Oslo - Alle 13 di martedì 1° settembre Haakon VIII ha pronunciato davanti allo Storting le venticinque parole che la Costituzione norvegese prescrive a ogni nuovo re: la promessa di governare il regno di Norvegia in conformità alla sua costituzione e alle sue leggi, "così mi aiuti Dio onnipotente e onnisciente". Erano passati quattro giorni e sei ore dalla morte del padre, Harald V, spirato al Rikshospitalet di Oslo alle 6.35 di venerdì 28 agosto, a 89 anni. In Norvegia il trono non conosce interregno: nel momento in cui il monarca muore, il primo in linea di successione è già re. Il giuramento vincola un potere già trasmesso. L’edsavleggelse è una dichiarazione giuridicamente vincolante, capace di produrre conseguenze rilevanti se il voto non viene reso o viene infranto.

La cerimonia è la stessa del 21 gennaio 1991, quando Harald entrò nell’aula con Sonja al fianco e il ritratto di Olav V velato di nero. Ma il calendario, questa volta, è stato compresso. Nel 1991 passarono quattro giorni dalla morte di Olav, avvenuta il 17 gennaio; oggi si è fatto lo stesso, con la differenza che il Parlamento era in pausa estiva e ha dovuto riconvocarsi. La Costituzione lo prevede: se lo Storting non è riunito, il giuramento va deposto per iscritto in Consiglio di Stato e ripetuto solennemente alla prima sessione. Fu il caso di Olav V nel settembre 1957, che lo rinnovò all’apertura del Parlamento il 20 gennaio 1958, nella sala del Lagting perché quella principale era in ristrutturazione. Prima ancora, i re dell’unione con la Svezia lo pronunciavano in francese o in svedese, oppure lo inviavano da Stoccolma: Carl IV lo ripeté a Oslo nel 1859, Oscar II nel 1872. Il primo a giurare direttamente davanti allo Storting fu Haakon VII, il 27 novembre 1905, pochi giorni dopo il referendum che lo aveva scelto. Il suo omonimo, centoventuno anni dopo, ha ripreso anche il motto: "Alt for Norge", tutto per la Norvegia.
Il re ha lasciato il Palazzo alle 12.50 a bordo della Lincoln Continental del 1966 con targa A-5, la vettura scoperta che la famiglia chiama "l’auto del matrimonio": servì a Harald e Sonja nel 1966 e a Haakon e Mette-Marit nel 2001. Dalle 11.30 la Guardia reale era salita da Akershus lungo Karl Johans gate fino alla piazza del Palazzo, e circa mille uomini di Guardia, Esercito, Aeronautica e Marina formavano il cordone sul percorso. Il comandante della Guardia, Emil Ottosen, ha spiegato che il dispositivo ricalca quello dell’apertura solenne dello Storting in autunno. Alcune migliaia di persone si sono raccolte nel centro di Oslo, molte davanti al maxischermo installato sulla Eidsvolls plass, perché il palazzo del Parlamento era chiuso al pubblico. La regina Sonja e il principe Sverre Magnus avevano preso posto in aula prima dell’arrivo del re; la principessa ereditaria Ingrid Alexandra lo ha accompagnato dentro. Galleria, palco diplomatico e tribuna della stampa erano al completo, tutti vestiti di nero.
Ad accogliere Haakon sulla soglia c’erano i cinque vicepresidenti dello Storting. Il presidente Masud Gharahkhani ha aperto la seduta leggendo la comunicazione del governo sulla morte di Harald V e sul passaggio della corona, poi ha ceduto la parola al sovrano. Dopo la formula, un discorso di poche frasi. Haakon ha detto di sperare che il buon rapporto costruito con lo Storting dal padre Harald, dal nonno Olav e dal bisnonno Haakon VII possa essere mantenuto e sviluppato secondo i compiti che il Paese avrà davanti. "La regina ed io confermiamo di metterci a disposizione per compiere il nostro servizio per il Paese e per il popolo", ha concluso, "e in questa tradizione ho assunto anch’io, come re del Paese, il motto Alt for Norge". Sulla piazza sono scoppiati applausi ed esclamazioni di giubilo.
