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Paratus. L’uomo che si riveste di Cristo per entrare nel Mistero
Attualità21 ottobre 2025

Paratus. L’uomo che si riveste di Cristo per entrare nel Mistero

In questa rubrica, Silere non possum ripercorre le parti della Santa Messa secondo il Rito di San Pio V, sostando sul significato dei gesti e delle parole alla luce dell’insegnamento dei grandi pastori della Chiesa.


«Il sacerdote esce dalla sacrestia e va all’altare per offrire il santo Sacrificio… Egli è paratus, cioè rivestito dei sacri indumenti propri per la celebrazione della santa Messa» - Dom Prosper Guéranger, La Messa spiegata

Ogni Santa Messa comincia con un passo, e ogni passo è un ingresso nel Mistero. Quando il sacerdote avanza verso l’altare, non sta solo “iniziando una funzione”: egli si muove, visibilmente, verso Dio. È l’uomo che torna alla sua sorgente. Guéranger ci invita a vedere in questo movimento una vera e propria processione interiore. Il sacerdote, paratus, non è soltanto vestito di paramenti; è rivestito di Cristo.

Il Messale Romano lo chiama “Introito”, ma l’etimologia ci dice qualcosa di più profondo: introitus significa “entrare”. Entrare dove? Nella presenza.

Non si tratta solo di un rito introduttivo, ma di un rito di accesso: l’uomo, contaminato dal tempo e dalla polvere del mondo, si prepara ad attraversare la soglia. “Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam” - “Salirò all’altare di Dio, al Dio che è la gioia della mia giovinezza.”

Guéranger osserva che questo salmo, il Judica me, è un canto di fiducia e di desiderio: l’anima si riconosce inquieta eppure attratta dalla luce. È per questo che la Chiesa lo pone come prima parola: l’uomo entra nella Messa come chi desidera essere purificato. Ratzinger, più di un secolo dopo, avrebbe scritto: «Nella liturgia l’uomo non guarda a sé, ma a Dio. È condotto fuori da sé per essere introdotto nella realtà dell’Altro».

È lo stesso movimento: uscire dal proprio io per entrare nella lode. Ogni fedele, anche se non avanza fisicamente, è chiamato a fare lo stesso cammino interiore. L’altare non è solo di fronte a noi: è la direzione della nostra anima.

La domanda che ci deve mettere inquietudine, quindi, è: «Sono disposto a salire all’Altare del Signore?»

p.P.S.
Silere non possum

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