San Paolo, nella Lettera ai Romani (12,10), esorta i cristiani a "gareggiare nello stimarsi a vicenda". Questo invito alla reciproca valorizzazione e al riconoscimento dei doni altrui dovrebbe essere il fondamento di ogni relazione all'interno delle nostre realtà ecclesiali. Tuttavia, non di rado si assiste a dinamiche opposte, in cui fra presbiteri si entra in competizione o addirittura ci sono sacerdoti vittime di laici, i quali alimentano conflitti e giochi di potere.
La prepotenza del laicato e i giochi di potere
Negli ultimi decenni, con l’ampliarsi del ruolo dei laici nelle strutture ecclesiali, si è assistito a una crescente competizione tra clero e laici. Non di rado, alcuni laici impegnati in curie diocesane, parrocchie e persino nella Curia Romana utilizzano la loro posizione per esercitare un’influenza che va oltre la loro competenza, cercando di imporre decisioni e minare l’autorità sacerdotale.
Un fenomeno particolarmente preoccupante è quello della diffusione di informazioni, spesso false o distorte, con l’obiettivo di screditare sacerdoti e prelati. Questo avviene sia a livello locale, nelle diocesi, sia nelle alte sfere vaticane, dove alcuni laici, attraverso strategie manipolative, cercano di distruggere la reputazione di chierici per favorire interessi personali o fazioni ideologiche.
Il clericalismo al contrario: la laicizzazione del potere ecclesiale
Per anni, Papa Francesco ha denunciato il pericolo del “clericalismo”, ma paradossalmente abbiamo assistito a una sua declinazione opposta: un “clericalismo laicale”. In questo scenario, alcuni laici assumono atteggiamenti di superiorità, arrogandosi ruoli che non spettano loro e comportandosi come se fossero essi stessi i pastori della Chiesa. Il risultato è una svalutazione del ruolo sacerdotale, con i presbiteri ridotti a meri “esecutori del sacro”, privati della loro potestà di governo e della loro autorità spirituale.
Questa tendenza si manifesta in diverse forme. Vi sono laici che, grazie a conoscenze e posizioni di potere, influenzano le decisioni pastorali e amministrative delle diocesi, scavalcando vescovi e sacerdoti. Altri si servono dei media per diffondere informazioni distorte e minare la credibilità del clero, orientando così l’opinione pubblica ecclesiale. In molti casi, il loro ruolo viene strumentalizzato per interessi personali: quando si trovano di fronte a scelte delicate, privilegiano il proprio tornaconto piuttosto che il bene della Chiesa e dei suoi pastori. Inoltre, si registrano frequenti tentativi di limitare l’azione pastorale dei sacerdoti attraverso pressioni burocratiche e amministrative.
Intere diocesi, e persino la Santa Sede, sono state bersaglio di questi giochi di potere, spesso alimentati dai legami che alcuni di questi “laici prepotenti” intrattengono con figure discutibili della stampa italiana e internazionale.
Le radici psicologiche del fenomeno
Gli studi di Alfred Adler, Erich Fromm e Aaron Beck offrono spunti interessanti per comprendere certe dinamiche all’interno della Chiesa. Il complesso di inferiorità descritto da Adler aiuta a spiegare come alcuni laici, sentendosi esclusi dai ruoli di rilievo, sviluppino un atteggiamento competitivo e aggressivo nei confronti del clero, cercando di affermare la propria supremazia. Erich Fromm, nel suo saggio Fuga dalla libertà, evidenzia come la paura dell’autonomia altrui possa spingere alcuni individui a esercitare un controllo sugli altri. In ambito ecclesiale, questo si traduce in una volontà di manipolare le decisioni e le dinamiche interne della Chiesa. Aaron Beck, in Prisoners of Hate, analizza invece come le distorsioni cognitive alimentino ostilità e competizione. Se un laico percepisce un sacerdote come un ostacolo al proprio potere, può arrivare a screditarlo con metodi poco etici. Un esempio evidente si è visto nel periodo successivo alle dimissioni di Benedetto XVI, quando giornalisti come Andrea Tornielli hanno dipinto la Chiesa come un’arena di intrighi di potere, diffondendo notizie false e manipolate per influenzare l’opinione di prelati poco accorti. Il modus operandi di questi vaticanisti è chiaro: raccolgono indiscrezioni qua e là, origliando conversazioni di preti e vescovi, per poi assemblarle in ricostruzioni spesso incoerenti e fuorvianti.
