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Leavitt se ne va, Harp resta accanto a Trump: chi conta davvero alla Casa Bianca
Attualità20 agosto 2026

Leavitt se ne va, Harp resta accanto a Trump: chi conta davvero alla Casa Bianca

Le dimissioni della portavoce e le polemiche sull’assistente personale del presidente riportano l’attenzione sulla struttura informale del potere trumpiano, dove la vicinanza al presidente può valere più della posizione nell’organigramma.

Karoline Leavitt ha annunciato le dimissioni da portavoce della Casa Bianca il 12 agosto, dopo diciannove mesi di incarico. Sei giorni dopo, durante un comizio elettorale ad Atlanta, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha pronunciato il nome di Natalie Harp, assistente esecutiva del presidente, accusando Trump di essere più interessato a costruire la sua sala da ricevimenti e a viaggiare con lei che a occuparsi del proprio mandato. Le due donne ricoprono ruoli formalmente distanti: la prima è portavoce ufficiale della Casa Bianca fino alla fine del mese, la seconda un'assistente personale con un titolo che nell'organigramma compare come "special assistant to the President" ed "executive assistant to the President". La vicinanza cronologica delle due notizie ha riportato l'attenzione su un aspetto già emerso nel primo mandato di Trump: quanto poco il titolo formale racconti del peso reale che una persona ha nel suo entourage.

Nominata il 20 gennaio 2025 al posto di Karine Jean-Pierre, Leavitt aveva 27 anni: la portavoce più giovane nella storia della Casa Bianca. Prima era stata addetta stampa della campagna elettorale di Trump nel 2024 e, durante il primo mandato, vice direttrice dell'ufficio di corrispondenza presidenziale. Il suo modo di condurre i briefing si è imposto per la sistematicità con cui ribaltava le domande dei giornalisti, accusandoli di manipolazione o di diffondere notizie false, e per l'apertura della sala stampa a commentatori di destra e podcaster vicini all'amministrazione. Ha escluso dai briefing l'Associated Press dopo il rifiuto dell'agenzia di adottare il nome "Golfo dell'America" imposto da Trump al Golfo del Messico. Guadagnava 195.200 dollari lordi l'anno, la fascia più alta prevista per lo staff della Casa Bianca: il Fatto Quotidiano ha messo in relazione l'uscita anche con questo dato, giudicato modesto per un dirigente di pari responsabilità nel settore privato americano. Leavitt ha motivato le dimissioni con la nascita della seconda figlia, Vivian, a maggio, e con la difficoltà di conciliare un incarico che richiede disponibilità pressoché continua con la cura di due bambini piccoli. Nessun successore è stato indicato: Trump ha lasciato intendere che potrebbe anche non nominarne uno.

Natalie Harp, 35 anni, ex conduttrice di One America News Network (l'ha lasciata nel 2022), è entrata nell'orbita di Trump nel 2019 raccontando di essere guarita da un tumore osseo grazie a una legge sul diritto a curarsi con farmaci sperimentali che il presidente aveva firmato l'anno precedente. Da gennaio 2025 ricopre ufficialmente il ruolo di assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio di 150 mila dollari l'anno. Il suo compito reale eccede però quella definizione: cura i contenuti pubblicati sull'account Truth Social di Trump, spesso dettati da lui stesso, e gli sottopone articoli e post stampati su carta, abitudine che le è valsa il soprannome di "stampante umana". A luglio è stata tra le pochissime persone ammesse sull'aereo militare con cui Trump ha lasciato in segreto Ankara dopo l'allarme per una possibile minaccia iraniana, mentre buona parte del gabinetto restava a bordo del velivolo civile usato come esca.

Il giornalista Michael Wolff, nel libro "All or Nothing: How Trump Recaptured America" uscito a febbraio, scrive che Harp inviò a Trump, nel 2023, lettere dai toni di forte adorazione che insospettirono parte dello staff e lo stesso servizio segreto. Il fratello di Harp, intervistato da CNN questa settimana, ha descritto quel legame come "non sano", raccontando che la sorella scriveva lettere ad altri presidenti già a sedici anni, tra cui una a George W. Bush. Trump non ha mai preso le distanze da Harp: la definisce una delle collaboratrici più fedeli che abbia mai avuto.

Ossoff ha costruito il suo attacco proprio su quella vicinanza, richiamando la sala da ricevimenti che Trump vuole far costruire alla Casa Bianca e il jet donato dal Qatar, lo stesso da cui il presidente è dovuto fuggire ad Ankara. La reazione della Casa Bianca è stata sproporzionata rispetto alla battuta: quando la corrispondente della CNN Kristen Holmes ha chiesto a Trump un commento sull'episodio, l'account ufficiale Rapid Response 47 ha pubblicato due messaggi che la accusavano di aver sferrato un colpo basso contro un'assistente del presidente, aggiungendo che un giorno i suoi figli si sarebbero vergognati di lei. Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha invece difeso Harp, descrivendola come una delle collaboratrici più leali e assidue della squadra presidenziale.

Nelle stesse settimane la first lady Melania Trump è rimasta pressoché assente dalla scena pubblica: non ha partecipato né al funerale del senatore Lindsey Graham né alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Nell'organigramma, intanto, Harp non risulta rispondere a nessun capo di gabinetto: la sua unica linea di riporto resta il presidente. Leavitt lascerà l'incarico entro la fine del mese, e la ricerca di una sostituta non è ancora cominciata.

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