The press release of the Vicariate of Rome continues to defend Rupnik and the Aletti Centre.

Poche ore sono bastate al Vicariato di Roma per recepire il diktat di Santa Marta. Venerdì 15 settembre 2023 a colloquio con il Pontefice si era presentata la “teologhessa” Maria Campatelli. All’ordine del giorno c’era il comunicato da pubblicare, visto che nelle scorse settimane P. Giacomo Incitti aveva consegnato la relazione sul Centro Aletti. Bergoglio ha voluto mettere la sua impronta su tutto quanto doveva essere scritto. 

Soddisfazione in Vicariato, in particolare del Vicario Angelo De Donatis, il quale ha letto con compiacimento le considerazioni di Incitti su Daniele Libanori e sul suo operato. La visita era stata disposta dallo stesso cardinale vicario a gennaio 2023. Come avevamo sottolineato nei mesi scorsi, De Donatis non ha mai accettato le considerazioni fatte, da molteplici persone e realtà, in merito al suo mentore e padre spirituale, Marko Ivan Rupnik. Questo ha portato ad una gestione di questo caso che è stata deleteria anche per lo stesso porporato che ha perso credibilità all’interno del suo presbiterio. Oggi, addirittura, il sacerdote viene ancora appellato con il titolo di “padre”. Sarebbe bene ricordare al Vicariato di Roma che Rupnik è stato dimesso dall’Ordine dei gesuiti.



La visita canonica

Nel comunicato emergono le consuete criticità comunicative che caratterizzano il Vicariato di Roma e sono esasperate dall'ingerenza del Pontefice stesso. Già nel comunicato del 22 dicembre 2022, il Vicariato aveva commesso numerosi errori scagliandosi contro i media, piuttosto che esaminare il comportamento anomalo del gesuita sloveno e del Centro Aletti.

Dal comunicato odierno emerge come l'abuso di coscienza sia all'ordine del giorno nella Chiesa Cattolica. In primis, viene chiamata visita canonica una visita che, in realtà, ha tutte le caratteristiche della visita apostolica. Unica differenza è che il Papa si è rifiutato di farla partire da casa propria. Il testo rimarca molto quello di Campatelli.

Quello che è un atteggiamento errato e assolutamente da condannare, qui, invece, viene esaltato e avvolto nella "spiritualità" marcia. Scrive il vicariato: "Il Visitatore ha potuto appurare che i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri. Tutta la vicenda, a giudizio del Visitatore, ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova". 

Come chiaramente spiega P. Dysmas De Lassus nel suo libro "Schiacciare l'anima", questo atteggiamento è tipico dell'abusatore di coscienza, ovvero copre con "spiritualità" ciò che in realtà è un comportamento umano e deprecabile. Nessuna attenzione viene data ai comportamenti del Centro Aletti, o meglio dei suoi membri, e del fondatore. Ad esempio: la disobbedienza all'ordine religioso di appartenenza, l'atteggiamento settario e il silenzio superbo.

A differenza di quanto afferma il Vicariato, infatti, l'atteggiamento del Centro Aletti non era volto a raccogliersi in preghiera ma, piuttosto, a denigrare chi indagava. Dall'interno del Centro, infatti, confermano che la foto del padre generale della Compagnia di Gesù è stata rimossa dagli ambienti comuni e il mantra di Rupnik è stato: "Vogliono colpirmi come hanno fatto con Gesù". Addirittura, con i preti Rupnik ha pianto facendo finta di essere una vittima. 

Gravissime le parole di Incitti

A svolgere la visita "canonica" è stato chiamato un sacerdote che insegna nell'Università Urbaniana. Uno dei peggiori atenei pontifici dove i professori di diritto sono capaci solo a "copiare ed incollare" il lavoro altrui. Soggetti di discutibile provenienza che vengono promossi durante questo pontificato in differenti ruoli all'interno di questa Città Stato.