Spasmi giornalistici
Non è raro che sacerdoti, vescovi e cardinali si ritrovino sui loro cellulari messaggi o chiamate di questi giornalisti, sempre in cerca di notizie da sfruttare a proprio vantaggio. La loro reazione? Un sorriso di circostanza e qualche parola concessa con distacco, briciole lasciate cadere apposta, spesso per offrire una visione delle questioni che possa andare a loro vantaggio. Poi, a telefono chiuso, il commento rassegnato: “Devono pur mangiare anche loro”. Il vero problema è che questi personaggi non lavorano per il bene della Chiesa. Oggi cercano informazioni, domani sono pronti a screditare lo stesso prelato che li ha aiutati. In questo gioco di convenienze, non esistono relazioni autentiche, solo tornaconti personali.
Il sistema è ben oliato, e come accade in ogni realtà consolidata, quando ne sveli i meccanismi e li rendi palesi, i protagonisti iniziano a perdere il controllo. Da marzo 2021, Silere non possum ha iniziato, passo dopo passo, a guadagnarsi un posto di rilievo nel panorama dell’informazione cattolica, in modo particolare per le “questioni vaticane”. Da una semplice paginetta, è diventato oggi il punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le dinamiche vaticane e anche delle diocesi sparse per la penisola. È stato un percorso lungo e si fa ciò che si può con le forze che si hanno, ma ciò che ha reso SNP ciò che è oggi è proprio l’attenzione alla notizia sempre documentata, raccontata con esattezza avendo cura di andare alle fonti. Spesso si è trattato di vere e proprie esclusive, ma non era questo ciò che ha guidato i nostri intenti, piuttosto l’interesse affinché su alcune questioni si sollevasse il velo del silenzio. Dal caso Enzo Bianchi alle parole del Papa su Minniti, definito “un criminale di guerra”, fino al caos generato da Mauro Gambetti e allo scandalo Rupnik. Senza dimenticare la pubblicazione—sempre in esclusiva—dei documenti sul caso Sloane Avenue e la denuncia della corruzione nel Vicariato, come l’ha chiamata lo stesso Papa Francesco dopo decine e decine di documenti schiaffati sul sito mentre qualcuno giocava a negare l’evidenza.

Il familismo amorale a piazza Pia
Fin dagli esordi, Silere non possum ha messo in luce anche le falle di un sistema giornalistico paravaticano compiacente, provocando fastidio proprio a chi ne trae vantaggio. Ciò che è stato detto, sin da subito, è che il trattamento subito da Benedetto XVI a motivo della stampa è stato favorito da chi oggi occupa alcune poltrone ben lucidate. D’altronde, non si può chiedere a un mafioso un parere sul Procuratore Antimafia, giusto? Allo stesso modo, chi viene smascherato difficilmente parlerà bene di chi lo ha svelato. È così che, negli anni, il Dicastero per la Comunicazione è stato scosso da veri e propri terremoti, mentre Silere non possum rivelava gli scheletri negli armadi di personaggi che, pur gravando sulle casse della Santa Sede, non garantiscono l’efficienza richiesta.
Quando Silere non possum ha denunciato il “familismo amorale” dentro e fuori il Dicastero per la Comunicazione, qualcuno si è sentito particolarmente colpito. E come dimenticare tutte le volte in cui il nostro portale - tra i più visitati dai computer e cellulari dello stesso Dicastero - ha messo in luce gli errori grossolani di dipendenti e dirigenti? Da Paolo Ruffini ad Andrea Tornielli, da Andrea Monda a Matteo Bruni, l’elenco degli strafalcioni è lungo: editoriali irrilevanti, gaffe geografiche imbarazzanti (Betlemme in Israele), scivoloni istituzionali. Errori imperdonabili per chi viene pagato profumatamente per informare correttamente. Mentre Silere non possum si concentra esclusivamente sull’operato di questi personaggi—evidenziando come, pur stipendiati dalla Santa Sede, non siano all’altezza del loro ruolo—loro hanno scelto di attaccare sul piano personale. Insulti, falsità e critiche pretestuose sul presunto “anonimato” degli articoli, ignorando il fatto che loro stessi, in passato, hanno scritto su blog e siti senza firmarsi. Alcuni lo fanno ancora, perché se il loro nome venisse alla luce, verrebbero licenziati ipso facto. In realtà, Silere non possum non è affatto anonimo: il suo direttore ci ha messo la faccia fin dal primo giorno. Basti ricordare quando quei giornalisti vaticanologi - oggi tanto indignati - contattavano in preda al panico “quel ragazzo del blog” che aveva pubblicato in esclusiva un decreto riservato che deturpava il volto di una comunità come quella di Bose e colpiva la vita di quattro persone. Quel provvedimento, sconosciuto anche ai destinatari, era presente solo su due scrivanie: quella del Papa e quella del Segretario di Stato. Franca Giansoldati non dormì per settimane, e andava in giro chiedendo chi fosse quel ragazzino che aveva ottenuto ciò che lei non era riuscita ad avere per mesi.
