Tallinn - La seduta straordinaria del Riigikogu del 2 settembre si è aperta a mezzogiorno e si è chiusa nel primo pomeriggio con un solo nome sulle schede. Ülle Madise, cancelliera di giustizia dal 2015, ha ottenuto 71 voti a scrutinio segreto; sette schede sono state restituite bianche, nessuna è stata annullata. La soglia costituzionale dei due terzi, 68 deputati su 101, era superata al primo giro. Hanno ritirato la scheda 78 parlamentari e tutti e 78 l’hanno deposta nell’urna. Gli altri 23, i gruppi di EKRE e del Keskerakond, sono rimasti fuori dal voto, come avevano annunciato da settimane.
Letto il risultato, Madise si è rivolta all’aula con poche frasi: farà del suo meglio per essere degna della fiducia ricevuta, ha detto, e spera che, discutendo con vigore quando serve e sostenendosi a vicenda, si possa fare molto perché la vita in Estonia sia felice, buona e sicura. Alar Karis le ha risposto dai social network nel giro di un’ora: il Parlamento ha scelto, tra poco le consegnerà l’ufficio, servire come capo dello Stato è un grande onore e una responsabilità ancora maggiore. Giovedì mattina, 3 settembre, la presidente eletta è salita a Kadriorg per il primo incontro ufficiale con il predecessore.
Madise, 51 anni, diventa la settima persona a ricoprire la carica da Konstantin Päts in avanti e la sesta dal ripristino dell’indipendenza, dopo Lennart Meri, Arnold Rüütel, Toomas Hendrik Ilves, Kersti Kaljulaid e Karis. È la seconda donna dopo Kaljulaid, che guidò lo Stato dal 2016 al 2021.

Perché sulla scheda c’era un solo nome
Fino a giugno la partita sembrava un’altra. Karis, eletto nel 2021 con 72 voti e anche allora candidato unico, non aveva escluso il bis, e nel sondaggio Norstat di inizio marzo il 41,6 per cento degli intervistati lo indicava come presidente preferito; Madise, nello stesso rilevamento, raccoglieva il 4,2. Il 23 giugno, alla parata del Võidupüha a Rapla, il presidente ha aperto il discorso augurando buon Võidupüha e buon Jaaniõhtu al popolo estone «per l’ultima volta» come capo dello Stato. Alla stampa aveva spiegato che la decisione era presa da tempo, per motivi personali, e che il problema era solo quando renderla pubblica senza disturbare il lavoro quotidiano.
Da quel momento le trattative si sono spostate sul terreno che i partiti preferiscono in un anno preelettorale: trovare in fretta un nome con il consenso più largo possibile, per tornare a occuparsi delle elezioni del Riigikogu del marzo 2027. Il primo ministro Kristen Michal ha chiesto alle forze politiche di uscire «per un momento dalle trincee» e di cercare il candidato migliore tra fine giugno e luglio. La convergenza su Madise si è consolidata nell’arco dell’estate e ha messo insieme la coalizione (Reformierakond, Eesti 200, socialdemocratici) e Isamaa, dall’opposizione. Il 24 agosto, primo giorno utile per le candidature, 75 deputati hanno firmato la sua proposta; ne bastavano 21. Il giorno dopo la Commissione elettorale nazionale l’ha registrata. Un sondaggio in quelle ore dava il 43 per cento degli estoni favorevole alla sua elezione.
Le due opposizioni escluse hanno seguito strade diverse. Il Keskerakond di Mihhail Kõlvart aveva puntato sul rettore del TalTech Tiit Land e, non avendo i numeri per proporlo, ha scelto di non partecipare a quella che il suo leader ha definito una nomina più che un’elezione. EKRE ha invece portato avanti la candidatura di Mart Helme, che Martin Helme si era detto pronto a presentare nel collegio elettorale se il Riigikogu avesse fallito, e il 27 agosto nove deputati del gruppo hanno impugnato davanti alla Corte suprema la registrazione di Madise. La tesi: una cancelliera di giustizia in carica, che per Costituzione vigila sulla conformità delle leggi approvate dal Parlamento, non può contemporaneamente chiedere a quello stesso Parlamento di eleggerla senza violare la separazione dei poteri; avrebbe dovuto dimettersi prima. La Corte ha respinto il ricorso alla vigilia del voto, pur riconoscendo ai deputati un diritto d’impugnazione che la legge sull’elezione del presidente non prevede espressamente. I poteri presidenziali, ha osservato, si acquistano con il giuramento e non con la candidatura; Madise avrebbe dovuto astenersi da dichiarazioni politiche capaci di minare la sua indipendenza, e nessuna dichiarazione del genere è stata trovata. Mercoledì mattina, davanti al castello di Toompea, EKRE ha tenuto una manifestazione di protesta mentre dentro si votava.
