Tallinn - Mercoledì sera Hanno Pevkur ha annunciato nel telegiornale Aktuaalne kaamera di ERR che lascia il ministero della difesa. Lo ha detto con una formula che ha ripetuto anche in un post pubblicato sui social nello stesso momento: il ministro non conta calzini e cartucce e non conduce negoziati sui contratti, ma le osservazioni del Riigikontroll sull'operato delle Forze di difesa e del Centro per gli investimenti nella difesa (RKIK) pongono una questione di responsabilità politica, e quella responsabilità lui la assume. Ha chiuso l'intervista dicendo che ora il primo ministro Kristen Michal deve trovare un nuovo ministro.
Pevkur era alla difesa dal 18 luglio 2022, prima nel governo di Kaja Kallas e poi in quello di Michal, entrambi del Partito riformatore, il suo. In precedenza era stato ministro degli affari sociali, della giustizia e dell'interno. Le sue dimissioni devono essere approvate dal Riigikogu, che riprende le sedute ordinarie il 14 settembre: fino ad allora resta in carica. Nella stessa giornata, poche ore prima, il Riigikogu aveva eletto presidente della Repubblica la cancelliera di giustizia Ülle Madise con 71 voti al primo scrutinio. Il caso che ha portato alle dimissioni si è costruito in dieci giorni, ma le sue radici stanno in un audit di un anno fa.
L'audit del 27 agosto
Ogni anno il Riigikontroll, l'organo di controllo dello Stato, verifica il rendiconto consolidato del governo. L'audit sul 2025 è stato pubblicato il 27 agosto e conteneva un'osservazione sola, ma pesante: i revisori non sono stati in grado di confermare la correttezza del saldo delle scorte dell'area del ministero della difesa, iscritte a bilancio per 1,2 miliardi di euro. Per le carenze nella contabilità delle Forze di difesa non è chiaro quali scorte, in che quantità e a che valore figurino nei conti, e quali ne siano state lasciate fuori senza giustificazione. Tutto il resto del rendiconto statale è stato giudicato corretto.
Il Riigikontroll ha rilevato anche che il ministero ha introdotto con un regolamento interno un'eccezione alle regole contabili generali dello Stato, non prevista da quelle regole, e in base a quell'eccezione ha tenuto una parte delle scorte fuori bilancio. Il revisore generale Janar Holm ha scritto che la società sta compiendo uno sforzo crescente per finanziare l'aumento della capacità difensiva, mentre ministero, Forze di difesa e RKIK non hanno risposto con uno sforzo sufficiente a risolvere i problemi già segnalati nel rendiconto precedente. E ha aggiunto che questi problemi hanno conseguenze concrete, perché offrono a chi entri nel sistema per incompetenza o malafede una via facile per sprecare o distrarre denaro e beni pubblici.
Il Riigikontroll ha proposto misure che nessun ministro accetta volentieri: togliere temporaneamente alle Forze di difesa e a RKIK la contabilità di beni e scorte e accentrarla nel ministero, finché il sistema non sia stato riordinato, e costruire una catena di responsabilità che arrivi fino ai singoli incarichi.

Il precedente del 2025
La parte politicamente più difficile da reggere per Pevkur era che tutto questo era già stato scritto. Nell'audit sul rendiconto 2024, pubblicato nell'autunno del 2025, il Riigikontroll aveva trovato problemi nei contratti degli enti del ministero e aveva avuto serie difficoltà anche solo a ottenere i dati necessari. Urmas Reinsalu, presidente di Isamaa e della commissione speciale del Riigikogu per il controllo del bilancio, ha ricordato di aver discusso proprio di quel caos con Pevkur e con Holm un anno fa, e di aver ricevuto garanzie che i problemi sarebbero stati risolti. Il cancelliere del ministero Kaimo Kuusk ha ammesso in questi giorni che quanto fatto non è stato sufficiente.
Un anno dopo, il Riigikontroll dice che la situazione è peggiorata. Per un ministro che aveva promesso di sistemare le cose, un secondo audit negativo sullo stesso punto pesa più del primo.
