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Italia-Spagna, la prova di forza di Meloni si ritorce contro RomaLapresse
Attualità07 agosto 2026

Italia-Spagna, la prova di forza di Meloni si ritorce contro Roma

Madrid replica ai controlli italiani con misure speculari. Lo scontro sull’immigrazione, alimentato da errori e propaganda, rischia ora di danneggiare i rapporti tra due Paesi legati da importanti interessi comuni in Europa.

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Da questa notte chi arriva in Spagna da un volo o una nave italiana trova ad attenderlo lo stesso tipo di controllo d'identità che Roma aveva imposto una settimana prima ai passeggeri provenienti dalla penisola iberica. La misura, annunciata venerdì dal governo di Pedro Sánchez, rappresenta l'ultimo capitolo di un contenzioso diplomatico nato da un episodio migratorio ormai concluso da giorni: l'arrivo a Ceuta, il 30 luglio, di decine di migliaia di persone partite dal Marocco, quasi tutte rientrate nel paese d'origine nel giro di ventiquattr'ore.

L'exclave spagnola nel nord del Marocco, circa 83mila abitanti, era stata investita da un flusso improvviso, organizzato in gran parte attraverso i social network, dove per giorni erano circolati appelli a tentare l'attraversamento. Madrid aveva schierato migliaia di soldati per arginare l'emergenza, e la maggior parte delle persone entrate era stata respinta o si era ritirata spontaneamente, anche a causa delle condizioni difficili imposte dalle autorità locali, che avevano scelto di non fornire cibo, acqua né alloggio a chi restava.

Nonostante il rientro dell'emergenza, il governo italiano ha scelto di ripristinare, dal primo agosto, i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, avvalendosi di una clausola del Codice frontiere Schengen che consente misure di questo tipo in caso di minaccia per l'ordine pubblico. Giorgia Meloni aveva parlato, con qualche imprecisione terminologica, di una sospensione dell'accordo di Schengen, e aveva promosso una lettera firmata da altri ventidue paesi membri in cui si attribuiva a Madrid la responsabilità della crisi, imputata in particolare a una sanatoria per quasi un milione di persone migranti approvata mesi prima dall'esecutivo spagnolo.

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares aveva reagito duramente, definendo la ricostruzione italiana frutto di una confusione interessata e diffondendo tra le cancellerie europee un documento che smentiva ogni legame tra la sanatoria e l'afflusso a Ceuta. Anche il collega italiano Antonio Tajani, vicino al Partito Popolare spagnolo di opposizione, aveva alimentato lo scontro sostenendo erroneamente che la regolarizzazione avesse concesso la cittadinanza a oltre 500mila persone, quando in realtà si trattava di permessi di soggiorno. Sánchez aveva liquidato l'intera vicenda come frutto di pregiudizio, calcolo elettorale e disinformazione.

Dietro l'asprezza dei toni c'è soprattutto una logica di consumo interno. Meloni si trova a competere sul tema dell'immigrazione con Roberto Vannacci, il generale che ha fondato un proprio partito di destra radicale in rapida crescita nei sondaggi, mentre Tajani coltiva da tempo un rapporto privilegiato con gli avversari conservatori di Sánchez, tanto da intervenire ripetutamente su dossier di politica interna spagnola come l'amnistia per i separatisti catalani. Al vertice straordinario dei ministri dell'Interno europei del 4 agosto, durato oltre tre ore, la solidarietà formale verso la Spagna è stata ribadita da tutti, compresi i governi di destra che nei giorni precedenti l'avevano criticata, lasciando l'Italia sostanzialmente isolata nella difesa dei propri controlli.

Da lì è iniziato un braccio di ferro sui tempi. Madrid ha chiesto la revoca della misura entro domenica 9 agosto, minacciando contromisure proporzionate e definendo i controlli italiani ingiusti, discriminatori e contrari agli interessi dell'Unione. Il governo spagnolo ha inoltre accusato Roma di non rispettare dal 2022 il regolamento di Dublino, scaricando così sugli altri Stati membri parte della pressione migratoria, e ha rivendicato la propria solidarietà pregressa, ricordando l'accoglienza offerta ai migranti sbarcati a Lampedusa nel 2023. Palazzo Chigi ha respinto quello che ha definito un ultimatum, confermando l'intenzione di mantenere i controlli almeno fino a Ferragosto: secondo il Viminale, proprio il 15 agosto potrebbe verificarsi un nuovo tentativo di attraversamento di massa, ipotesi basata più che altro sul persistere di messaggi organizzativi nei gruppi social marocchini che su un annuncio ufficiale delle autorità di Rabat.

Scaduto l'ultimatum senza una marcia indietro da parte italiana, la Spagna ha attivato dalla mezzanotte tra venerdì e sabato controlli a campione su documenti, identità e nazionalità dei viaggiatori in arrivo dagli scali e dai porti italiani, con particolare attenzione a chi proviene da paesi extra Ue. La misura, valida fino al 7 settembre salvo proroghe, ha già comportato fermi in aeroporti come Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio, e ha suscitato reazioni polemiche tra gli esponenti del governo italiano, a partire dal vicepremier Matteo Salvini.

Nella sostanza, entrambe le misure incidono poco sulla gestione dei flussi migratori e riguardano perlopiù i cittadini di paesi terzi, mentre la libera circolazione di italiani, spagnoli e degli altri cittadini europei resta invariata, salvo i controlli a campione che comunque si verificano nei fatti. Il loro peso è soprattutto simbolico, utile a entrambi gli esecutivi per mostrarsi risoluti davanti alle rispettive opinioni pubbliche, in un'estate segnata anche dall'allarme, condiviso dalla Commissione europea, per la capacità dei social network di orchestrare nuovi tentativi di attraversamento.

Anche questa vicenda conferma, ancora una volta, l’atteggiamento muscolare con cui Giorgia Meloni e il suo governo scelgono di confrontarsi con gli altri Paesi. Palazzo Chigi alza i toni, ostenta fermezza e prova a dettare la linea, salvo poi trovarsi a fare i conti con le inevitabili reazioni degli altri Stati. Una strategia particolarmente miope per un Paese come l’Italia, già segnato da profonde fragilità economiche, istituzionali e strutturali, e che ha ben poco da guadagnare dall’apertura di nuovi fronti diplomatici con partner europei ben più solidi.

Fonti vicine al governo riferiscono che la premier starebbe valutando di revocare la propria misura entro la metà di agosto, proprio per evitare di compromettere ulteriormente i rapporti con Madrid. Italia e Spagna, del resto, condividono diversi interessi in sede europea, a cominciare dalla richiesta di una maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio. Fino ad allora, tuttavia, lo scontro resta aperto. Saranno le decisioni dei prossimi giorni, e in particolare quelle attese a partire dal 15 agosto, a chiarire se la vicenda si avvierà verso un disgelo oppure se assisteremo a una nuova escalation.

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