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La nostalgia di un mondo mai vissuto: i “giovani tradizionalisti” in fuga dal presente
Chiesa cattolica08 agosto 2026

La nostalgia di un mondo mai vissuto: i “giovani tradizionalisti” in fuga dal presente

Liturgia antica, monarchia, gesti d’altri tempi e modelli sociali scomparsi: dietro il nuovo tradizionalismo giovanile si intrecciano ricerca di identità, bisogno di stabilità e fascinazione per un passato immaginato.

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Guardando le immagini dell'ordinazione episcopale celebrata a Écône il primo luglio scorso, colpisce il portamento di mons. Marc Hanappier: trentasei anni, il più giovane dei quattro vescovi consacrati quel giorno, eppure il passo misurato, le mani composte nel gesto liturgico, lo sguardo raccolto di chi sembra aver attraversato un secolo. Quello scarto tra l'anagrafe e la postura richiama un fenomeno diffuso in determinati ambienti anche della Chiesa cattolica: quello di giovani che scelgono di abitare un'epoca diversa dalla propria, fino a non vivere davvero il proprio tempo.

Il caso di Hanappier si inserisce in una dinamica più ampia. Da anni gli ambienti di sensibilità tradizionale registrano un'espansione concentrata proprio tra le generazioni più giovani, con manifestazioni che oltrepassano la liturgia: coinvolgono l'abbigliamento, le letture, le amicizie, perfino l'idea di autorità. Molti tra questi giovani coltivano simpatie monarchiche, si dichiarano nostalgici di un ordine sociale, quello dell'alleanza tra trono e altare, che non hanno mai conosciuto e che spesso i loro stessi nonni non hanno vissuto.

I numeri, dove esistono, raccontano una crescita reale. Negli Stati Uniti il Cooperative Election Study di Harvard ha registrato un incremento della quota di cattolici tra i nati dopo il 1997, dal 15% del 2022 al 21% del 2023, trainato in particolare dai maschi. Nel Regno Unito, secondo un'indagine della Bible Society, i cattolici tra la Generazione Z hanno ormai superato numericamente gli anglicani. Anche le presenze alla messa in rito antico, in controtendenza rispetto al calo generale della pratica religiosa, si concentrano sempre più nella fascia tra i diciotto e i ventinove anni.

Sotto l'etichetta comune convivono però fenomeni eterogenei, e confonderli impoverisce l'analisi. C'è una componente prevalentemente estetica, alimentata dai social, in cui rosari, incensi e paramenti preziosi diventano contenuto visivo per piattaforme come TikTok e Instagram, spesso accompagnati da un'ironia leggera che smorza la pretesa identitaria: il filone informalmente ribattezzato "coquette Catholic" ne è un esempio, con sigarette e rosari a convivere nello stesso profilo. C’è anche una componente più propriamente politica, quella monarchica e controrivoluzionaria, che rilegge la storia contemporanea come una lunga decadenza avviata con la Rivoluzione francese.

La psicologia ha coniato un termine per questa nostalgia rivolta a un'epoca mai vissuta: anemoia, parola inventata dallo scrittore John Koenig e ripresa dal filosofo Felipe De Brigard, che la distingue dalla nostalgia classica per l'origine, non per l'intensità: mentre quest'ultima affonda in ricordi personali, l'anemoia si costruisce a partire dall'immaginazione, alimentata da film, fotografie, racconti di seconda mano. Alcuni ricercatori hanno collegato il fenomeno alla retorica dei movimenti populisti, capace di attrarre elettori giovani proprio attraverso la promessa di un ritorno a un'epoca mai conosciuta in prima persona. Una chiave di lettura che si applica altrettanto bene al tradizionalismo cattolico giovanile, dove la nostalgia riguarda quasi sempre un'immagine costruita a posteriori, raramente un ricordo autobiografico.

Non mancano, dentro lo stesso mondo tradizionale, voci che mettono in guardia da questa deriva. Lo stesso cardinale Robert Sarah, nel decennale del Summorum Pontificum, ha invitato i fedeli legati alla messa antica ad abbandonare l'etichetta di "tradizionalisti", proprio per non ridursi a un reperto da custodire su uno scaffale.

Resta da capire che cosa alimenti davvero questa ricerca del passato, questa combinazione di gesti, sensibilità e interessi assemblati prendendo un po’ da epoche diverse, insieme alla scelta di frequentare ambienti e persone molto lontani dalla propria generazione. Forse, alla radice, c’è un bisogno elementare di appartenenza: il desiderio di trovare qualcosa di stabile in un tempo che sembra offrire sempre meno certezze.

Anche nelle nostre comunità ecclesiali incontriamo talvolta religiosi, seminaristi e sacerdoti giovanissimi che si comportano come novantenni, quasi che la fedeltà al Signore e alla Tradizione dovesse necessariamente coincidere con la riproduzione di forme, atteggiamenti e consuetudini appartenenti a un mondo che, in realtà, non esiste più.

Il caso del vescovo Hanappier, trentaseienne che nei modi e nelle movenze sembra appartenere a un’altra generazione, resta comunque un’immagine difficile da liquidare come semplice eccentricità personale. Mostra piuttosto fino a che punto una determinata formazione, umana prima ancora che ecclesiale, possa costruire nell’individuo un vero e proprio problema di identità che poi, presto o tardi, fa capolino nella propria esistenza sotto varie forme.

p.M.C.

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