Castel Gandolfo - Papa Leone XIV ha scelto la solennità dell’Assunzione per affrontare un tema che attraversa in profondità la sensibilità contemporanea: il significato della bellezza e il modo in cui la cultura del nostro tempo tende a ridurla a un modello estetico da inseguire, fino a vivere il trascorrere degli anni come qualcosa da nascondere o da contrastare.
Alle 10 di questa mattina il Santo Padre ha presieduto la Santa Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo. Nell’omelia, Leone XIV ha legato il mistero celebrato dalla Chiesa alla condizione concreta dell’uomo, soffermandosi sul corpo, sul tempo che passa e sulla promessa cristiana di una bellezza destinata al compimento.
Il Papa ha preso le mosse dalla costituzione apostolica Munificentissimus Deus di Pio XII, ricordando che Maria, «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Nell’Assunzione giunge così a compimento quella pienezza di grazia che accompagna la Vergine fin dalla sua Immacolata Concezione. È da questo mistero che trae origine anche una parte dell’iconografia tradizionale, nella quale Maria appare giovane mentre viene elevata verso il cielo, richiamando la «donna vestita di sole» descritta nel dodicesimo capitolo dell’Apocalisse.
È nel passaggio successivo che il Papa individua lo scarto fra l'immagine sacra e l'esperienza comune: il corpo, con l'età, diventa più pesante, la pelle perde la sua freschezza, i capelli imbiancano. Cosa lega, allora, la giovinezza raffigurata sulle pale d'altare alla concretezza della vecchiaia? Per il Pontefice la risposta sta nella purezza del cuore, capace di illuminare e trasfigurare tutta la persona, corpo compreso, fino alla gloria promessa.
Da questa premessa teologica prende forma il passaggio più esplicito dell’omelia, dedicato ai «canoni estetici, prevalentemente di stampo edonistico e consumistico» imposti dal mondo, che secondo Leone XIV rischiano di imprigionare le persone in «pesanti condizionamenti» e di far sprecare energie preziose in ciò che non conta e non dura. Il Papa ha invitato i fedeli a un esercizio di discernimento quotidiano, capace di riconoscere chi, pur segnato da rughe e sofferenze, sa irradiare serenità, benevolenza e pace, distinguendolo da chi, esteriormente attraente, rimane duro e freddo nell’intimo.
La bellezza che il Pontefice propone come alternativa non ha nulla di astratto: la colloca nel volto tenero di un bambino e nelle rughe di un anziano, negli abiti da festa e in quelli da lavoro, in ogni storia d'amore capace di aprire, a suo dire, «piccoli squarci di cielo». Gli esempi restano ancorati alla vita ordinaria: genitori che rincasano stanchi ma felici di riabbracciare i figli, nonni che ritrovano energie insperate nell'accudire i nipoti, giovani che scelgono di crescere «puliti e onesti» anche a costo di remare controcorrente rispetto a quello che, come ha detto il Papa, «fanno tutti».

Leone XIV ha poi allargato lo sguardo alla dimensione ecclesiale del Mistero, richiamando la Lumen gentium del Concilio Vaticano II, che descrive Maria come «l'immagine e l'inizio della Chiesa» e «segno di sicura speranza e di consolazione». A rafforzare il concetto, due citazioni di magistero recente: l'omelia di Paolo VI per l'Assunzione del 1969 e un passaggio dell'Evangelii gaudium di Francesco sulla capacità di Maria di trasformare «una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza».
Il Papa ha concluso l’omelia con una citazione di Sant'Agostino sulla risurrezione di Cristo, proposta come invito a un cambiamento di direzione: «Cambia rotta, segui la luce! Inizia a levarti dallo stesso posto da cui è risorto lui». Un'esortazione che il Papa ha voluto affidare, nel giorno dell'Assunta, all'intercessione di Maria, indicata come guida, compagna di viaggio e protettrice sulla via del Cielo.