Chi è la nuova presidente
Ülle Anton nasce a Tartu l’11 dicembre 1974. Studia giurisprudenza all’Università di Tartu, dove consegue anche un master, e nel 2007 completa un dottorato in gestione amministrativa al TalTech. La sua carriera si sviluppa interamente all’interno delle istituzioni estoni. Lavora al ministero della Giustizia, dove nei primi anni Duemila dirige il dipartimento per la politica legislativa e partecipa ai lavori per l’introduzione del voto elettronico; passa poi alla segreteria della commissione costituzionale del Riigikogu, negli anni in cui l’Estonia adeguava il proprio ordinamento al diritto dell’Unione europea in vista dell’adesione, e successivamente alla Corte dei conti come revisore capo. Parallelamente insegna diritto pubblico e costituzionale in diverse università estoni e, grazie anche alle frequenti apparizioni televisive, diventa una delle costituzionaliste più conosciute del Paese.
Nel 2009 Toomas Hendrik Ilves la chiama a Kadriorg come consigliera giuridica. La sua figura acquista maggiore notorietà durante la vicenda del Jääkelder, nel 2012, quando le proteste contro il sistema di finanziamento dei partiti convinsero il presidente a riunire attorno a un tavolo rappresentanti delle forze politiche e della società civile. La presenza costante di Anton accanto a Ilves contribuì allora a farla percepire come uno dei principali punti di riferimento del capo dello Stato. Lo stesso Ilves ha raccontato di averla ritenuta già in quegli anni adatta alla presidenza della Repubblica, anche se ancora troppo giovane. Il suo nome tornò infatti a circolare nell’autunno del 2016, quando né il Riigikogu né il collegio elettorale riuscirono inizialmente a eleggere il nuovo presidente.
Nel gennaio del 2015 il Riigikogu la elegge cancelliera di giustizia, su proposta dello stesso Ilves: è la prima donna a ricoprire l’incarico. Entra in carica il 31 marzo. Il mandato dura sette anni e nel 2022 viene confermata per un secondo mandato. In oltre un decennio ha dato all’ufficio dell’õiguskantsler un profilo che va oltre il controllo sulla costituzionalità delle norme, intervenendo frequentemente anche sul funzionamento concreto della pubblica amministrazione: dalla proliferazione di regole e adempimenti all’uso da parte della polizia delle telecamere per la lettura automatica delle targhe, fino alle richieste degli enti pubblici di accedere ai dati bancari dei cittadini.
Gli scontri più duri con il governo, secondo quanto ha raccontato l’ex segretario di Stato Taimar Peterkop, risalgono agli anni della pandemia. Di quel periodo è rimasta nota anche una fotografia della primavera del 2021 in cui Anton posa senza mascherina accanto alla presidente Kersti Kaljulaid, che invece la indossa. Interrogata sull’episodio, spiegò che sarebbe stato ipocrita metterla soltanto per la fotografia dopo aver trascorso un’ora e mezza a conversare a viso scoperto e sostenne che una mascherina chirurgica non fosse in grado di fermare il virus. L’episodio contribuì ad alimentare, soprattutto tra alcuni suoi critici, l’immagine di una scettica nei confronti dei vaccini, definizione che ha sempre respinto.
È sposata con Lauri Madise, giudice del Tribunale dell’Unione europea a Lussemburgo. Per la natura del suo incarico, per la riservatezza personale e per il fatto di lavorare all’estero, difficilmente assumerebbe un ruolo pubblico particolarmente visibile accanto alla moglie, come del resto avvenne con Georgi-Rene Maksimovski durante la presidenza di Kersti Kaljulaid.
Alla domanda su quale presidente sarebbe, Anton ha risposto che, salute e vita permettendo, vorrebbe essere una presidente dedita al proprio incarico, laboriosa e con i piedi per terra, senza rinunciare alla convinzione che nella vita pubblica servano anche maggiore leggerezza, umorismo e creatività. A chi le ha suggerito di costruirsi un’immagine più elegante e levigata ha replicato di non saper fingere e di non avere intenzione di imparare.
