© Musei Vaticani

C'è un angolo delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo - lo stesso complesso dove Leone XIV si ritira ogni settimana per il suo giorno di riposo e di preghiera - in cui non si custodiscono né archivi né reliquie, ma meteoriti, telescopi e oltre milleduecento frammenti di cielo caduti sulla Terra. È la Specola Vaticana, l'osservatorio astronomico del Papa: una delle istituzioni scientifiche più antiche al mondo ancora in attività, e forse la più netta smentita del vecchio cliché che vorrebbe la Chiesa nemica della scienza.

Dalla riforma del calendario alla Torre dei Venti

Le radici della Specola affondano nel secondo Cinquecento. Nel 1578 papa Gregorio XIII fece edificare in Vaticano la Torre dei Venti e chiamò gli astronomi e matematici gesuiti del Collegio Romano - tra cui il celebre Cristoforo Clavio - a preparare la riforma del calendario, che sarebbe stata promulgata nel 1582 dando origine al calendario gregoriano, lo stesso che gran parte del mondo usa ancora oggi.

Da allora la Santa Sede non smise mai di sostenere la ricerca astronomica. Quella tradizione raggiunse il suo apice a metà Ottocento con il gesuita Angelo Secchi (1818-1878), che lavorava al Collegio Romano e fu il primo a classificare le stelle in base ai loro spettri: un contributo fondativo dell'astrofisica moderna. Poi venne il 1870. Con la breccia di Porta Pia e l'occupazione armata di Roma, il neonato Regno d'Italia pose fine con la forza allo Stato pontificio, spogliando la Santa Sede della sua sovranità e mettendo le mani sulle sue istituzioni. In quel saccheggio di beni, edifici e tradizioni che la Chiesa aveva alimentato per secoli, furono confiscati anche gli osservatori romani. Ad Angelo Secchi, la cui fama era ormai europea, fu concesso di restare al suo posto fino alla morte: non un atto di rispetto, ma una tolleranza obbligata verso ciò che un governo, dopo aver espropriato, non poteva cancellare senza scandalo internazionale.

Leone XIII e la rifondazione del 1891

La svolta arriva con Leone XIII. Nel 1891 il Papa rifondò formalmente la Specola Vaticana come centro di ricerca, collocandola su un'altura dietro la cupola di San Pietro. La motivazione fu dichiarata senza giri di parole: contrastare l'accusa, allora diffusa, di un'ostilità della Chiesa verso la scienza. Era una scelta tanto scientifica quanto culturale.

Nel 1906 fu nominato il primo direttore gesuita, padre Johann G. Hagen. Da quel momento l'identità della Specola si lega stabilmente alla Compagnia di Gesù, un legame che dura ancora oggi.

© Musei Vaticani

La fuga dalle luci di Roma

Negli anni Trenta la crescita urbana di Roma e l'aumento dell'illuminazione elettrica avevano ormai schiarito il cielo della città al punto da impedire lo studio delle stelle più deboli. Per questo dal 1935 la sede dell'osservatorio fu trasferita a Castel Gandolfo, nella residenza papale estiva, e la sua gestione affidata stabilmente ai gesuiti.

Lo stesso problema - l'inquinamento luminoso - spinse la Specola a guardare oltreoceano. Nel 1980 fu aperto un centro di ricerca presso lo Steward Observatory dell'Università dell'Arizona, a Tucson. Da lì nascerà il VATT, il Vatican Advanced Technology Telescope, installato sul Mount Graham: è in Arizona, sotto cieli limpidi, che oggi “il Papa” osserva l'universo.

Le meteoriti del Papa

Tra i tesori della Specola c'è una collezione di meteoriti tra le più notevoli al mondo: circa 1.200 esemplari di tutti i principali tipi conosciuti. La raccolta nacque dalle donazioni del marchese francese Adrien-Charles de Mauroy: i primi pezzi nel 1907, il grosso dopo la sua morte per volontà della vedova, intorno al 1935. Tra gli esemplari più preziosi c'è un frammento del meteorite marziano Nakhla, materia proveniente da Marte che è passata anche tra le mani di alcuni Papi.

A Castel Gandolfo la Specola conserva inoltre una biblioteca di oltre 22.000 volumi, con edizioni antiche e rare delle opere di Copernico, Galileo, Newton, Keplero, Brahe, Clavio e Secchi.

La Specola oggi

L'osservatorio è membro dell'Unione Astronomica Internazionale e i suoi ricercatori - gesuiti e collaboratori laici - lavorano su un ventaglio ampio di discipline: dalla scienza planetaria alla formazione delle galassie, dalla cosmologia alla gravità quantistica.

La guida è cambiata da poco. Il 31 luglio 2025 Leone XIV ha nominato nuovo direttore il gesuita padre Richard Anthony D'Souza S.I., nato in India nel 1978 e membro della Specola dal 2016. Ha assunto l'incarico il 19 settembre 2025, succedendo a fratel Guy Consolmagno, che ha guidato l'osservatorio per dieci anni e che resta come astronomo dello staff e presidente della Vatican Observatory Foundation. Tra le priorità indicate da D'Souza per il 2026: completare la robotizzazione del VATT, terminare la scansione 3D delle meteoriti e potenziare la ricerca teorica.

Dal 2023, infine, la Specola di Castel Gandolfo è tornata visitabile dal pubblico grazie a un percorso di visite guidate sviluppato con i Musei Vaticani: si possono ammirare le storiche Cupole Barberini, con i telescopi Schmidt e Carte du Ciel, quest'ultimo recentemente restaurato e di nuovo in funzione.

Resta una verità che la Specola incarna meglio di mille discorsi: per la Chiesa, conoscere il creato non è un pericolo per la fede, ma una via verso il Creatore.

p.F.G.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!