Yaoundé - Con il cuore ancora pieno dell'Algeria, Papa Leone XIV ha lasciato oggi Algeri per aprire la tappa camerunense del suo terzo viaggio apostolico, dopo due giorni intensi trascorsi tra la capitale e Annaba. Ma prima del congedo, c'era ancora un ultimo appuntamento - e il Papa lo ha voluto dedicare ai bambini. Alle 09:15, dopo la Santa Messa celebrata con i più stretti collaboratori e i funzionari della Nunziatura, Leone XIV si è fermato all'Asilo Notre Dame d'Afrique, affidato alle Suore Missionarie della Carità. I piccoli lo hanno accolto con uno spettacolo, e lui li ha salutati uno ad uno, insieme alle suore, con la calma e la mitezza che lo contraddistinguono. All'aeroporto internazionale Houari Boumédiène lo attendeva il Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. I due si sono ritirati brevemente nella VIP room per un incontro privato, al quale ha fatto seguito la cerimonia ufficiale di congedo: inni nazionali, onore alle bandiere, passaggio della Guardia d'Onore. Alle 10:16, Leone XIV è salito a bordo di un Airbus A330-900neo di ITA Airways.
Il ringraziamento per l’ospitalità
Appena decollato, il Papa ha fatto pervenire al presidente Tebboune un messaggio di ringraziamento per «il calore e l'ospitalità» ricevuti, invocando sul popolo algerino «le divine benedizioni di pace e gioia». Durante il sorvolo dell'Africa subsahariana, i telegrammi si sono moltiplicati. Al presidente del Niger Tchiani ha inviato «cordiali saluti» con la preghiera che l'Onnipotente benedica il paese con «forza e concordia». Al presidente del Chad Déby Itno ha augurato «riconciliazione e unità». Al presidente nigeriano Tinubu ha invocato «saggezza e unità».
© Vatican MediaSull'aereo, un papa che parla di sant'Agostino
Sull'aereo, Leone XIV ha fatto qualcosa di inatteso. È stato lui a prendere la parola per primo, rivolgedosi ai giornalisti, ma non per rispondere alle loro domande. Lo ha fatto come farebbe un parroco che accompagna i suoi parrocchiani in pellegrinaggio e vuole che capiscano dove si trovano e perché. Un registro completamente diverso da quello a cui questi cronisti erano abituati. Perché i giornalisti che seguono i viaggi apostolici vivono questi appuntamenti come una caccia: cercano la battuta, la dichiarazione da portare in redazione come un trofeo, lo scoop, il particolare. Per salire su questi voli c’è una vera e propria guerra e ovviamente il sistema è familistico amorale. Non hanno alle spalle alcun cammino di fede, e spesso si vede anche nelle celebrazioni in San Pietro, dove trascorrono il tempo al telefono o a chiacchierare tra loro, disturbando la liturgia senza parteciparvi minimamente.
Leone XIV non ha assecondato nessuna di queste attese. Ha parlato con un registro che non era quello degli ultimi tredici anni: quello delle fede, non della telecamera. Ha parlato dell'Algeria con gratitudine genuina, della piccola ma significativa presenza cattolica nel paese, e poi - con evidente trasporto - di sant'Agostino. «La sua spiritualità, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verità», ha detto il Papa, «sono elementi di cui c'è grande bisogno nel nostro tempo». Ha ricordato la visita alla Basilica di Annaba, sulla collina che domina le rovine di Ippona, e ha notato con meraviglia come il popolo algerino, pur nella sua stragrande maggioranza non cristiana, onori ancora la memoria di Agostino «come uno dei grandi figli della propria terra». Ha parlato anche della visita alla Grande Moschea di Algeri come di un segno che «sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e modi diversi di vivere, possiamo convivere in pace». Poi ha salutato i giornalisti e ha augurato loro buon viaggio.