Il discorso pronunciato in aula prima del voto è stato costruito soprattutto attorno a una parola: fiducia. Fiducia negli insegnanti e nei medici, nei giornalisti e nei poliziotti, nei funzionari pubblici e nei rappresentanti eletti. Anton ha sostenuto che la continua produzione di regolamenti, rendicontazioni e controlli sia spesso il sintomo proprio della mancanza di quella fiducia. Si è chiesta quando gli estoni abbiano smesso di lottare insieme per costruire un futuro migliore per il Paese e abbiano cominciato invece a combattere gli uni contro gli altri. In un’intervista ha aggiunto che, se una forza politica al governo dovesse attaccare i giudici, la stampa libera o i funzionari pubblici, i cittadini potranno contare su di lei.
Come si elegge un presidente
La Costituzione del 1992 affida l’elezione al Riigikogu. Può essere candidato un cittadino estone per nascita che abbia compiuto quarant’anni; non chi sia in servizio attivo nelle Forze di difesa, non chi stia terminando il secondo mandato consecutivo. La proposta deve venire da almeno un quinto dei deputati, cioè 21. Si vota a scrutinio segreto e serve la maggioranza dei due terzi dei componenti, 68 voti, in ciascuno dei tre scrutini possibili: il primo il primo giorno, il secondo e il terzo il giorno successivo, l’ultimo dei quali riservato ai due candidati più votati nel secondo. Quest’anno le date erano il 2 e il 3 settembre.
Se il Parlamento non ce la fa, la parola passa entro un mese al collegio elettorale, il valimiskogu, formato dai 101 deputati e dai rappresentanti dei consigli comunali. Le fusioni amministrative lo hanno ridotto nel tempo: i 374 membri del 1996 erano già 208 nel 2021 e sarebbero stati ancora 208 quest’anno, con 107 delegati locali, il 26 settembre a Tallinn. Lì basta la maggioranza dei votanti, in due turni al massimo; se anche il collegio fallisce, si ricomincia dal Riigikogu. È accaduto nel 2016, quando cinque votazioni consecutive andarono a vuoto e il Parlamento elesse Kaljulaid solo il 3 ottobre, al di fuori di ogni copione.
Dal 1992 il Riigikogu ha eletto il presidente da solo quattro volte (1992, 2011, 2016 e 2021), il collegio tre (1996, 2001, 2006). Il mandato dura cinque anni, rinnovabile una sola volta di seguito. Nel 2021 Karis ottenne 63 voti al primo scrutinio e 72 al secondo, e nel discorso di insediamento chiese al Parlamento di riflettere sull’elezione diretta o su un collegio più ampio, offrendosi di presentare lui stesso una proposta di revisione costituzionale se ne avesse letto la volontà politica. Di quella riflessione è rimasta una sola modifica alla legge: le candidature vanno ora depositate tra dodici e nove giorni prima del voto, e non più tra quattro e due. La finestra di quest’anno si è aperta il 19 agosto e chiusa il 24.

Dal 2 settembre al 12 ottobre
Il mandato di Karis scade cinque anni dopo il giuramento dell’11 ottobre 2021. Madise presterà il suo lunedì 12 ottobre davanti al Riigikogu, e da quel momento eserciterà i poteri della carica. Il testo del giuramento è fissato dall’articolo 81 della Costituzione: chi lo pronuncia si impegna a difendere saldamente la Costituzione e le leggi della Repubblica, a usare con imparzialità il potere conferito e ad adempiere fedelmente ai propri doveri a beneficio del popolo estone e della Repubblica.
Il programma della giornata non è stato ancora ufficializzato. Se ricalcherà quello del 2021, il corteo dei due presidenti partirà da Kadriorg per Toompea nel primo pomeriggio; nella sala delle sedute il presidente uscente terrà un discorso, seguiranno il giuramento, l’inno eseguito da un coro e il discorso della nuova presidente; l’uscente le passerà al collo la catena presidenziale, l’ametiraha che si indossa in quell’occasione. Poi la firma nel libro degli ospiti nella Valge saal, la fotografia di rito, l’ispezione della guardia d’onore in Lossi plats e il ritorno in corteo a Kadriorg. Nel 2021 Kaljulaid salutò con un messaggio in cui parlava di cinque anni al servizio del miglior Paese del mondo; Karis, che con Madise ha già scambiato pubblicamente cortesie e che ha detto di volersi far giudicare fra dieci o quindici anni, non ha ancora detto cosa farà dal 13 ottobre.
Resta un posto da riempire. La Costituzione affida al Riigikogu la nomina del cancelliere di giustizia su proposta del presidente della Repubblica, per sette anni; il secondo mandato di Madise sarebbe durato fino al 2029. Fino al 12 ottobre la proposta spetterebbe a Karis, dopo alla stessa Madise. Nessuno dei due si è ancora espresso su chi debba succederle in un ufficio che lei ha occupato più a lungo di chiunque altro dal 1993.
R.S.
Silere non possum



