Città del Vaticano - Quest’anno il Santo Padre Leone XIV ha deciso che gli esercizi spirituali della Curia Romana, ai quali prenderà parte anche lui, si svolgeranno nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico. In passato le predicazioni si tenevano nella Cappella Redemptoris Mater, uno spazio che consentiva la presenza di un buon numero di presuli e permetteva anche al Papa e ai suoi segretari di seguire le meditazioni dalla zona laterale destra, accanto all’altare.
Con Papa Francesco la formula venne modificata: si preferì trasferire l’intera Curia ad Ariccia, con costi logistici rilevanti per la Santa Sede. In seguito, con l’emergere di tensioni interne, questa modalità diventò anche più fragile sul piano pratico e relazionale: la permanenza ad Ariccia, per giorni, esponeva inevitabilmente a un confronto con tutta la struttura curiale. Per questo Francesco iniziò a disertare questi momenti.
Leone XIV ha scelto di riportare gli esercizi nel Palazzo Apostolico, ma la Cappella Redemptoris Mater oggi non risulta più utilizzabile (per ragioni evidenti legate ai mosaici). Per questo si è optato per la Cappella Paolina. La prima meditazione è fissata alle ore 17 di sabato 22 febbraio 2026; la conclusione alle ore 9 di venerdì 27 febbraio 2026.

La Cappella Paolina (dedicata ai santi Pietro e Paolo)
Nata come cappella “parva” palatina, in contrapposizione alla Cappella Sistina, è stata storicamente legata alla custodia del Santissimo Sacramento e alla preghiera del Papa. Non è normalmente accessibile al pubblico; durante il conclave è anche il luogo da cui parte la processione dei cardinali elettori verso la Sistina, ed è uno degli spazi in cui il neoeletto sosta in preghiera. Qui Francesco si fermò “un po’ più del dovuto” nel 2013. La sua storia inizia con Paolo III, che ne volle la realizzazione: il progetto fu affidato a Antonio da Sangallo il Giovane, con lavori avviati nel 1537 e conclusi nel 1540; la cappella fu consacrata nel gennaio 1540. Subito dopo, Michelangelo Buonarroti realizzò i due grandi affreschi contrapposti, la Conversione di Saulo e la Crocifissione di Pietro, cuore iconografico del luogo. La decorazione fu poi completata sotto Gregorio XIII, con gli interventi, tra gli altri, di Lorenzo Sabatini e Federico Zuccari.
Nei secoli la Paolina ha conosciuto vari interventi, ma l’ultimo grande restauro - quello che ha riportato la cappella all’uso liturgico dopo anni di cantiere - è il ciclo 2002-2009: un lavoro complesso, condotto nell’alveo dei Musei Vaticani, diretto da Arnold Nesselrath e con un ruolo centrale del Maestro Maurizio De Luca sui murali michelangioleschi. In quella fase è stata anche rimossa la sistemazione degli anni Settanta (legata alla riforma liturgica post-conciliare e all’intervento di Paolo VI), ripristinando soluzioni più coerenti con lo spazio storico: la ricomposizione dell’altare marmoreo, la rimozione della moquette e il recupero di elementi architettonici e cromatici originari. La riapertura al culto avvenne il 4 luglio 2009 con la celebrazione dei Vespri presieduta da Benedetto XVI. Nell’omelia, il Papa spiegò il senso di quel momento: «il mio desiderio di poter riaprire al culto la Cappella Paolina». Collocò poi la Paolina “nel cuore” del Palazzo Apostolico, ricordandone la destinazione come luogo riservato di preghiera per il Papa e per la Famiglia pontificia, e ringraziò quanti avevano reso possibile il restauro.
G.M.
Silere non possum