© Vatican MediaL'arrivo a Yaoundé
L'aereo ha toccato terra all'aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen alle 14:57 ora locale. Ad accogliere Leone XIV c'era il Primo Ministro Joseph Dion Ngute. Due bambini gli hanno porto un omaggio floreale. Poi gli inni, l'onore alle bandiere, la Guardia d'Onore, la presentazione delle delegazioni. Il Camerun lo attendeva. Dal aeroporto, il Papa si è trasferito al Palazzo Presidenziale per una visita di cortesia al Presidente della Repubblica Paul Biya e alla sua consorte. Un incontro privato, seguito dallo scambio dei doni.
Un discorso che non fa sconti
Alle 17:05, sempre al Palazzo Presidenziale, Leone XIV ha incontrato le autorità civili, la società civile e il corpo diplomatico. E ha parlato chiaro. Ha cominciato con le parole giuste per un Paese che si definisce «Africa in miniatura»: ha riconosciuto la ricchezza straordinaria di territori, culture, lingue e tradizioni, e ha detto che questa varietà «non è una fragilità: è un tesoro». Ma poi è andato al cuore delle cose.
Ha evocato i predecessori – san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - e ha posto una domanda scomoda: «A che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?». Prevost ha messo la società politica di fronte ad uno specchio. Ancora una volta è tornato sant'Agostino, citandolo direttamente dal De civitate Dei: chi comanda è al servizio di chi governa, «non nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell'orgoglio dell'imporsi, ma nella compassione del premunire». Una citazione di sedici secoli fa che è suonata come un giudizio sul presente. Leone XIV non ha evitato i temi più dolorosi. Ha nominato esplicitamente le tensioni e le violenze nelle regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell'Estremo Nord: «vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro». E ha ribadito con forza la sua visione di pace, «disarmata», non fondata sulla paura o sugli armamenti, e «disarmante», capace di aprire i cuori e generare fiducia. Ha parlato della corruzione come di una catena da spezzare, di un'idolatria da cui liberarsi. Ha chiesto trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. Ha difeso il ruolo insostituibile della società civile - associazioni, donne, giovani, leader religiosi e tradizionali - come «prima linea» nella tessitura della pace sociale. Alle donne ha riservato parole particolari: «Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace». Ai giovani ha dedicato l'appello forse più urgente: investire in loro - nell'istruzione, nella formazione, nell'imprenditorialità - è «l'unico modo per contenere l'emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta» e per contrastare «le piaghe della droga, della prostituzione e dell'apatia». Ma ha anche riconosciuto in loro una risorsa spirituale che il mercato non è ancora riuscito ad omologare: «una profonda spiritualità che rende preziosi i loro sogni».
Il discorso si è chiuso con un'invocazione che era anche un mandato: «Che Dio benedica il Camerun, sostenga i suoi dirigenti, ispiri la società civile… e conceda a tutto il popolo camerunese di accogliere il Regno di Dio, costruendo insieme un futuro di giustizia e di pace».
© Vatican MediaYaoundé: l'arrivo e l'orfanotrofio
Poco dopo Leone XIV era già all'Orfanotrofio Ngul Zamba, accolto dalla Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria. La sala principale era piena di bambini. C'erano canti di benvenuto, le parole della Superiora, le testimonianze di tre ragazzi e di due operatori. E poi il Papa ha preso la parola. Ha detto ai bambini che «là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti». Ha ricordato loro che Gesù aveva «una speciale benevolenza per i bambini», che li metteva al centro. Li ha chiamati «portatori di una promessa», più grandi delle loro ferite.
Alle suore e agli operatori ha rivolto parole di gratitudine profonda: «Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli». Ha detto che attraverso di loro si manifesta «la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai».
La serata con i vescovi
Dal Ngul Zamba, il Papa si è trasferito alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per un incontro privato con i vescovi del paese, prima di rientrare per la notte alla Nunziatura Apostolica. Il terzo viaggio apostolico di Leone XIV è entrato nel vivo. Bamenda aspetta il Papa!
d.M.C.
Silere non possum