La parte più lunga della seduta è toccata a Gharahkhani, deputato laburista nato a Teheran, che ha tenuto prima la commemorazione di Harald e poi il discorso ai nuovi sovrani. Del primo re ha ricordato i trentacinque anni di regno, la scelta di sposare Sonja che "mostrò che anche la casa reale poteva rinnovarsi senza perdere il proprio ancoraggio", e il discorso sulla Norvegia plurale pronunciato nel giardino del Palazzo esattamente dieci anni prima, il 1° settembre 2016. "Era facile affezionarsi a re Harald, per questo è così incredibilmente duro dirgli addio", ha detto. Un minuto di silenzio, quindi le parole a Haakon e Mette-Marit: "Le Vostre Maestà hanno ora ereditato il regno di Norvegia, e con questa responsabilità vengono grandi aspettative". Gharahkhani ha insistito sul fatto che la monarchia deve evolvere al passo con la democrazia che è chiamata a proteggere, "solo così può durare", e ha inserito la giornata in uno scenario più ampio: "Viviamo in un mondo segnato da più inquietudine che da molto tempo, la democrazia è sotto attacco". Ha chiuso con la vecchia invocazione "Gud bevare kongen og fedrelandet", Dio protegga il re e la patria. Poi l’inno reale, sulla melodia di God Save the King, e l’uscita del sovrano. Solo quando il re ha lasciato l’edificio il presidente ha potuto sciogliere la seduta.
Poco prima della cerimonia, Gharahkhani aveva detto a che "monarchia e democrazia non sono in contraddizione, stanno insieme", e che la differenza rispetto al 1991 era il numero dei familiari presenti: "So che la regina Sonja aveva molta voglia di essere qui. Tutti sanno che con re Harald formavano una squadra". Nel pomeriggio Ingrid Alexandra ha firmato al Palazzo il proprio giuramento scritto alla Costituzione, che il re comunicherà al prossimo Consiglio di Stato prima di trasmetterlo allo Storting. Su 169 deputati, ha calcolato Altinget, soltanto due sedevano in aula l’ultima volta che un re ha giurato.
A mancare era la regina. Il comunicato del Palazzo di lunedì la indicava ancora accanto al marito, insieme alla figlia. Martedì mattina una nota dello pneumologo Are Holm del Rikshospitalet ha corretto il programma: complicazioni "in alcune occasioni dall’intervento, anche oggi", necessità di tenere la paziente sotto osservazione per tutta la giornata. Mette-Marit, 53 anni, ha ricevuto una diagnosi di fibrosi polmonare nel 2018; la malattia si è aggravata nel 2025 e nel 2026, e a giugno è stata sottoposta a trapianto polmonare, con dimissione a metà luglio. Michael Perch, primario del Rigshospitalet di Copenaghen, ha detto che a tre mesi dall’intervento la terapia immunosoppressiva è al massimo e il rischio di infezione è più alto: in una sala affollata, restare a casa "è una scelta ragionevole". Verso le 17 Haakon ha guidato lui stesso la Range Rover di corte fino al Rikshospitalet, con la moglie sul sedile posteriore; alle 17.40 è arrivata anche la principessa Märtha Louise, il cui marito Durek Verrett è stato operato di rene la settimana scorsa nello stesso ospedale. Il re è uscito da solo alle 18.22 ed è rientrato poco più di due ore dopo.
Il tempo scelto per il giuramento coincide con un sondaggio che la casa reale attendeva da mesi. Norstat per NRK, nel fine settimana subito dopo la morte di Harald, ha misurato al 72 per cento il sostegno alla monarchia come forma di governo, otto punti sopra il 64 di maggio; il 20 per cento preferirebbe la repubblica o un altro ordinamento, l’8 non sa. Haakon riceve un voto di 8,8 su 10, contro l’8,1 da principe ereditario; Mette-Marit sale da 4,4 a 5,2.
Il resto della settimana è già scritto. Dalle 9 di lunedì il carillon della cattedrale di Oslo suona ogni ora, fino alle 21, salmi e musiche funebri di compositori norvegesi mai usate prima in ambito reale; andrà avanti fino ai funerali. La bara di Harald è stata trasferita lunedì dal Salone rosso alla Slottskapellet, dove il pubblico può rendere omaggio da martedì; c’è chi ha preso il treno notturno da Bergen per farlo. Le esequie sono fissate per mercoledì 9 settembre nella cattedrale di Oslo, con inviti a tutti i Paesi che hanno una rappresentanza diplomatica nella capitale e una operazione di polizia che la stessa polizia definisce tra le più grandi mai allestite.