E così, proprio come fanno i bambini più insicuri, le brillanti menti del Dicastero per la Comunicazione hanno deciso di prendersela con l’unico bersaglio accessibile: il direttore di Silere non possum. Non potendo screditare la professionalità del sito o del suo responsabile, né contestarne l’accuratezza, hanno optato per l’insulto privo anche di rilevanza, peraltro. Nessuno dei nostri lettori ha dimenticato quando il Direttore Editoriale del Dicastero della Comunicazione della Santa Sede, Andrea Tornielli, seguiva e metteva “like” a un account fake su Twitter (oggi X) che diffondeva attacchi volgari e omofobi contro il direttore. Non sappiamo se è chiaro: il Direttore Editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede!! Se fosse stato un chierico lo avrebbero licenziato il giorno dopo! Eppure, Tornielli si definisce progressista. Ma come si sa, il politicamente corretto per loro vale solo quando fa comodo. Se si tratta di screditare un avversario, allora anche l’insulto omofobo diventa accettabile. Non sorprende, quindi, che uno dei tentativi orchestrati da questi personaggi sia stato quello di politicizzare Silere non possum, cercando di etichettarlo per delegittimarlo. Questa strategia è stata spiegata perfettamente da Sigmund Freud quando ha parlato di proiezione, un meccanismo psicologico preoccupante ma che ci dice molto di chi lo mette in pratica, non di chi è il loro bersaglio. Attraverso la proiezione, un individuo attribuisce agli altri caratteristiche, emozioni o intenzioni che in realtà appartengono a sé stesso. Come affermava lo psicoanalista Menninger: “La proiezione è un espediente per evitare la responsabilità morale: ciò che è inaccettabile in me, lo vedo nell’altro.” Così, se Tornielli e i suoi sodali sono politicamente schierati, allora anche gli altri devono esserlo. Se loro hanno trasformato il Dicastero per la Comunicazione in un club ideologico, allora chiunque non si adegui diventa un nemico politico. Ma Silere non possum ha sempre ribadito un principio fondamentale: la politica deve servire la Chiesa, non il contrario. Eppure, questi laici—che dovrebbero essere al servizio della Santa Sede—hanno portato in Vaticano una mentalità opposta: prima vengono le loro convinzioni politiche, poi, solo se conviene, si cerca di adattare il Vangelo ai loro desiderata.

Negli anni, molte persone assunte come stagisti o in prova presso il Dicastero hanno avuto modo di vedere con i propri occhi il degrado di questa realtà. Hanno assistito a scene che avrebbero dovuto far indignare chiunque: amici degli amici sistematicamente favoriti nelle assunzioni, candidature valutate più per l’allineamento politico o la visione ecclesiale che per le competenze, e giornate di lavoro che si trasformavano in interminabili pause caffè. Tornielli che passeggia avanti e indietro per Borgo Pio con il cellulare in mano, Andrea Monda & Company intenti a recuperare “gli autori” alla stazione per poi accompagnarli a cena in ristoranti a Borgo Pio - ovviamente a spese della Santa Sede. E, nel frattempo, chiunque non si adeguasse alle dinamiche di compiacenza e servilismo veniva rapidamente messo alla porta, senza alcuna possibilità di rinnovo contrattuale.