Incitti è uno dei professori di questo ateneo che, peraltro, è stato recentemente commissariato. Ma è chiaro che questa visita era stata commissionata solo ed esclusivamente per poter dire di averla fatta e aver verificato che era tutto a posto. Se lo si fosse fatto con meno sfacciataggine si sarebbe fatta anche una più bella figura ma durante questo pontificato siamo abituati a questo andazzo. 

Le parole di Incitti, però, sono gravissime anche dal punto di vista giuridico (materia che evidentemente mastica poco). Scrive il Vicariato: "Come da esplicita richiesta formulata nel decreto di nomina, tenuto conto delle ricadute sulla vita dell’Associazione, il Visitatore ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al p. Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica". 

In primo luogo bisogna evidenziare come il cardinale Vicario abbia chiesto a Incitti di esaminare le accuse che portarono alla condanna di Rupnik per aver assolto la complice con la quale aveva commesso un peccato contro il sesto comandamento. De Donatis non ha alcuna autorità per fare questa richiesta e Incitti dovrebbe saperlo.  Si tratta di un delitto di esclusiva competenza del Dicastero per la Dottrina della Fede e non è scritto da nessuna parte che un professore, senza alcun incarico del Papa, possa fare una valutazione sull'operato di quel Dicastero.

Ora è chiaro che in questo pontificato ognuno fa ciò che vuole, ma il diritto è una cosa seria e se siamo nel disastro più assoluto in ogni parte del mondo, è proprio perché abbiamo dato il titolo di "canonisti" e "professori" a cani e porci.

Inoltre, è chiaro anche che l'operato del Cardinale Ladaria e del suo team ora sia da demonizzare per fare spazio a "Tucho" ma ammettere che un professorino qualunque emetta un giudizio sull'operato di un Dicastero è qualcosa di inimmaginabile. 

La visita canonica, quindi, termina con un comunicato che ha dell'incredibile. Gli adepti della setta di Marko Ivan Rupnik vengono descritti come discepoli nell'orto del Getsemani e Rupnik è Cristo in croce, crocefisso. La Compagnia di Gesù, la quale aveva inviato ben due comunicazioni ad Angelo De Donatis quando impose le restrizioni a Rupnik e il caso era ancora "sub secreto", senza ricevere alcuna risposta, oggi viene indirettamente descritta come l'orco brutto e cattivo che ha dimesso il gesuita e i suoi adepti dall'ordine religioso.

Da una parte, quindi, abbiamo i gesuiti che voglio disfarsi di Rupnik per non avere problemi, ma allo stesso tempo senza fare troppo rumore perchè l'ex gesuita sloveno potrebbe tirare fuori molti altarini dei numerosi abusatori presenti nell'ordine da cui è stato espulso. Dall'altra c'è il Papa che usa De Donatis come scudo e fa trapelare un comunicato volto anche a far tacere coloro che lo hanno criticato per aver ricevuto la Campatelli. Durante il Pontificato di Francesco ci siamo abituati a questo, la stampa starnazza ma non urla. Sanno che si possono avventare sui "pesci piccoli" non su un milionario gesuita. Il Papa è forte della sua rete che ha coltivato anche grazie a padre Antonio Spadaro, anche lui gesuita che non ha mai parlato del caso Rupnik. Chissà come mai. 

Aldilà, quindi, della veridicità e attendibilità di queste vittime, qui c'è un messaggio chiaro per tutti i sacerdoti: ci sono soggetti di serie A e soggetti di serie B. Don Inzoli aveva i milioni e il Papa lo difese subito. Rupnik ha i soldi e il Papa lo sta difendendo più che mai. Ci manca soltanto che lo faccia prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica al posto di De Aviz. Quindi, il messaggio è: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta. Solo in questo modo potete star certi che a Santa Marta qualcuno accolga le vostre rimostranze. Altrimenti, è noto, preparatevi a ricevere un bel Niet con tanto di approvazione specifica.

F.P.

Silere non possum