone che ne hanno sempre difeso e ne difendono ancora l’innocenza.

Inzoli non ha mai ammesso le proprie colpe e, seppur dimesso dallo stato clericale, Inzoli anche recentemente ha pronunciato l’omelia - senza che l’Ordinario del luogo ne fosse informato - durante alcune esequie celebrate negli scorsi mesi.

Il perdono deve essere riconosciuto a tutti, così come la possibilità di un cammino di riabilitazione. Ma questo percorso non può prescindere dal riconoscimento delle proprie responsabilità, tanto più quando non si tratta soltanto di peccati, ma di fatti che configurano veri e propri crimini. Senza questo passaggio, ogni tentativo di reinserimento rischia di essere privo di verità e di esporre nuovamente altre persone al pericolo di subire danni.

d.M.G.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!