Il malcontento, però, serpeggia anche all’interno della Santa Sede, soprattutto tra coloro che vi lavorano da anni e che non nascondono il disagio per una situazione ormai imbarazzante. È sempre più evidente lo spettacolo di certi “amichetti” che entrano ed escono con disinvoltura da Piazza Pia. «Per non parlare del ragazzetto che fa i balletti su TikTok e che Tornielli si è portato dietro da La Stampa», osserva un prelato con sarcasmo, riferendosi a Salvatore Cernuzio. Grazie alla promozione di Tornielli, Cernuzio è approdato in Vaticano e ora viene spedito al seguito di vari cardinali nei loro viaggi ufficiali. «Una bella gatta da pelare, e un’altra spesa non indifferente», commentano alcuni che li hanno avuti fra i piedi. Ma, come accennato, il malcontento non è solo esterno: anche all’interno del Dicastero per la Comunicazione c’è chi mormora. Silere non possum ha ricevuto—e continua a ricevere—numerosi audio in cui, senza troppi giri di parole, si possono ascoltare le considerazioni, espresse a viva voce, di questi illustri “esperti della comunicazione” sul nostro lavoro, su alcuni alti prelati della Curia Romana e sullo stesso Papa.
Addirittura, qualche tempo fa—e noi siamo venuti a conoscenza di questo solo dopo un po’, non prestando attenzione a chi si muove dietro dinamiche subdole come queste - il team capeggiato da Andrea Tornielli aveva creato una pagina anonima (perché la coerenza, si sa, è tutto nella vita) dove venivano pubblicati insulti e sciocchezze su Silere non possum. Una delle notizie fantastiche ed esclusive era che questo portale si sarebbe rinnovato graficamente. Che scoop! A quella pagina era collegato anche un account Twitter (oggi X). Un esperimento che non ebbe lunga vita, visto che nessuno li prese in considerazione ma anzi, nelle settimane successive ci arrivarono addirittura screen di chat di whatsapp che conserviamo gelosamente. La loro “brillante” idea fu talmente poco efficace che Roberto Cetera, uno degli altri personaggi che circolano nel Dicastero e non sono capaci di scrivere un articolo senza un errore d'ortografia, finì per postare il link di questa pagina ignorata in un commento su Facebook.

È imbarazzante assistere a questo modus operandi, che rivela anche un inquietante scontro generazionale, con i vecchi repressi che si accaniscono contro i più giovani. Roberto Cetera, nonostante ricorra a questi metodi subdoli partecipando a pagine fake, continua a essere invitato a convegni ecclesiali solo perché scrive per L’Osservatore Romano—un quotidiano che ormai nessuno acquista più, nemmeno le diocesi. Questo comportamento, fatto di pagine fasulle e insulti gratuiti, non è altro che il disperato sfogo di una generazione di boomer con feticci clericali, costretta a osservare una Chiesa che non rispecchia più le loro aspettative. Pensavano di attirare i giovani facendo i programmi radiofonici dove ridono e scherzano, i libretti di Sinodino e sciocchezze varie...Non ottenendo riscontro ma, anzi, critiche sulla loro incapacità e non professionalità, prendono di mira i giovani facendoli divenire bersaglio del loro rancore. Del resto, la repressione non è altro che l’ennesima manifestazione di chi proietta sugli altri le proprie frustrazioni. Bisogna anche sottolineare un aspetto fondamentale per chi si accosta ad un giornale per poter conoscere, scoprire e approfondire: mentre Silere non possum mette in evidenza la loro inadeguatezza, loro non sono in grado di fare altrettanto. Semplicemente, non ne hanno le capacità. Come lamentano alcuni che li ascoltano e li registrano, proprio per prenderli in giro condividendolo con noi, questi personaggi non sono mai stati capaci di affermare: “Non condivido ciò che scrivono perché la penso diversamente.” Ancora meno sono riusciti a dimostrare che quanto riportiamo sia falso. Un po’ difficile quando ci sono documenti ufficiali o registrazioni audio dello stesso Papa che pronuncia alcune parole imbarazzanti come Frociaggine, Corruzione in Vicariato, ecc…
Anzi, chi prova a fomentare qualcuno per controbattere finisce spesso per rendersi ridicolo. Basti pensare a certi individui che ignorano persino il fatto che i diplomatici sono pagati dalla Santa Sede e non dal Sostentamento Clero, o ad altri che non distinguono il diritto canonico dal diritto vaticano. Si tratta, come sempre, di repressi che non fanno altro che suscitare l’ilarità generale e, peraltro, sono "leoni che tentano di lanciare le ultime zampate prima di una potente puntura". E forse bisognerebbe anche preoccuparsi per il loro fegato, ormai provato nel vedere che Silere non possum continua a macinare numeri.