I 70 milioni e la società indiana
Il punto su cui l'opposizione ha battuto di più riguarda il Riigikogu. Nell'autunno 2025 il ministero aveva assicurato ai deputati, nei materiali di bilancio, che i contratti di intermediazione con cui l'Estonia acquista forniture militari per Paesi partner con fondi europei non creavano obblighi finanziari per lo Stato. Dall'audit di agosto risulta che quei contratti hanno invece prodotto rischi e obblighi per il bilancio, quantificati in 70 milioni di euro. Reinsalu ha detto che al Riigikogu è stato semplicemente detto il falso, e che mentire al parlamento è in qualsiasi Paese un motivo indiscutibile di dimissioni.
Il settimanale Eesti Ekspress ha ricostruito da dove vengono quei 70 milioni. L'Estonia voleva comprare munizioni da destinare all'Ucraina e ha versato anticipi per quella cifra a imprenditori indiani che, secondo la ricostruzione, non avevano mai venduto un solo proiettile. Il primo contratto tra RKIK e la società Datasel è dell'agosto 2024, con un primo bonifico di 15 milioni di euro finanziato dallo European Peace Facility; il secondo è dell'ottobre 2024, con un altro anticipo superiore ai dieci milioni. Le munizioni non sono arrivate, sono arrivate promesse, e ora la controversia è davanti a un tribunale.
Su chi abbia deciso, le versioni divergono. Elmar Vaher, attuale direttore di RKIK, ha detto che lui quel contratto non lo avrebbe firmato e che la decisione fu presa in una cerchia molto ristretta, tanto che il responsabile degli acquisti dell'epoca non ne sapeva nulla. Magnus-Valdemar Saar, che dirigeva RKIK allora, ha risposto che comprare munizioni da Paesi terzi comporta rischi noti a tutti, ma che nessuna decisione di rilievo veniva presa senza l'approvazione dei vertici del ministero. Durante il negoziato per il primo contratto, sempre secondo Ekspress, erano informati il ministro Pevkur e l'allora cancelliere Kusti Salm; in seguito è stato tenuto al corrente il nuovo cancelliere Kuusk.
Martedì 1 settembre la Procura ha aperto un procedimento penale sull'area amministrativa del ministero, relativo ai fatti descritti negli audit di quest'anno e dello scorso. Nessuno è stato formalmente indagato.

La pressione politica
Le richieste di dimissioni sono arrivate da tutta l'opposizione e anche da fuori del Riigikogu. Reinsalu le aveva chieste già il 28 agosto, sostenendo che Pevkur non è in grado di garantire la guida della difesa e che rimandare la colpa ai sottoposti non aiuta. Martedì Lauri Läänemets, presidente dei socialdemocratici, ha detto a Terevisioon che Pevkur è diventato il volto che fa calare la fiducia nella difesa nazionale; ha aggiunto di conoscerlo personalmente e di considerarlo una persona in gamba e simpatica, ma che in un anno non è riuscito a risolvere problemi di questa portata, e che se non si fosse dimesso da solo sarebbe partita una mozione di sfiducia. Lavly Perling, dei Parempoolsed, ha chiamato in causa il premier: Michal, ha detto, è corresponsabile di un fallimento che umilia la difesa estone. Martin Helme, presidente di EKRE, ha sostenuto che la cosa più giusta sarebbe la sfiducia all'intero governo.
Michal ha tenuto una posizione intermedia fino all'ultimo. Martedì ha detto che non vedeva colpe personali del ministro, ma che questo non escludeva l'assunzione di una responsabilità politica, e che la decisione spettava a Pevkur dopo la riunione di gabinetto convocata per giovedì mattina, alla quale erano stati chiamati Holm, il comandante delle Forze di difesa Andrus Merilo, Vaher e Kuusk. Il premier ha anche indicato dove secondo lui sta la colpa: negli ex dipendenti e dirigenti di RKIK che hanno firmato i contratti e fatto i pagamenti sapendo che potevano generare obblighi per lo Stato, senza informare nessuno. Ha detto di non escludere azioni civili nei loro confronti.
Pevkur ha anticipato tutti, dimettendosi la sera prima della riunione. Nel suo post ha scritto di lasciare con la certezza che le decisioni prese per rafforzare la difesa erano quelle giuste e che l'Estonia è meglio difesa che mai. Ha ringraziato Kallas e Michal per la fiducia. Uued Uudised, portale vicino a EKRE, ha commentato che c’è poco da celebrare, sostenendo che il ministro si fosse ormai trovato in una situazione troppo compromessa per poter continuare a ricoprire l’incarico.