E perché mai queste persone si comportano in questo modo? La risposta è semplice: Silere non possum li tocca nel vivo, scoprendo le loro falle. Il problema non è solo pratico, non riguarda solo lavoratori che non offrono un servizio adeguato alla Santa Sede, ma è anche di natura spirituale. Queste persone arrivano in Piazza Pia al mattino (quando arrivano!) come se si trovassero in una qualsiasi azienda, trattando questo luogo di lavoro come una holding. Per loro è normale condividere screenshot, insultare chi ha opinioni diverse, tramare nell'anonimato mandando messaggini, lanciare commenti omofobi e appellare al femminile vescovi, trascorrere il tempo attorno alla macchinetta del caffè, scambiarsi numeri e contatti di cardinali e vescovi corredati da commentini personali, chiacchierare e diffondere pettegolezzi su uno o l’altro prelato.
Queste dinamiche sono state accentuate durante questo pontificato, anche perché Papa Francesco ha adottato un approccio mai visto prima con alcuni giornalisti. Peraltro sono state fomentate lotte intestine fra giornalisti che ottenevano interviste ed altri no e anche all'interno del Dicastero che non sapeva nulla di interviste che stavano per andare online e una comunicazione che viene gestita con i piedi. Mentre si chiede ai cardinali di ridurre le spese (anche se non si specificano quali), si consente ad Andrea Monda di continuare a stampare un quotidiano che ha raggiunto un livello talmente basso da non essere più nemmeno richiesto dalle diocesi. Negli scorsi mesi sono arrivate alle diocesi email che offrivano sconti e agevolazioni per acquistare l’Osservatore Romano. “Che facciamo? Compriamolo, dai”, hanno risposto alcuni vescovi, consapevoli che quel giornale rimarrà sigillato nel suo celofan, accumulandosi per poi finire nel camino o nell’immondizia. Inoltre, è stato permesso di stampare un mensile a colori distribuito gratuitamente, che non interessa a nessuno. Eppure, dietro a questa gratuità si nascondono spese incalcolabili. Nel frattempo i parenti di questi "Direttori" fanno la bella vita all'estero.
Le procedure di assunzione al Dicastero per la Comunicazione, poi, sono purtroppo influenzate dal cosiddetto familismo amorale. Quali sono i veri criteri di selezione? Il favore personale, i legami di parentela, e l’amicizia con chi lavora nella redazione dove ho un amico. È evidente che, se i vertici sono giunti a ricoprire le loro posizioni tramite queste logiche, non potranno certamente offrire criteri più trasparenti per la valutazione e la promozione di chi arriva ora.
Qual è la soluzione? È necessario iniziare a mandare a casa quelle persone che agiscono per interesse personale, senza avere la vera concezione di “missione al servizio della Chiesa”. Francesco era stato acclamato come colui che avrebbe eliminato queste dinamiche ma, come ha santamente affermato un porporato tempo fa, "si cambia tutto per non cambiare niente!". Il Vaticano è diventato un covo di serpi assetate di denaro, previdenze, titoli, incarichi, ecc.. Questi sono gli stessi che per anni hanno criticato il “clero carrierista”, ma nelle diocesi e nei Dicasteri i preti sono sottopagati. Se prima l’attività svolta da un sacerdote costava 1500 euro, oggi, quando svolta da un laico, arriva a stipendi di 3000 euro al mese. Silere non possum, da parte sua, non smetterà di portare alla luce queste dinamiche, ignorando gli attacchi personali di questi individui o di chiunque altro agisca secondo gli stessi meccanismi di cui parlava Freud. Nella Chiesa, è forse il momento di riscoprire quell’amore per la verità di cui parlava il nostro fondatore, iniziando a smascherare il falso buonismo che avvolge il dibattito sul laicato da promuovere. Il problema, pur essendo anche sacramentale, è prima di tutto umano. Dobbiamo iniziare a riconoscere con consapevolezza che il vero dramma non è il “clericalismo”, ma l’essere umano che non vive secondo il Vangelo. Che sia laico o prete, chi si lascia corrodere dal desiderio del potere agirà con arroganza e atteggiamenti mafiosi. Non si tratta quindi di clericalismo, ma di umanità deviata dal potere, da chi crede di possedere il potere semplicemente perché lavora in un Dicastero, senza rendersi conto di essere, in realtà, delle povere pedine assetate di visibilità.
d.J.A. e d.E.I
Silere non possum