Il terzo ministro in dieci mesi
Pevkur è il terzo ministro della difesa baltico a lasciare l'incarico dall'ottobre scorso, e in nessuno dei tre casi la caduta ha riguardato la linea politica sulla Russia o sulla NATO. In Lituania Dovilė Šakalienė fu sospesa il 20 ottobre 2025 per uno scandalo legato a influencer e si dimise due giorni dopo, in polemica con la premier Inga Ruginienė sulla spesa militare; dall'11 novembre il ministero è guidato dal socialdemocratico Robertas Kaunas. In Lettonia il 7 maggio 2026 alcuni droni sono entrati dal confine russo, due sono caduti sul territorio e uno ha danneggiato un deposito di carburante vuoto a Rēzekne. I sistemi militari di rilevamento non li avevano individuati e gli avvisi sui telefoni dei residenti sono partiti circa un'ora dopo l'impatto. La premier Evika Siliņa ha chiesto la testa del ministro Andris Sprūds, che si è dimesso il 10 maggio accusando New Unity di sacrificarlo per i sondaggi in vista delle elezioni del Saeima di ottobre. Il 14 maggio è caduta Siliņa stessa, dopo il ritiro dei Progressisti dalla coalizione; il 28 maggio Andris Kulbergs è diventato primo ministro e il colonnello Raivis Melnis ministro della difesa.
Tutto questo accade in un'estate in cui l'allarme sulla Russia è stato il più alto dal 2022. Il 6 agosto il Wall Street Journal ha scritto, citando l'intelligence americana, che Mosca potrebbe mettere alla prova la NATO con un'incursione limitata già in autunno. Il 25 agosto il direttore della CIA, John Ratcliffe, è volato a sorpresa a Mosca, proprio nei giorni in cui nella capitale russa si trovava anche l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, per avvertire il Cremlino di non alzare il livello dello scontro con gli alleati degli Stati Uniti, in particolare Estonia, Lettonia e Lituania. Diplomatici baltici hanno confermato che durante l'estate sono arrivate ulteriori informazioni su operazioni russe sotto falsa bandiera, senza però segnali di un attacco convenzionale imminente. Il 30 luglio i commissari europei Kaja Kallas, Andrius Kubilius e Valdis Dombrovskis, con i colleghi polacco e finlandese, hanno scritto a Ursula von der Leyen di un ambiente di sicurezza in deterioramento e di violazioni dello spazio aereo e incursioni di droni sempre più frequenti, chiedendo circa 115 miliardi di dollari per i Paesi di prima linea.
I tre Paesi baltici hanno raggiunto o stanno raggiungendo il 5% del PIL in spesa militare, la Lituania è al 5,38%, e l'Unione Europea ha cominciato a erogare circa 14 miliardi di dollari di prestiti per la difesa della regione. Mai tanto denaro è passato per questi ministeri. Il muro di droni annunciato l'anno scorso non esiste ancora, per problemi finanziari, tecnici e legali; Rail Baltica ha abbandonato l'obiettivo del 2026 e anche il 2030 è in dubbio. In Lettonia i soldi si sono tradotti in sistemi anti-drone che non hanno visto arrivare i droni. In Estonia in scorte da 1,2 miliardi che nessuno sa contare. Chi paga l'aumento delle tasse deciso per finanziare la difesa legge gli audit, e la distanza tra la frase "meglio difesi che mai" e i rendiconti del Riigikontroll è diventata il problema politico di Michal.
Cosa succede ora
Il premier deve proporre un nome per la difesa e farlo approvare da un Riigikogu che riapre il 14 settembre, con la Procura al lavoro, il bilancio 2027 in arrivo e un'opposizione che vuole trasformare il caso RKIK in un processo al governo. La commissione per il controllo del bilancio, presieduta da Reinsalu, ha già fissato un'audizione sull'audit. Il Riigikontroll attende una risposta alla proposta di accentrare la contabilità nel ministero. E in un tribunale è pendente la causa contro Datasel per 70 milioni che l'Estonia aveva pagato per munizioni destinate all'Ucraina.
R.S.
Silere non possum



